Glamour e Nabokov parole dell’anno! Ma cosa significano?Il 2° album de I Cani ci salverà dall’ignoranza!

I Cani BandEccoci ancora di fronte al “fenomeno Cani“. Ne parlano talmente tanto e chiunque, che verrebbe voglia di non scrivere né leggere niente a riguardo. In effetti la voglia è anche quella di non ascoltarlo proprio il nuovo album Glamour, ma se ne può fare a meno? Ovviamente no.
E perché – visto che si sarà capito il mio parere negativo sull’argomento (non vorrei che sembrassi prevenuto quindi adesso motiverò i vari aspetti nello specifico) – sto qui a parlarne?
Perché dall’ascolto ne sono uscito non solo atterrito, come già mi aspettavo, ma anche abbastanza incazzato.
I Cani, con il loro primo album, mi avevano già destato un certo disgusto. Il loro indie pseudoelettronico ma allo stesso tempo “musicalmente trash” si mischiava alle loro parole facili e inutili, il cui unico scopo era di farci rivivere le classiche situazioni di ogni giorno, viste dagli occhi degli adolescenti di questi “malati” anni ’10.
È ovvio che a tutti, me compreso, diverta sentire parlare di Pariolini o del Pigneto. Il fatto è che anche tutte quelle parole e persone che vanno da “Lomo” a “Twee”, da “Vera Nabokov” a “Wes Anderson”, spesso sono messe lì con l’unico scopo di farle cercare su internet ai neofiti perché poi si sentano soddisfatti di essersi acculturati. Ma dietro? Dietro Vera Nabokov e Lexotan cosa c’è? Io non vedo niente. Però accanto vedo molte situazioni da “Facebook” a “Whatsapp”. Lui si che pensa a parlare di questi piccoli aspetti quotidiani! Ma lo fa con quella superficialità (ricercata s’intenda, non credo “il Cane” sia sciocco, anzi tutt’altro) che si limita al racconto e accompagnato da un “aggettivo risolutore”.
Qual’è la novità di questo secondo lavoro de I Cani?
Sicuramente musicalmente si sono fatti dei passi avanti. E’ innegabile che la prima traccia – Introduzione –, anche strizzando l’occhio al linguaggio di un Franco Battiato nel testo (naturalmente non arriva a quel livello di profondità), presenti interessanti cromatismi che, pur non  essendo troppo arditi (si tratta comunque di indie-pop), sono trattati nel lato dell’arrangiamento con una certa raffinatezza. Gli effetti elettronici di abbellimento, udibili al vertice della stratificazione sonora, sono presenti in molte tracce e piacevoli proprio come la famosa “ciliegina sulla torta”. Le linee vocali rimangono, come ne Il Sorprendente Album d’Esordio dei Cani: orecchiabili, ma povere, giocando spesso sul rimanere in quell’unica nota dopo il cambio d’accordo. Non escono dalla logica di queste canzoni quei ritornelli strumentali ossessivi e ripetitivi, come d’altronde è la maggior parte delle loro linee melodiche.
La batteria, acustica, aiuta la situazione di “fomento generale”, ma ora in modo meno rozzo.
Parliamo ora di una frase contenuta in Corso Trieste: “l’unica vera nostalgia che ho”, non tanto lontana da nelle intenzioni da una “loro sono gli ultimi veri romantici”. Quando si ripete una frase così tante volte “a loop”, almeno si faccia in modo che sia particolarmente significativa, mentre queste frasi qua più uno le ascolta di seguito, più si svuotano del significato. Continua, nella canzone in questione, la collaborazione con i Gazebo Penguins, dei quale mi fa piacere ricordare in questa sede la cover di Wes Anderson che, potenzialmente ho trovato geniale e fortemente ironica riguardo alla poetica spicciola de I Cani (anche se probabilmente non erano queste le intenzioni).
Inspiegabile anche il perché della scelta di un titolo per una canzone quale Storia di un Impiegato. Sanno tutti bene che è lo stesso titolo di uno degli album più famosi di Fabrizio de Andrè e che quest’arte del richiamo, a questo punto, nel caso di Niccolò Contessa (il cantante e l’autore dei brani), non è altro che pura e banale strategia. Se non altro è finita la ridicola tattica delle buste in faccia. Ormai sappiamo chi sono I Cani. Ci interessa? Poco, se non siamo dei quindicenni invasati. Loro (pluralis maiestatis) hanno sempre negato di avere avuto piani pubblicitari, ma non credo di avere mai creduto a queste parole; o almeno poteva essere così all’inizio, ma ora è veramente difficile continuare a pensarlo.
Il loro live (li ho visti un anno fa a SuperSanto’s) è molto migliorato. Sia le basi che la tecnica del cantato sono adesso qualitativamente alla pari delle versioni studio (si ricordi che hanno anche collaborato con Max Pezzali, artista di un certo calibro di notorietà!).
Mi sia permesso a questo punto di avere un piccolo apprezzamento per San Lorenzo che, insieme alla già citata prima traccia, risulta il brano più apprezzabile dell’album. La sua logica fin troppo didascalica ne è insieme la debolezza e la forza. Quell’essere allo stesso tempo una lezione di Geografia Astronomica e una discutibile dissertazione sull’arroganza dell’uomo nell’esprimere desideri il 10 Agosto (perché il grande universo dovrebbe pensare a noi, minuscoli puntini nello spazio infinito?).
Una traccia fantasma dal titolo di 2033 chiude l’album facendoci divertire. Ma, se non fosse stata una traccia de I Cani, non sarebbe potuta essere tranquillamente una di quelle “canzoni presa in giro” in romano del filone satirico che va da Brutta della Gnometto Band a Quanno i Romani Fanno Aò di DjCp?
Io credo di sì, ma siccome è de I Cani, allora è “geniale”, punto.

Alberto Piromallo

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Autore: I Cani
Titolo: Glamour
Etichetta: 42 Records

TRACKLIST
1 – Introduzione
2 – Come Vera Nabokov
3 – Corso Trieste
4 – Non c’è niente di twee
5 – Storia di un impiegato
6 – Roma sud
7 – Theme from Koh Samui
8 – Storia di un artista
9 – San Lorenzo
10 – FBYC (Sfortuna)
11 – Lexotan
12 – 2033

TOUR:

16 novembre – Pin Up, Mosciano Sant’Angelo (TE)
23 novembre – Urban, Perugia
29 novembre – Hiroshima, Torino
4 – 5 dicembre – Circolo degli Artisti, Roma
6 dicembre – Viper, Firenze
12 dicembre – Magazzini Generali, Milano
13 dicembre – Estragon, Bologna
14 dicembre – Demodè, Bari

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