I Quartieri: Zeno

L’aspetto più interessante della musica italiana è probabilmente la sua impermeabilità. O meglio, la sua tendenza a ricondurre ogni influenza che venga dal mondo anglosassone a schemi e stilemi più italiani di un mandolino. Il che può essere un male così come un bene, intendiamoci, perché poi quello che conta è il risultato della commistione. Prendiamo I Quartieri, al debutto dopo un demo con Zeno, pubblicato dalla sempre vivace 42 Records. Dream pop e psichedelia light nel cuore, entrambi costruiti sulle chitarre: dunque retromania british di fine anni ottanta, con buona pace del caro Simon Reynolds?

Così sarebbe se la formula fosse appiattita sulle idee made in UK. 935933_549502398429921_1464020745_nMa chi sono gli italiani, se non popolo di santi, marinai e cantautori? Dream sì, quindi, ma italian pop – e ancora: quello che è stato italian pop e che poi è diventato indie anni fa, sommerso dalla generazione degli interpreti (i Ramazzotti, le Pausini). La somma di due passati, come accade a volte, fa un presente. Risultato non da poco, se pensiamo a quanto sembri intrappolato nel passato (suo e di altri) l’underground italico. E accade, nel corso delle nove tracce che compongono Zeno, che I Quartieri rimangano invischiati in una rete di Baustell-ismi, facendo temere per la qualità dello sforzo creativo. Ma prendiamo la “Bianconissima” Argonauti: non sentiamo forse le qualità dei migliori Baustelle, e non già una loro placida imitazione? Quello che spesso fa la differenza, in Zeno, è il gusto degli arrangiamenti minimal, che non si abbandonano alla perversione del pomp-and-circumstance, grande perversione postsanremese che irretisce fin troppi musicisti giovani fuori e vecchi dentro. Così non sono I Quartieri, che anche quando (come nella title-track) sommano strati verticali di suono, in una ricerca più tesa ai Pink Floyd che non agli Oasis di Standing on the Shoulders of Giants, restano tutto considerato essenziali.

Il dubbio, se vogliamo, è sulla loro natura pop. Siamo costretti ad una contraddizione tra “big pop” (major, sanremese, talent-esco, nillapizziano) e “small pop” (timido, indie, shoegaze nel senso primigenio di guardarsi le scarpe mentre si suona)? Io rivendico la possibilità di una terza via. I Quartieri, se vogliono sentirsi pop, devono azzardare la loro pop-itudine. Ad oggi questo azzardo non c’è, all’interno di un disco costruito con grande intelligenza, nel senso non di robotica razionalità ma di capacità di evitare le trappole del songwriting. Ogni debutto – anzi: ogni debutto promettente, come questo Zeno – pone il meraviglioso interrogativo: e poi? Dove andare dopo? Puntare su un suono liquido, da atmosfera contenuta, da club e ghiaccio secco, minimalizzando e dilatando synth e chitarre? Oppure baustellizzarsi, fare i cantautori mascherati con tutti i rischi del caso; oppure cercare di essere pop in senso concreto, optando per una ricerca della melodia migliore, the best and not the better, con il rischio di infilarsi nel limbo della musica italiana, spesso incapace di uscire dai “soliti” canali. Sono domande talmente cariche di prospettive che allontanano dall’esperienza di ascolto di Zeno: forse pure troppo delicato, perché rischia di passare per le orecchie senza lasciare arpioni (anzi, hooks), ma figlio di una serenità creativa che non può che essere un bene.

F.F.

1237051_591554570891370_74251326_nAutore: I Quartieri
Titolo: Zeno
Etichetta: 42 Records

TRACKLIST
1 – 9002
2 – Segnaletica
3 – Argonauti
4 – Il mondo
5 – Zeno
6 – Gomma
7 – Spiaggia bianca
8 – Autostrada blu
9 – Organo

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