Giorgio Canali Live@Monk 29/04/2016

Aperto alla grande dai Mary in June, Giorgio Canali ha offerto al pubblico del Monk l’ennesima infuocata performance live: ecco il nostro report!

È una serata tiepida quella di venerdì e tiepidamente si affolla il Monk Club di fan di Giorgio Canali e delle sue creature, mentre lui si aggira nel cortile sorseggiando una birra e scambiando parole col suo staff e suoi musicisti sulla serata che sta per cominciare. Sul palco si alterneranno Kruscev, progetto solista di Andrea Ruggiero, e i Mary in June, prima di cedere il palco proprio a lui e i musicisti che lo accompagnano, Rossofuoco.

Alle 22.30 comincia la serata e fa il suo ingresso sul palco il violinista Andrea Ruggiero, in arte Kruscev appunto, assieme a due strumentisti ad accompagnarlo, chitarra e batteria. Quello che propone è un rock strumentale, coinvolgente e avvolgente, anche grazie alle atmosfere create dal suo modo di intendere il violino, tra classico e moderno, con cariche di effetti. Le ambientazioni sono da colonna sonora di un film prodotto al di là della cortina di ferro negli anni ’70, ma non mancano riferimenti al nostro vissuto, come con l’ultimo brano “Il valzer della Marranella”. I musicisti che lo accompagnano lo fanno mantenendo il mood e non perdendo un colpo. Ottima esibizione.

La serata entra nel vivo, il locale si riempie, e a salire sul palco sono i Mary in June, una realtà romana davvero interessante, tanto da essersi meritati l’interesse del nome caldo di questa nottata, quel Giorgio Canali che li ha portati qui producendo anche il loro primo lavoro, l’album Tuffo, che segue il già ottimo EP d’esordio “Ferirsi“. Alessandro, Aron, Marco e Vincenzo suonano un post-punk a tratti emo (nell’accezione migliore del termine) a tratti folk, energico e straziante, romantico e potente dai testi tutti da cantare a squarciagola. Il live parte forte, con sfuriate elettriche e distorte per poi calmarsi in un momento più intimo: Alessandro si siede sul uno sgabello e spegne le distorsioni, Vincenzo poggia proprio il basso e si siede a terra, come a voler diventare lui stesso pubblico partecipe del momento cantautorale proposto. Nel finale un crescendo e anche lui esplode in un urlo catartico. Poi si riprende a mille e gli ultimi brani ti costringono a saltare e ballare.

Un saluto dei romani, il tempo di sistemare e il palco e fa il suo ingresso Canali coi suoi Rossofuoco. I quattro musicisti propongono gran parte del repertorio del loro ultimo album Perle ai porci, titolo emblematico, perché nelle intenzioni dello storico chitarrista di CCCP e CSI, questo altro non deve essere che una raccolta di tutti quei brani, bellissimi, che lo stesso Canali avrebbe desiderato comporre nella sua lunga carriera di musicista, ma che allo stesso tempo, a causa di audience troppo distratte, non hanno ottenuto l’attenzione che meritavano.

Il rock che rivisita i brani è di quelli che affondano le radici negli anni ’70, nell’hard&heavy e nel punk inglesi (tanto che l’Iguana italiano arrangerà una “I Wanna Be Your Dog”) miscelato a momenti più nostrani. Nonostante Canali accusi scherzosamente il pubblico romano di essere un po’ statico, il pogo non si risparmia e l’ambiente è rovente. Giorgio beve gin liscio, impreca, sussurra frasi poetiche e tira giù un set di 2 ore.

Alla fine, stremati, c’è tempo per una cover degli stessi Mary in June a rimarcare, nonostante le radici che affondano nel passato, l’occhio al futuro di Canali.

Andate in pace.

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