“Dove sono gli Ultras” | Intervista a Cristiano Carotti

Da tempo mi interrogo sul legame che intercorre tra arte visiva e musica. E’ risaputo che siano entrambe forme “pure” d’arte, ma la domanda è sempre la stessa: in che modo le due manifestazioni possano interagire tra loro, diventare un tutt’uno senza cadere nella banalità.

Ho trovato la risposta un paio di settimane fa alla White Noise Gallery (Via dei Marsi 20 a San Lorenzo) in occasione della personale di Cristiano Carotti “Dove sono gli Ultras” curata da Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti.

Non una domanda il titolo, ma la sintesi di una ricca ricerca tradotta in un percorso espositivo di circa 20 opere – appositamente sonorizzato da Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours – attraverso cui Cristiano slega il simbolo dal suo contesto di partenza per trasformarlo in opera d’arte.

Croci, pantere, diavoli, teschi, orsi, bulldog sono i padroni della scena in quanto icone direttamente prese da vessilli, bandiere, magliette e sciarpe delle tifoserie calcistiche, rimesse insieme e rielaborate dall’infinita creatività dell’artista.

Dove sono gli ultras” si allontana dal famoso coro cantato negli stadi dai tifosi per provocare le curve avversarie.

Questa simbologia diventa l’input per un’indagine più ampia che, a partire da una prospettiva junghiana, diventa il modo per indicare il luogo dell’inconscio di ognuno di noi nel quale l’archetipo incontra il nostro io razionale, lo condiziona e genera un particolare tipo di dinamiche sociali. Insomma, come direbbe Jung “dominati dall’archetipo, siamo tutti ultras”.

La radicalità del gesto espressivo, la scelta della pittura ad olio stesa in maniera materica su stoffe, sciarpe, giubbotti, bandiere e la musica di Rodrigo D’Erasmo che sostituisce il naturale sfondo sonoro dei cori ultras con una composizione inedita per violini, rafforzano il distacco del simbolo dalla propria funzione calcistica per esaltarne la dimensione emozionale.

Il risultato è sorprendente. Ci si ritrova allo stesso tempo completamente immersi nel contesto descritto ed isolati dal superfluo che circonda il visitatore ad una classica mostra.

Ho colto l’occasione per fare quattro chiacchiere con Cristiano e approfondire con qualche domanda il dietro le quinte di questo connubio così ben riuscito di arte e musica.

Grazie a Cristiano per la grande disponibilità e vi invito ad andare a visitare la mostra, prorogata per il gran numero di visitatori al 14 gennaio.

Iniziamo con la classica domanda. Parlaci un po’ della tua formazione. Sei un pittore ma non solo, ti diletti nel site specific e indaghi anche altri campi visuali e il mondo della performance. Quando hai capito di voler dedicare la tua vita al mondo dell’arte?

In realtà nasco come pittore e in accademia ho studiato pittura ma nell’ultimo periodo lavoro in maniera paritaria tra pittura, scultura e site specific. Inoltre da qualche anno ho cominciato a portare avanti anche una serie di progetti legati al video e alla regia. Proprio in questi giorni il video Camera Red, prodotto dal brand RRUNA e diretto da Versus (il progetto artistico che condivido con l’artista Desiderio) è stato presentato all’Istanbul fashion film festival, in gara come miglior film. Il mio rapporto con l’arte si è sviluppato in maniera graduale,è stata una presenza costante nella mia vita, non una folgorazione. Ho sempre avuto una spiccata esigenza creativa; quando ero piccolo mia madre scoprì che l’unico modo per farmi stare buono durante i pomeriggi d’estate in cui non ho mai voluto fare il classico riposino era farmi disegnare e modellare il Das. Però credo di aver capito che volevo fare questo lavoro banalmente quando le persone hanno iniziato a voler comprare i miei quadri e le mie sculture.

Il rapporto con altri mondi espressivi è sempre presente nel tuo percorso. Qual è la tua visione della musica in relazione all’arte? La musica è un punto di partenza nel tuo lavoro o un accompagnamento?

