God’s Left Hand nel loro omonimo primo EP

Anche se il “giro” romano è quello e dopo un po’ ci si conosce tutti, non capita spesso di conoscere un gruppo al primo concerto – motivo per cui parto dicendo che per i God’s Left Hand provo tutto sommato un certo affetto. Questo perché, anche solo andando su Youtube per sentire i sei pezzi che compongono l’EP di esordio del gruppo, si ha una sensazione di commistione ardita, mix allo stesso tempo invitante e intrigante. Rock alternativo, ok: ma come non sentirci dentro un selezionatissimo gotha del rock tutto?

La prima idea che viene in mente è quella di un incontro tra Pink Floyd e System of a Down (con tocchi del Serj Tankian solista, perché no), che compone una somma a tratti piacevolmente spigolosa di “strappi” elettrici – e quasi metallici – e atmosfere ragionate, con un notevole gusto negli assoli di chitarra. Ma il bello del “gioco delle somiglianze” è che spesso sono inconscie, o filtrate, o casuali; nel nostro caso, non penso che i God’s Left Hand abbiano analizzato uno dei dischi più belli e importanti dell’ultimo decennio, “The Black Parade” dei My Chemical Romance. Eppure le atmosfere sono quelle, con in più un gusto per la struttura musicale che i MCR spesso trascurano. Ma è emo? No, per carità: è un rock teatrale, con una voglia di impegno (“Revolution”) che non guasta, con una voglia soprattutto di fare qualcosa di diverso. Suono moderno e approccio per certi versi “antico” (alla scrittura, piuttosto curata negli arrangiamenti, e anche al prodotto in generale – c’è pure una hidden track in chiusura): parlando dei God’s Left Hand si finisce inevitabilmente per esaminare mescolanze. Ma c’è anche l’equilibrio, il compromesso, il punto d’incontro? No, ancora no. Aspettarselo al primo EP sarebbe ingiusto, e in generale quando finalmente si arriva al compromesso sui suoni si “ammortizza” un po’ il potenziale creativo. Dunque bene anche gli spigoli, le asperità, quelle transizioni chitarra-piano da rifinire, quelle parti vocali a tratti avvolgenti (soprattutto sui toni bassi) e altre volte prive di un po’ di potenza in più (tant’è che il mix sacrifica le chitarre per non affogare il cantato).

Non apprezzo particolarmente la scelta di trascurare l’italiano (“The Horror Theatre” era stata prima pensata e presentata come “Il Teatro degli Orrori”, ad esempio), ma è la logica espressione di un’idea di rock che ha il mondo come patria. Che ambizioni possono avere i God’s Left Hand? Le qualità ci sono, e anche – a mio parere – l’intelligenza di proporre un suono appetibile, orecchiabile e intelligente. Quando ci si guarda attorno, senza il beneficio del senno di poi, si ha l’impressione che nessun gruppo possa “farcela”: invece quello che traspare è che, migliorando costantemente come hanno fatto finora, i God’s Left Hand possano togliersi delle soddisfazioni. Pur se con i suoi difetti (e con una registrazione del tutto rivedibile, un peccato sentire un buon batterista con i suoni di St. Anger), questo EP è da ascoltare – uscita interessante e, chissà, primo passo di qualcosa di significativo.

 

F.F.

 

 

GOD’S LEFT HAND  – GOD’S LEFT HAND

 

1. Before

2. The Horror Theatre

3. Motherless Child

4. I Am Living for Today

5. Revolution

6. S.A.T.L.O.G.

 

 

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