Londra e Seattle, vicine ancora una volta: Hari the Drop – Slapstick Comedy

Londra (il punk, con annessi post-) e Seattle (questa è facile: il grunge, anche qui con immancabile coda), fin qui tutto normale: che sia Roma il terzo cardine di questo triangolo sonoro non è banale. Gli Hari the Drop sono all’esordio (Slapstick Comedy è il primo tentativo sulla lunga distanza, dopo un paio di EP) e la voglia di sgomitare per meritarsi gli onori della cronaca c’è, in una musica che sa di incontro di epoche non lontanissime (filosoficamente) ma nemmeno tanto contingue da far gridare al già sentito. La stessa band individua nella matrice di partenza l’alt-rock americano degli anni novanta, più post-grunge che non grunge vero e proprio per quanto si può sentire nelle undici tracce proposte.

Un limite emerge immediatamente: i cinque di Roma non ne hanno per caricare a testa bassa. I brani più diretti reggono solo se la durata è contenuta (come in Bad Dreams, addirittura sotto i due minuti, un footstomper tardosettantiano che dal vivo, sono sicuro, fa sfracelli), altrimenti si intravede una certa tendenza a tornare sempre sulle stesse soluzioni. Perdonabile, intendiamoci, dato che è maledettamente difficile suonare un rock sincero e tirato e al contempo dribblare i cliché. Fra le idee che non andrebbero abusate c’è l’uso di effetti vocali (che ad un certo punto si fanno davvero troppo insistenti, tanto da far quasi spiccare la title-track per la voce inalterata), mentre in generale una cura più approfondita delle parti di chitarra eviterebbe la sensazione di un dumdumdum ripetuto ad libitum. Il fatto però che da Slapstick Comedy emergano buone impressioni nonostante quanto detto finora è un enorme punto a favore degli Hari the Drop, che suonano autenticamente rock senza risultare “la copia di”: mica male. Le parti vocali sono sgraziatissime? Benone! Ci siamo sinceramente stancati dell’alternative americano anni Zero, lucidato e infighettito oltre ogni limite. E se vengono fuori canzoni come About My Mind (lievemente penalizzata da una seconda voce superflua), che è indiefolk come l’indiefolk dovrebbe essere, meno ciuffi al vento e più punkitudine involontaria, o Smile, ballata grunge per ragazzi cresciutelli, è segno che la qualità c’è.

Non solo: ma tutto questo ci dice che gli Hari the Drop non sono un one-trick pony – hanno una mano piena di ottime carte da combinare a loro piacimento. E se c’è qualcosa da affinare, beh, il bello del gioco è proprio questo: crescere insieme per poi guardarsi indietro e dire “cavolo, eravamo bravi ma grezzi come la m…” (si sa, i rockers sono crudi nel linguaggio!).

 

Potete (e dovete!) ascoltare Slapstick Comedy su Bandcamp (http://harithedrop.bandcamp.com/)

SETLIST

1. Johnny KKK
2. Green Wall
3. Memories
4. Stall
5. SP
6. About My Mind
7. Bad Dreams
8. Smile
9. Slapstick Comedy
10. Present Tense
11. Soaring Ambitions

FORMAZIONE
Davide Chiossi – Voce e chitarra
Marco Comunità – Chitarra e voce
Dario De Sanctis – Basso
Leonardo Sentinelli – Batteria
Ivan Yevtushenko – Chitarra

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