Beethoven non aveva MySpace: al fenomeno Allevi dico BASTA!!!

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Venerdì scorso, l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù ha organizzato un concerto a scopo solidale a Città Del Vaticano. Un esclusivissimo concerto su invito alla presenza di Tarcisio Bertone. Ospiti, nientemeno che Pino Insegno e Giovanni Allevi.
La serata si presenta bene, per l’occasione il vaticano ha addirittura fatto diventare piazza San Pietro un gigantesco parcheggio (foto), ed ecco che, perquisiti come a una dogana, si arriva a Città del Vaticano dove, nell’aula Paolo VI, si svolge la serata.
L’auditorium, niente da dire, è bellissimo, grande, e l’acustica non è male. Unico problema, non da poco però, è il terrificante supplizio causato dagli sgabelli che sembrano delle seggioline come quelle delle scuole, non fosse che sono molto, ma molto più scomode (tanto che le ho fotografate!)
Ma vabbè, andiamo avanti. Conduce la serata l’impreparata, imbarazzata e imbarazzante Livia Azzariti, che, ringraziato Pino Insegno per il cameo, bello ma più che evitabile, presenta la star della serata: Giovanni Allevi.
Ed eccolo che arriva correndo all’impazzata con la maglietta a girocollo (non che abbia problemi, ma in una serata con abito scuro di dress code imposto a tutti, alla presenza di importanti cariche dello Stato Vaticano, per di più, nel ruolo di direttore d’orchestra, mi pare un insulto), e comincia a dirigere l’Orchestra Giovanile Fondazione Pergolesi Spontini. Così la serata comincia con la suite Angelo Ribelle per sola orchestra (Whisper, Keep Moving, A Perfect Day, Angelo Ribelle), seguita da brani per piano solo (Secret Love, Giochi d’Acqua, Close To Me, Abbracciami) e concluso con cinque brani per piano e orchestra e un bis (Aria, Foglie di Beslan, Come Sei Veramente, Prendimi, 300 anelli e, di nuovo, A Perfect Day). Finito il concerto, c’è stato il discorso di Tarcisio Bertone che io ho evitato accuratamente fuggendo dalle mura vaticane.
Ora, il nervosismo non mi ha assalito tanto per lo squallido pop che il M° Allevi scrive, dirige e suona, quello ormai, volenti o nolenti, lo conosciamo tutti. Quello che mi ha fatto salire il veleno al cervello è stata la biografia del Maestro, accuratamente riportata sul libretto, e cito: “(…) Le sue composizioni tratteggiano i canoni di una nuova Musica Classica Contemporanea(…)”. Ecco, no. L’avevo già sentito, il Maestro, spacciare il suo pop per orchestra, le sue colonne sonore per film con Hugh Grant, come Musica Classica, e non mi va giù. Innanzitutto, perdonatemi, ma che razza di etichetta è Nuova Musica Classica Contemporanea? Quattro parole che, come nessun’altra combinazione di termini al mondo, si contraddicono fra di loro all’infinito. Tralasciando l’obbrobrio letterale, quello che il Maestro e il suo biografo vorrebbero intendere è che la sua musica pretenderebbe di continuare il discorso compositivo NON “dall’esperienza dodecafonica e minimalista”, quindi non da quella che, davvero, potremmo considerare “musica classica contemporanea” (musica atonale, dodecafonia, minimalisti e tutto quel che ne è conseguito), ma, probabilmente, anche se non è specificato, dal romanticismo. In pratica Allevi, oltre a paragonarsi a Chopin, Beethoven, Mozart, Bach e Debussy, prende le distanze da più di un secolo, non uno qualsiasi cari lettori, il ventesimo, di musica  composta, suonata, sperimentata, da alcuni degli artisti più importanti della storia della musica.
Non vorrei sembrare una campana stonata, nel coro di imbecilli che acclamano la musica del Maestro, non come quello che è, cioè pop per orchestre, cosa che non significa che siano brutte, ma che sono orecchiabili, carine, divertenti, ma, assolutamente, niente di più, non di certo Musica Classica Contemporanea, ma come musica rivoluzionaria (per non parlare di quelli che lo acclamano al di la della musica per l’eccentricità del suo personaggio), ma veramente non riesco a sopportarlo.
Trovo insopportabile anche il suo atteggiamento della musica che, evidentemente, ritiene “indegna”: oltre ai già citati contemporanei, padroni di correnti musicali per tutto il corso del Novecento, anche i suoi ex colleghi: Jovanotti, Saturnino e compagnia. Per chi non lo sapesse e fosse stato colpito dal virus Allevi solo negli ultimi anni, nell’epoca d’oro per così dire, il Maestro ha cominciato la carriera – almeno a questi livelli di pubblico – suonando con Jovanotti, che lo ha anche prodotto parecchio con la sua Soleluna. Da quando è riuscito ad affermarsi personalmente, Giovannino non ha fatto altro che buttare merda sul passato: “Nella band contava soprattutto quanto apparivi figo – scrive in uno dei suoi instant book ‘In Viaggio Con La Strega‘ – quando Lorenzo non c’era si respirava il tipico clima da caserma dove loro sono i ‘nonni’ e io l’ultimo arrivato”. Eppure, visto anche come il M° dirige l’orchestra, in maglietta, saltellando ed agitandosi un po’ come un orango, qualcosa, sicuramente, a Jovanotti lo dovrà. Perlomeno nello stile.
Detto questo la sua musica è spesso carina, quella per piano solo, quella per orchestra a me non piace, ma non è di certo Musica Classica. Possono essere buone colonne sonore, buoni brani da sala d’aspetto o per rilassarsi, ma non è una musica che DA emozioni, è una musica che cavalca le emozioni che uno già ha.
Diciamo BASTA al fenomeno Allevi, diciamolo tutti insieme!
F.B. 

