Goodbye, Kings | Vento

Il loro nome sembrerebbe quasi un’espressione dal tono orgoglioso di chi saluta qualche compagno sfigato o nemico lasciato indietro dopo una sconfitta; per il gruppo post rock milanese, stavolta, è proprio così, hanno salutato tutti, lasciandoli inermi dinanzi alla loro poesia, surfisti sulle onde del “vento”, mentre voltandosi gridavano: «Goodbye, Kings»

I Goodbye, Kings (Davide Romagnoli, Luca Sguera, Luca Allocca, Alessandro Croce, Saverio Cacopardi, Matteo Ravelli) lo scorso 7 Novembre hanno festeggiato la loro paternità più importante. Dopo l’Ep Memoire, del Settembre 2013  e l’album Au Cabaret Verte (Novembre 2014), (entrambi presenti sulla pagina bandcamp del gruppo) ecco mostrarsi ai raggi del sole e della luna, e divincolarsi nella prima brezza autunnale Vento.

E’ come se dalla periferia sud di Milano, da dove la maggior parte dei Goodbye, Kings proviene, il vento abbia raccolto i detriti, e durante il suo soffiare, con gli stessi abbia, costruito immagini geometricamente e stilisticamente perfette. Sembra, a voler essere lungimiranti, ma assolutamente non pessimisti, essere già il lavoro più maturo della band, il loro post rock strumentale si adorna di sfumature jazz e sonorità classiche senza dimenticarsi dell’amore per il metal, ancora più presente rispetto ai primi lavori, come si può ascoltare in “ The Tri-State Tornado”  brano dagli spiccati riferimenti situazionali. Forti suonano anche le influenze musicali, di gruppi come “Tortoise”, “Dirty Three”, “Anathema”, “Keith Jarret”, così come forte è ancora quell’attitudine tribale e la vicinanza a tematiche antropologiche; “ The Bird Whose Wings Made The Wind”’ è proprio la leggenda dei nativi americani secondo la quale un enorme uccello scatenava con il battito delle ali, appunto, il vento.

Il vento è il centro nevralgico dell’omonimo album, ed è presente in qualche brano, proprio come tale, come rumore, come fruscio, come elemento meteorologico, ed è magnifico come sia tangibile all’ascolto, come sia reale, ed assorto  pienamente nella struttura dei brani e dell’album stesso, quasi verrebbe da coprirsi, anche al calore del riscaldamento interno.

Assolutamente non esenti e non trascurabili, sono la religione e i miti,  il brano  “Shurhùq”  (dall’arabo) vuol dire “scirocco”  il vento caldo del mezzogiorno, che si muove dalla Siria, messo in sublime contrapposizione dialettica e significativa con la medesima preghiera musulmana per il tramonto. Ma l’elemento fondamentale dell’album, è la poesia. Vento è un album poetico; “If Winter Comes…” Fa chiaramente riferimento a “Ode To The West Wind” l’ode di Percy Bysshe Shelley (marito di Mary Shelley , autrice di “Frankestein” per gli interessati), prendendo come spunto tutta l’ode, in particolare l’ultimo verso.I “Goodbye, Kings” con il loro ultimo lavoro sono l’espressione di qualcosa che si sta muovendo, dell’aria pulita e riciclata che si insidia nei polmoni, della voglia artistica, di ricerca ed interesse, che tocca questi freddi periodi di inizio millennio. E’ l’ennesima conferma del riscatto e della voglia di fare di una “giovane guardia” che non transige il silenzio, ma piuttosto si fa guidare dal vento. Vento è poesia, e come tale apre la mente ai più fantastici viaggi, che siano di amore, di rabbia, di riscatto non importa, è il senso del “farsi trasportare” che realmente conta, è il significato primo e sicuramente più importante di tutto ciò che meriti di chiamarsi poesia.

«Drive my dead thoughts over the universe like withered leaves to quicken a new birth! And, by the incantation of this verse, scatter, as from an unextinguished heart, ashes and sparks, my words among mankind! Be through my lips to unawakened earth the trumpet of a prophesy! O, Wind, if winter comes, can Spring be far behind?»

«Spingi i miei pensieri morti per l’universo come foglie avvizzite per stimolare una nuova nascita! E, per l’incantesimo di questo verso, spargi, come da un focolare non spento cenere e scintille, le mie parole fra il genere umano! Sii attraverso le mie labbra per una terra non sveglia la tromba di una profezia! O, Vento, se l’inverno viene, può la primavera essere molto lontana?»P.B. Shelley.

E con l’inverno alle porte alzerei il volume, e mi tufferei in quel tornado di sensazioni, salutandovi, proprio come loro: «Goodbye, Kings!»

TRACKLIST

1. How do dandelions die
2. Fujin vs. Raijin
3. Shurhùq
4. The tri-state tornado
5. 12 horses
6. If winter comes…
7. The bird whose wings made the wind
8. Blue norther

Di Pietro Cifarelli

 

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