Amo la musica perché credo che sia la forma d’arte che più di tutte riesca a toccare la profondità dell’anima o per lo meno vi arriva con più facilità. La relazione tra arte visiva e musica per come la vedo io è inscindibile sia perché nel mio caso non lavoro mai senza musica sia perché in tanti miei progetti sono stati coinvolti dei musicisti. Molto spesso la musica e i testi dei musicisti che amo rappresentano un imput, altre volte la musica, come il caso di questa mostra rappresenta sia un’ispirazione che una chiusura del cerchio necessaria alla completezza del percorso espositivo.

La collaborazione con Rodrigo d’Erasmo nasce nel 2012. Galeotto fu “Goliath”? Come è nata la collaborazione di Rodrigo a questo progetto?

Goliath è stata la nostra prima collaborazione ufficiale ma in realtà galeotto è stato un catalogo che stavo mostrando a Rodrigo la sera che ci siamo incontrati per la prima volta. Era una raccolta di mie opere grafiche e in uno dei pastelli ad olio riprodotti c’era scritto:” Vedi mai una stella cadere e non ricordi cosa desiderare” che è una frase presa dal testo di Varanasi Baby degli Afterhours. A lui piacque molto il mio lavoro poi abbiamo parlato degli After e di quanto siano stati un punto di riferimento importante nella mia formazione artistica. In seguito c’è stato l’incontro con Manuel, il Goliath all’Angelo Mai per i GO DAI festival e successivamente il festival Hai Paura del Buio?. Mentre stavo lavorando a questa mostra ho pensato che per esaltare lo straniamento e lo scollamento tra lo striscione “da stadio” e lo striscione “opera d’arte” sarebbe stato fantastico decontestualizzare l’immagine anche sul piano sonoro. Perciò ho pensato ad una musica di matrice classica e che un violino sarebbe stato perfetto per incarnare questa necessità. Ho chiamato Rodrigo e gli ho spiegato su cosa stavo lavorando e come mi aspettavo il suo apporto è andato decisamente oltre l’interpretazione dello scollamento striscione-opera. Il pezzo che Rodrigo ha scelto e riadattato per “Dove sono gli ultras” è divenuto una istallazione a se stante all’interno del percorso espositivo. Glue (questo il titolo del pezzo) è il vero collante tra le opere in mostra, è una danza onirica a tratti romantica, a tratti acida che permette allo spettatore di immergersi in un mondo, in quel luogo dove il nostro io razionale incontra le forze generate degli archetipi, il luogo “Dove sono gli Ultras”. Già dal primo ascolto ho trovato il pezzo perfetto, da brividi, è stato davvero emozionante anche perché gran parte dei lavori li ho realizzati ascoltando la traccia che Rodrigo mi aveva inviato ed è per questo motivo che la mostra e la sua sonorizzazione site specific sono per me inscindibili.

Come ti inserisci nel mondo dell’arte attuale? L’arrivo della tecnologia nel mondo dell’arte credi sia un fattore stimolante o una distruzione?

Tutto è stimolante se gestito come uno strumento al servizio della creatività, l’importante è che i ruoli non si invertano. Per quanto mi riguarda sono assolutamente onnivoro anche se la prima cosa che faccio quando mi viene un’idea è prendere carta e matita e cominciare a disegnare.

Progetti per il futuro? Ti piacerebbe collaborare con musicisti stranieri? Cosa ti aspetti dopo la White Noise?

Ci sono belle cose in programma, sto lavorando a diversi progetti ma non voglio svelare nulla per il momento. Per il futuro spero di continuare ad avere la possibilità di dare vita a progetti così pieni di partecipazione professionale ed emotiva da parte di tutte le persone coinvolte come “ Dove sono gli ultras”. Credo che per chi fa questo lavoro l’aspirazione più bella ed importante sia quella di continuare a farlo per tutta la vita perché è davvero il lavoro più bello del mondo.

 

 

 

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