I VIDEO DELLA SERATA
Secret Love

A Perfect Day (bis)

GIOVANNI ALLEVI
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  • innanzitutto complimenti per il blog. anche io trovo che allevi sia sopravvalutato, soprattutto in virtù di qualità e mezze vere o false sperequazioni che chi è nella sua posizione evita, sia di qua che dall’altra parte. non c’è stata neanche una prova, dico una e non parlo a sproposito perché non dico che sono inserito nell’ambiente (o ambient, fate voi) ma ho delle testimonianze e anche delle conoscenze ponte, una prova-dico- che si sia portata aldilà della mera assicurazione d’intenti. si è già qualcosa, infatti hai ragione quando dici che non è poi male, orecchiabile senza esitazioni eccetera, gli intenti sono una cosa apprezzabile dal mio punto di vista, però non si vive di solo pane, e in questo caso mi pare che la metafora calzi a pennello. la domanda è se, e forse mi sapete rispondere l’uno o l’altro (non so se siete due o più di due ma sembrate due anche per la completezza di tutte le cose), è se-non certo spontaneamente- avete cercato o provato a sentire, chi era là, su quali toni e quali musiche lui ha voluto sperare di attrarre tutti quelli che erano al proprio posto, perchè nessuno secondo me prova a scavalcare nell’ottica di una questione, in questo caso poi “vaticana” (e ho detto tutto). era una cosa, questo dico, più o meno sensata e quanta vitalità ha trasmesso?

  • Ciao Paolo,
    scusa il ritardo nella risposta, ma non ho ben capito la domanda che hai fatto.
    Se ti chiedi se ha adattato lo spettacolo alla situazione, o se comunque fosse giusto lo spettacolo scelto per l’occasione.
    Effettivamente lui ha suonato i suoi classici, il pubblico era parzialmente soddisfatto: c’era un gruppo di suoi sostenitori, dopo di che gli altri non mi sono sembrati così presi dalla sua musica nè dal suo personaggio. Molti sono andati via durante il concerto.
    Forse per una serata del genere avrei suonato musica classica davvero…
    Comunque non ho ben capito la domanda perchè era un po’ contorta! Se non ho risposto potresti riporla?
    grazie, a presto

  • Tutti buoni a parlà male! Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e tra il dire male e fare male invece qual’è la distanza?

  • Sono uno dei ragazzi dell’orchestra che ha suonato con Giovanni, ti volevo solo dire che lui non è un grande, ma un GRANDISSIMO! E per il resto non aggiungo altro. Le emozioni non t le ha date perchè sei prevenuto. Conoscilo, poi conosci la sua musica e poi parli. L’invidia è la forza dei cornuti si dice qui da me!

    p.s. perchè ci sei andato a sentirlo?

    • La conosco bene la sua musica, da molto prima che diventasse un fenomeno mediatico.
      Comunque non critico la musica in sè, critico soprattutto il considerarla musica classica, cosa che, suoni in un’orchestra preparatissima, meglio di te non lo sa nessuno, non è.
      Ci sono andato perché ero invitato e perché ho dei dischi di Allevi e vederlo dal vivo non mi sarebbe dispiaciuto. Proprio per evitare di parlarne da prevenuto, ho voluto partecipare!

  • Personalmente: grande la musicità, grande l’emozione nel sentire alcuni brani di Allevi, ma credo sia tutto tranne che la nuova frontiera della musica classica. Lo trovo, piuttosto, un goffo ritorno (se si vuole rimanere nell’ambito) a perduti romanticismi di due secoli fa o, piuttosto (se lo si vuole vedere in chiave di musica leggera contemporanea), un adattamento Pop di un’orchestra. Non discuto la bellezza, le emozioni che può dare, solo il voler forzatamente inserirlo in un contesto di ‘musica classica’. Non lo è o, perlomeno, non lo è ora. Duecent’anni fa sì. Ora no. Dopo Debussy e Schonberg no…

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