Gomma @ Rock’n’ Roll (Linoleum) – Milano 13/01/17

“È strano. Cosa? La mia immagine si riflette nei tuoi occhi. Forse è il preludio al riavvicinamento franco-americano. Ci nascondiamo come gli elefanti quando sono felici.”

Con questa citazione del film “Fino all’ultimo respiro” di Jean-Luc Godard i Gomma aprono il singolo “Elefanti”.

In questa frase è racchiuso tutto il pensiero “musicale” del gruppo casertano. Loro con le loro canzoni vogliono colmare quel vuoto nostalgico che c’è in ognuno di noi ma diverso da ogni singolo soggetto, e nel mio vuoto musicale ci sono riusciti in pieno riempendolo con canzoni dalle sonorità “sporche” che nel panorama italiano mancavano da molto tempo.

Arrivando al Rock’n’Roll ho notato che questo vuoto non fosse solo mio ma di moltissime persone: la sala è praticamente strapiena: un fiume di gente davanti al palco in attesa spasmodica.

Il live è “breve” ma intenso. aprono con “Alice Scopre”, prima traccia del loro primo album Tosca ma il pubblico è impaziente nell’ascoltare i loro singoli cardine e scatenarsi con loro e l’attesa dura poco con “Sottovuoto” ed “Elefanti” dove si coglie in pieno la bravura tecnica del gruppo il  quale raggiunge l’apice con “Vicolo Spino” con il connubio batteria-chitarra suonato e concepito alla perfezione.

I suoni, soprattutto di basso e chitarra, sono molto ma molto fedeli a quelli del disco, cosa che mi sorprende molto poiché nemmeno le band più esperte riescono in questo “tecnicismo”, così come la voce di Ilaria, giovanissima cantante della band, è e rimane la peculiarità del sound dei Gomma, e dal vivo si allunga e distende come uno strumento aggiunto, quasi un sintetizzatore.

Il concerto (purtroppo) vola e scivola come un sorso d’acqua sorprendendo anche il pubblico con una cover dei Fugazi, “I’m so tired”.

In questa loro esibizione si nota la passione che hanno per la musica e tutte le loro canzoni non sono altro che un piccolo diario segreto “aperto” dove raccontano i loro pensieri e tutti gli attimi della loro vita importanti entrando così in intimità diretta con l’ascoltatore.

 

Di Domenico Caliandro

 

 

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