Ignorate le bandiere, parliamo di musica!

Si fa presto a parlare di apoliticità della musica. Si fa presto a ignorare il fatto che il nostro paese è influenzato da sempre, più di qualsiasi altro, dalle battaglie ideologiche del momento. Negli anni ’70 la musica jazz e quella contemporanea sono diventate inaspettatamente la colonna sonora degli anni di piombo, la bandiera di liberazione di una generazione intera. Passionalità tutta italiana nella vita sociopolitica? No. La verità è un’altra, e volevo sollevare una questione che solo un blog come il nostro, davvero dalla parte della musica, senza servirsi  dell’appoggio di nessuno, può e deve affrontare.
Questo articolo, come spesso succede, nasce in un pub, con una birra e un paio di amici. La discussione è vista e rivista, ma poi, cercando sulla rete, la rete “libera” e senza ideologie, non si trova niente. Sembra che nessuno voglia sporcarsi le mani. Allora lo farò io, con una premessa fondamentale: io sono di sinistra.
E allora, il fenomeno che volevo analizzare, o meglio di cui vorrei semplicemente scrivere – visto che su internet, regno di una libertà inventata quanto fasulla, non ho trovato menzioni di questa cosa – è la supremazia, imposta,  della sinistra sulla musica italiana. A tutti i livelli.
La vittoria culturale della sinistra sulla destra è sempre stata sottintesa, anche se una vera e propria battaglia non c’è stata. O meglio, c’è, ma è così difficile promuovere una cultura non-di-sinistra, che è persa a tavolino. 
Quello che voglio dire è che tutti fan finta di nulla e si nascondono dietro l’apoliticità. I più importanti siti e giornali di musica
italiana non si vogliono schierare, la musica la fa da padrona sulla carta. Eppure, sappiamo che esistono gruppi con decine di dischi alle spalle, e dove se ne parla? Provate. Provate a cercare “270 bis recensione” su Google. Uscirà soltanto un sito. Un sito che si occupa solo di questa musica, che è davvero tanta. Questo sito, creato dalla destra per la destra, rompe un silenzio che continua ad esistere. E’ solo un ghetto costruito per disperazione, perché chiunque voglia accedere a quella musica può solo così.
E mentre centinaia di gruppi nascono a Roma e in tutta Italia e senza troppo impegno si trovano sul palco del Primomaggio così all’improvviso, è perché tutti ne parlano. Parlano della loro musica, il resto, è sottinteso. Sembra una mafia.
Ma avete mai sentito la musica di destra? Dal punto di vista musicale, per il poco che ho ascoltato visto la difficoltà che trovo ad accedervi, c’è davvero ben poco da ridire. Perché non ne parla nessuno? Dov’è Rockol, dove Il Mucchio, XL, Rockit e via dicendo?
Direte che quella è la musica dei fascisti. Lo direte un po’ con leggerezza, come se fossimo ancora negli anni ’70, come se non fosse questa ghettizzazione che alimenta da decenni la nascita e crescita di movimenti di estrema destra.
Ho sentito pochi gruppi di destra e ho notato grandi musicisti e delle canzoni niente male. Non cori “duce duce”, alcune sono canzoni d’amore, altre canzoni sì politicizzate ma che vivono, come quelle di sinistra, di una passionalità ideologica invidiabile. Peraltro non avete idea di quanto possa essere difficile scrivere un pezzo di destra. Ogni singola parola pesa il doppio, può costare un’etichetta troppo semplice, devi fare un prodotto valido e non scontato per non essere considerato il violento, il nazista, il nostalgico. Scrivere un pezzo per la sinistra è molto più semplice. Anzi, per ottenere l’approvazione non scritta dal mondo della cultura “giusta” basta scrivere un pezzo e ficcarci una bandiera rossa, o anche non scrivere nulla, dando per scontata l’appartenenza. Basta un cenno, un “fra le righe”, ed entri a far parte del circolo.
Ancora non ci credete? Allora pensiamo più in grande: usciamo dalla musica del sottosuolo. Pensiamo a Battisti, uno dei compositori più grandi che la musica “pop” italiana ha avuto, che è stato considerato un minore per anni ed anni perché fascista supposto, penso a Bennato e Gazzè, che sono stati esclusi dal “circolo” perché da bravi musicisti hanno suonato per chi li ha chiamati a suonare, che fosse il PD, il Primomaggio o AN. Penso a De Gregori che negli anni ’70 fu accusato di superficialità perché non cantava di politica. Ed è incredibile che questi artisti sono in genere di sinistra, ghettizzati anche loro perché hanno “suonato per il nemico”.
Per chi ama la politica: chi è che lotta per una libertà non concessa? Chi è il “regime” in questo caso e chi la resistenza? Quanto conviene alla sinistra forzare questo potere acquisito e quanto invece la danneggia?
Per chi ama la musica il mio consiglio è uno solo: la musica è bella tutta, andate e ascoltate qualsiasi cosa, di destra, di sinistra, apolitica, religiosa e troverete quello che vi piace. Fra l’altro ci sono gruppi di destra veramente, ma veramente validi dal punto di vista musicale, basterebbe solo togliere la buccia del pregiudizio e ascoltarli.
Infine, per chi di musica ne scrive, basta ignorare un movimento grande e valido sotto molti punti di vista. Parlarne non darà forza al neofascismo. Più semplicemente, aumenterà la libertà, per lo meno, nel mondo della musica, che nessuno di noi vuole vedersi portare via da stupide lotte di potere. Ci darà la vera libertà su internet dove tutti sono liberi “fino a un certo punto”. O, almeno, pensateci su, per una libertà di stampa e di pensiero che troppo spesso recriminiamo ma che quasi mai abbiamo dimostrato di saper meritare. Per sfatare il mito dei giornalisti, a cui Giorgio Gaber, non proprio l’ultimo dei fascisti, diceva: “avete ancora la libertà di pensare, ma quello non lo fate”.
effebbì

