Grammy Awards 2012: bagno di statuette per Adele; il mondo del pop saluta Whitney Houston, Amy Winehouse ed Etta James

Sembrava nata sotto una cattiva stella la serata dei Grammy Awards di quest’anno: a poche ore dalla morte di Whitney Houston, all’inizio delle polemiche cominciate proprio come per Michael Jackson sul perché la stella del pop ha trovato la fine a soli 48 anni. D’altro canto il 2011 è stato un anno molto importante per il pop: per la prima volta nella storia infatti le vendite dei dischi pop ha superato, nel Regno Unito, quelle dei dischi rock; e tutto ciò non sarebbe potuto accadere senza l’apporto fondamentale di quella che è la star dei Grammy di quest’anno: Adele.
Ha spopolato il suo 21, è stato uno dei dischi più venduti dell’anno in tutto il mondo, primo nel Regno Unito, non una classifica semplice come quella finlandese insomma.
Sei premi per lei, record assoluto (sporcato solo da quel “parimerito” con Beyoncè) nella storia di uno dei premi più discussi della storia della musica.
Dietro ad Adele troviamo i Foo Fighters, orgogliosi di aver “registrato un disco nel nostro garage, con un microfono e un registratore” piuttosto che “nello studio più importante di Hollywood” (che sia parte di “indi per scelta e non indi per necessità” o meno, ha fruttato alla band ben 5 premi per l’album Wasting Light).
Un’altra piccola nota di tristezza va al Grammy “postumo” per Amy Winehouse, per il duetto con Tony Bennett in Body And Soul. Sul palco, insieme all’immortale Bennett, anche i genitori di Amy, fondatori della fondazione che sta girando su scopi benefici ed umanitari tutto il lavoro della figlia. Il padre, Mitch, ha esclamato “c’è una bellissima band femminile in paradiso: viva Whitney Houston, viva Amy Winehouse e vivas Etta James”, altra grande scomparsa recente.
Insomma un Grammy award tinto di nero quest’anno, piuttosto che delle polemiche che lo considerano un premio poco ambito, di scarso valore artistico o, più semplicemente, una statuetta a quei pochi che con i loro dischi “best seller” mantengono in vita un’industria musicale antica, priva di qualsiasi ambizione al cambiamento.
D’altro canto, mentre i Coldplay si esibiscono con Rihanna, dando così la mazzata finale agli ultimi fan rimasti del primo periodo, Paul McCartney accompagnato da Bruce Springsteen, David Grohl (Foo Fighters) e Joe Walsh (Eagles), suona un medley di pezzi da Abbey Road, nel Bel Paese ci prepariamo ad una nuova, interminabile, edizione di Sanremo.
Mondo della musica, viva la faccia del cambiamento!

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