Intervista a I Mostri, mostri dei palchi romani

Ore 22, giornata di apertura del Festival Roma Brucia. Prima dell’esibizione dei Mostri rintracciamo il cantante Pietro che, preso da mille pensieri e un po’ sballottato, si concede per quattro chiacchiere, illuminate dai lampioni opachi del cimitero del Verano (un po’ lugubre ma sembra piacergli la location).
Anticipando qualsiasi nostra domanda, la voce dei Mostri, si scusa per qualsivoglia boiata possa uscire dall’intervista, professando di aver la febbre alta e di non saper come fare a salire sul palco.
Noi naturalmente ne approfittiamo, ed iniziamo:

CHEAP SOUND Prima domanda per sciogliere il ghiaccio. È evidente dai testi delle vostre canzoni che siete molto legati alla capitale. Ma cos’è Roma per i Mostri? E cosa sono i Mostri per Roma?
PIETRO DI DIONISO Bella domanda. I Mostri per Roma sono una delle tante band che cerca di combattere, di affermarsi, di raccontarla per quanto sia possibile. Una band che cerca di uscire fuori, anzi, per meglio dire, di raccontare che c’è dentro. Roma per noi è la nostra ispirazione, è casa, è famiglia. È tutto.

CS Quindi tenendo conto del vostro legame emotivo con Roma, ed essendo una band romana che suona principalmente nella capitale, com’è il vostro rapporto con il pubblico?
PdD Siamo stati fortunati. Abbiamo avuto un debutto abbastanza progressivo. C’è tanta gente che ci segue a Roma ora. È partito tutto dalla prima demo, poi i video, l’album, i live. Tante persone hanno cominciato ad ascoltarci e spero tante se ne aggiungeranno. Così come siamo molto legati a Roma, siamo legati al nostro pubblico romano.

CS Forse è la febbre che ti fa rispondere così. Passando a cosa più attinenti alla musica, quest’anno è uscito il vostro album La gente muore di fame. Che cos’è cambiato? Com’è stato recepito dal pubblico?  Siete soddisfatti, visto soprattutto il lunghissimo tempo di gestazione che ha richiesto?
PdD Qualcosa è cambiato, io stesso sono cambiato dalle prime canzoni. Prima ero molto più aggressivo, più arrabbiato, volevo raccontare la realtà di oggi a tinte forti. Avevo una tendenza molto rinogaetanesca (termine molto amato dal nostro Pietro e più volte ripetuto, ndr), ora invece sono molto meno rabbioso, più disilluso. Ad esempio, se prima avevo più il pallino della società, ora ce l’ho più della morte. È naturale, cambia il tempo e cambia anche il modo di sentire la musica e di approcciarsi ai testi. Se prima avevo voglia di farmi sentire, subito ed in fretta, rischiando di essere azzardato nei miei giudizi ora invece rifletto molto di più sulle cose prima di concretizzare quello che penso e sento in un testo.

CS Quindi se prima vi si poteva definire un gruppo quasi “politico”, viste le tematiche sociali trattate, ora come vi definireste?
PdD Certo c’erano e ci sono alcune tematiche sociali, ma non ci definirei un gruppo “politicizzato”. C’è l’impegno certo nel voler capire e leggere questa nostra società, ma più che altro i nostri pezzi sono un modo di ridere di questa nostra realtà più che di affrontarla. Poi abbiamo molte influenze musicali che quindi ci portano in direzioni diverse.

CS A proposito delle vostre influenze, è indiscussa la vostra tendenza al british. Dalle melodie, al vostro taglio di capelli. Com’è approcciarsi alla scena musicale romana con questa vostro modo di far musica?
PdD Guarda io ho sempre avuto il cuore a metà, da un lato questa mia tendenza ad ascoltare tanta ma tanta musica inglese, e dall’altro il mio amore per la musica italiana, soprattutto quella degli anni 70, da Rino Gaetano a  Baglioni. Ecco perché cantiamo in italiano, ma con un approccio alla musica un po’ british.Poi per dirla tutta abbiamo perso per strada quella che era la mia idea iniziale, cioè fare ska, magari reggae.

CS Sapresti dirmi qualche artista o band italiana in cui ti rivedi ora in Italia?
PdD I Ministri, per il loro sound forte ed aggressivo, poi mi piace molto Brunosi Sas, genere completamente opposto a quelli dei Ministi e molto più cantautorale, più “rinogaetanesco” (seconda comparsa di questo termine che sappiamo prenderà molto piede, ndr). Anche se c’è da dire che nella band ognuno di noi ascolta musica molto diversa.

Dopo qualche altra battuta, lasciamo andare Pietro con un grosso in bocca al lupo per l’esibizione da Cheap Sound, sicuri che la febbre non fermerà questa band da regalare un grosso spettacolo a Roma Brucia!

L.L.

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