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  • A tal riguardo vi propongo un esperimento molto curioso quanto divertente. Prendete i migliori musicisti “di destra”: 270bis, Massimo Morsello, Skoll… quelli dalla passionalità unica e dalle note di fuoco; prendete una qualsiasi loro canzone, potete spaziare tra amore (vero), galera (vera), dolore (vero) per la morte (vera) di amici e fratelli, insomma in mezzo ai più disparati anfratti della vita vissuta (vera) e non quella immaginata finalizzata al marketing. Ebbene, dicevo, prendete questa canzone e fatela ascoltare ad amici e parenti, se perbenisti meglio, ancor di più se “di sinistra” (che cavolo di categorie, ancora!). Quando apprezzeranno il pezzo e cominceranno ad amarlo raccontategli la vicenda personale del cantate che dà voce a quelle note.
    La faccia che vedrete sul suo volto sarà uno spasso.

    Saluto così questo coraggioso articolo:

    http://www.youtube.com/watch?v=lzv2venfCKg

    http://www.youtube.com/watch?v=8TJ2mD5NfhA

    http://www.youtube.com/watch?v=ZINrGpnF_yg

    http://www.youtube.com/watch?v=udN195WXklA

  • Probabilmente verrai tacciato di neo-fascismo o accusato di ‘leggittimare i fascisti’ per uno strano riflesso condizionato che ci portiamo dietro da ormai 60 anni, ma ciò che dici è profondamente giusto soprattutto alla luce della vivacità musicale che l’ambiente della destra radicale sta vivendo. Vivace ed eterogeneo, si va dal classico Morsello ai punk-rock Zetazeroalfa al rap dei Gang Calavera all’hardcore dei Blind Justice e degli Hate for Breakfast. Il pregiudizio, concludendo, molto raramente è inverso, cioè ‘i fasci’ non nascondono di ascoltare cccp, Guccini, Rino Gaetano, De Andrè per citarne alcuni.

  • E ti dirò di più Rolando: gruppi d’area, quali La Vecchia Sezione, addirittura fanno cover di questi stessi artisti “di sinistra” (si diano pace i compagni) quali i Modena o De Andrè (e ne stanno preparando anche di Guccini!). Forse loro 70 anni fa, ma anche prima, oltre all’onore hanno perso un altro elemento che contraddistingue quelli veri tra noi: la capacitá di andare oltre.

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