Il Branco | Wishlist 18/11/2017

il branco

Chitarre distorte, synth e punk rock: il sabato sera a San Lorenzo si muove sulle note de Il Branco.

A riscaldare un freddo e atipico sabato sera, in una Roma ancora annichilita dal post-derby, ci hanno pensato Nicola Pressi, Francesco Gambini e Leonardo Pressi, rispettivamente voce e chitarra, synth e batteria de Il Branco, grazie ad un live di alto livello nell’accogliente cornice del Wishlist di San Lorenzo.
Ovviamente per noi di Cheap Sound il trio romano non è una recente scoperta, già lo scorso gennaio infatti avevamo dedicato una recensione all’album d’esordio Non fate caso al sorriso pubblicato sotto l’etichetta Ladri di Merende (che potete leggere qui) . E se la versione in studio dei brani ci aveva colpito per le sonorità decadenti e la ricerca nei testi, l’esibizione dal vivo non è certo stata da meno.

La caratteristica più interessante di questa band, resa ancora più evidente durante il live, si trova nella commistione di diversi stili musicali che ne rende difficile (se non impossibile) una classificazione precisa: nelle loro tracce gli elementi di cantautorato si sposano perfettamente con i sintetizzatori, mentre le chitarre distorte e l’attitudine punk rock mette in risalto i testi introspettivi.
Per alcuni versi, dovendo azzardare dei paragoni con altri artisti dell’attuale scena indipendente italiana, Il Branco suona come il perfetto compromesso fra il rock alternativo dei Fast Animals and Slow Kids e Zen Circus e il filone synth pop tanto in voga in questi anni.

Ad aprire il concerto di sabato è stata Valeria Farinacci, cantautrice classe ’93 e fresca della partecipazione a Sanremo Giovani, che ha presentato alcuni dei suoi brani più famosi in un’inedita versione solo pianoforte e voce.

Giusto il tempo di un rapido cambio palco e Il Branco ha subito acceso la serata con una serie di canzoni tratte dall’ultimo disco come “Via Boncompagni” o “Buonamorte”.

Altra peculiarità (e allo stesso tempo vero punto di forza della band) sono i ritornelli “sing-along”, cioè quei ritornelli dalla melodia orecchiabile che si ripetono in maniera quasi ossessiva e che portano anche il pubblico a cantarli a squarciagola: è il caso di “Augurarsi un addio”, uno dei pezzi più evocativi, dove la band ha trascinato tutti i presenti sulle parole

“Solo chi è inseguito ha una pistola in mano / decidere dove mirare fa schifo”

Mi ha colpito la grande complicità fra i ragazzi che spesso per stemperare la tensione e riempire i momenti vuoti si riprendevano l’un l’altro o scherzavano con qualcuno del pubblico eliminando quella sorta di “quarta parete” che in un concerto, un po’ come avviene nel teatro, sembra relegare l’artista in una dimensione differente rispetto agli spettatori.

Le canzoni più energiche hanno lasciato poi il posto alle ballad “Aria” e “Canzone” dallo stampo decisamente più intimista. Anche qui i ritornelli sembravano quasi dei mantra, delle preghiere da recitare per liberarsi da un peso che si porta dentro da troppo tempo:

“Chi scrive una canzone un sogno di santità, chi ci salva, chi ci parla, chi ci ascolterà”

Grazie soprattutto a queste ultime due ballate, Il Branco, ha dimostrato di saper gestire bene le dinamiche e di valorizzare al massimo i pochi strumenti a disposizione (chitarra, synth, batteria) riuscendo nell’impresa non scontata di intrattenere senza stancare.

Proprio per questo il passaggio ai pezzi più vecchi contenuti nell’ep omonimo del 2015 è stato naturale e totalmente coerente con il resto del live: “Per sciogliere i nodi” e “Il teorema di Neanderthal” si sono alternate senza problemi ai cori della più recente “Ultimo appello”.

Verso la fine del concerto i tre hanno poi proposto una reinterpretazione di “Veleno” , fra i brani di punta di “Hai Paura del Buio” degli Afterhours, band che per loro stessa ammissione ha influenzato parecchio il songwriting dell’ultimo album.  Uso di proposito il termine “reinterpretazione” e non “cover” perché grazie ad alcuni semplici accorgimenti nell’arrangiamento i ragazzi de Il Branco sono riusciti a  caratterizzare in maniera originale una canzone dal peso musicale non indifferente.

L’esibizione è poi terminata con “Auguri”, il cui videoclip è stato presentato in anteprima qualche giorno fa su Rolling Stones Italia, e “De Profundis”, senza dubbio la traccia più struggente dell’intera scaletta.

“Questa profondità non vale il prezzo di affogarci dentro”

Ben suonato e ben strutturato, il concerto de Il Branco è stato un live piacevole e coinvolgente. Lì dove per questioni tecniche i suoni a disposizione erano limitati, il trio ha saputo gestire al massimo le proprie risorse cercando di tirarne fuori il meglio.

Per concludere, penso sia giusto riportare la frase con cui loro stessi si sono congedati: 

“Questo era, è e sarà ancora per molto tempo Il Branco”

…e a noi, in fondo, non può che andare bene così.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *