Giungla | Camo Ep

giungla

 Il sacro e il profano, il buio e la luce, il fuoco e la neve. Potrei continuare all’infinito ma credo di aver reso l’idea. Questa è la prima sensazione che ho provato ascoltando Camo tutto d’un fiato: quattro canzoni che ti lasciano senza respiro, che apparentemente c’entrano molto poco l’una con l’altra, ma che in realtà sono legate da un filo conduttore, Lei.

Si perché lei, al secolo Emanuela Drei, è Giungla, e ha deciso di prendere in mano la sua Gibson SG, una drum machine e la sua splendida voce, e di raccontare e raccontarsi.  Attraverso la musica ovviamente. Scrive e canta in inglese, e quella che giunge a noi è una visione romantica della vita,

«I know, you were right, it’s weird going to the beach like real lovers do»

ma anche disillusa

«Have you ever tried to hold some sand in your fist? When you hold on too tight and you look there’s no sand anymore»

(da “Sand”).

“Sand”, che a mio avviso è la canzone più bella dell’ep, è una dolce ballata, fortemente evocativa; la sabbia di cui parla è ovviamente quella fredda di fine giornata, un attimo dopo il tramonto, quando il cielo ha quel colore tra l’azzurro ed il grigio che fa paura per quanto sia bello. Il ciclico alternarsi delle stagioni, per quanto il tempo scorra in linea retta, la spaventa,

«I don’t want to realize that winter is near»,

ma sa bene, che anche in inverno, quella sabbia e quel mare saranno sempre lì, e che un’altra estate arriverà. L’immagine della sabbia che sparisce nel nostro pugno è la perfetta metafora del tempo che scorre, e noi nemmeno siamo in grado di accorgercene, perché troppo presi da ansie e paure che in fondo, nemmeno esistono

 «Fears are never real, never real».

Questo connubio e questo totale perdersi nella natura, lo ritroviamo, se non anche più tangente, in “Forest”. Di un genere indefinibile: riff di chitarra elettrica e un pesante beat di drum machine fanno da padroni; lo sfondo è sempre quello della vita, una foresta, in cui tutto è incerto, tutto è così scuro, (la contrapposizione giungla-foresta non è un caso: i differenti tipi di clima e vegetazione suscitano diverse sensazioni, ma la foresta è quella più “buia”, dove è davvero facile perdersi); la voce di Giungla è passionale, sensuale e provocante, soprattutto alla fine, quando ormai persa, chiede di essere salvata e semplicemente di lasciarsi andare, insieme

 «Everytime I get lost come and save me, I close my eyes so many things, over and over».

“Cold” è un pezzo spinto, ballabile, elettropop-punk ‘n roll. Da ascoltare a cuor leggero, il piede sinistro parte a ritmo del beat e nemmeno te ne accorgi. Qualcosa dei primi Cani, forse i Kills, ma a me questa canzone ricorda terribilmente i The Network, e la ringrazio davvero per questo. Come dicevo all’inizio vi è una vera metamorfosi nell’ ep, metamorfosi che si conclude con “Wrong”, con la quale si abbandona interamente all’elettronica.

Giungla è tutto questo: poliedrica, versatile, brava ed audace.

2016 (Factory Flaws)

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