Il free-download non è la soluzione per i problemi della musica, ne è la causa

Se una cosa è bella, o meglio ancora se la si ritiene bella, non vale la pena di pagare per averla?

 

Il free download, la possibilità di scaricare musica da internet gratuitamente, nasce come forma illegale di procurarsi uno o più brani senza dover comprare l’intero Compact-Disc.
Vi risparmio la storia del download pirata, iniziata ai tempi di Napster, perché si tratta di eventi dello scorso millennio, limitandomi a constatare (e contestare) lo stato attuale di questo particolare mondo digitale.
Ad oggi molti artisti decidono di rendere disponibili i loro album in free download volontariamente, vedendo in questa scelta alcuni vantaggi che la vendita del proprio lavoro non può garantire, quali la diffusione virale attraverso il passaparola dovuto all’appeal mai tramontato dell’espressione scarica gratis o la possibilità di offrire un omaggio di uno-due pezzi ai nuovi potenziali fan.
Apparentemente tutti escono dallo scambio con il sorriso: l’ascoltatore che non ha speso un euro e l’artista che ha guadagnato un – potenziale, è sempre necessario sottolinearlo – fan.

In poco tempo si arriva ad una verità piuttosto amara: se il free download illegale uccide la musica, quello legale ne è complice.
Della musica, a causa degli amatissimi Napster, WinMX, eMule, YouTube2Mp3 […], si è perso il valore e con esso il concetto che se una cosa è bella, o ancora meglio se la si ritiene bella, vale la pena di pagare per averla.
Ovviamente vale l’aurea regola “in medio stat virtus”: pagare 21€ per un album è un furto, scaricarlo gratis (illegalmente o legalmente) è ingiusto.

Recentemente un articolo che La Repubblica ha condiviso su facebook raccontava di artisti del calibro dei Metallica obbligati ad andare in tour perché le vendite dei loro album erano diminuite. Fino a questo punto nessuna sorpresa, perché la parte migliore era garantita dai commenti dei lettori: il più frequente era “finalmente inizieranno a lavorare anche i musicisti”, espresso in tutte le sue variabili, più e meno volgari.

C’è un’ignoranza di base sul lavoro del musicista: si pensa che non sia un lavoro. Si ignorano i costi di pubblicità, di sala prove, di studio di registrazione e – soprattutto – si ignora che prima di registrare un album, bisogna che vengano scritte e arrangiate almeno una decina di canzoni.
Se c’è una cosa che odio dire è che “in Italia..” non ci sono possibilità, non si vende, la gente non ha la cultura della musica dal vivo, etc., etc., etc…., perché – per nostra stessa esperienza – qui a CheapSound abbiamo visto che quando ci si dedica seriamente ad un progetto, questo funziona. Ma quei commenti mi hanno fatto capire quanto sia distorta la visione del mondo della musica per chi non ne fa parte.
E’ proprio questo tipo di mentalità che porta a non voler acquistare un album di un gruppo che ci piace e obbliga gli artisti a pensare che sia giusto regalare il proprio lavoro (per il quale si è pagato, e non si è stati pagati) per cercare di ottenere un minimo di impatto sul popolo del download gratuito – in poche parole, l’artista si trova di fronte ad un scelta impostagli dal mercato: o gratis o non ti si fila nessuno.

Per concludere…

L’idea che l’autore di questo articolo ha della vendita di musica digitale (e fisica, perché no…) è perfettamente espressa in quest’immagine.

Tra le soluzioni più riuscite e in linea con ciò che l’immagine rappresenta figura quella di Bandcamp, un sito che permette di mettere in vendita la propria musica sia a prezzo fisso sia lasciando decidere ai propri fan l’importo (con la possibilità di scaricare gratuitamente interi album lasciata a discrezione degli artisti). Bandcamp ha comunicato che, quando gli artisti permettono ai loro fan di decidere il prezzo della musica, in media il download avviene ad un prezzo del 50% superiore rispetto a quanto richiesto: i fan valutano la musica più di quanto la valuti l’artista stesso. Questo esempio evidenzia come non sia solo colpa del “pubblico” che pretende tutto gratis, ma anche degli artisti, che per primi dovrebbero valutare correttamente il proprio lavoro.

Il mio auspicio è quello che gli artisti possano contare sui loro fan non solo come numeri su facebook, ma principalmente come sostenitori e acquirenti del loro lavoro e che si possa creare quindi un mercato di musica che vale-la-pena-di-essere-pagata, piuttosto che un mondo dal motto free music in a free world.

 

Francesco Mellino

No Comments

  • Penso che quest’articolo sia impregnato di una generalizzazione e di una superficialità che trovo assolutamente discutibile.
    Al contrario vostro io credo che il free download sia stata la salvezza della musica indipendente, non a caso molti gruppi oggi, anche quelli che fanno musica da molti anni distribuiscono musica (singoli pezzi o interi album) gratis.
    Questo perchè ormai i ricavi principali non si fanno con i dischi ma con i concerti. La tecnologia ormai permette di produrre (registrare e finalizzare) un album con una spesa enormemente più bassa rispetto al passato. La maggior parte della musica indipendente, di sicuro i primissimi album, vengono registrati in casa, in garage, nella sala prove che gestisce un amico.
    Il disco è un mezzo per girare come artisti, vendersi ai locali e organizzare serate. Se se ne può poi ricavare qualcosa meglio ma, dalla parte del musicista, quello che più conta è la sua diffusione su larga scala, su qualsiasi mezzo.
    Veniamo alle considerazioni personali: la maggior parte della musica che ascoltavo da bambino proveniva da musicassette che i miei genitori copiavano, è un sistema che funzionava. Con le dovute proporzioni, la pirateria era più diffusa allora che oggi.
    Attualmente e in prima persona posso dire che ascoltare a costo zero un album e poi comprarlo, per me è la prassi. Ho ordinato dai negozi di dischi e su internet la maggior parte dei dischi scaricati da bandcamp o trovati in file .rar su mediafire e simili.
    E questo perchè mi piace la musica e credo come dite voi che il musicista vada ripagato della sua fatica, anche intellettuale.
    Ma il dover pagare PER FORZA non lo vedo una cosa giusta, non ci vedo argomentazioni valide in quello che avete scritto.

    • Ciao Lorenzo,
      siamo molto contenti di ricevere commenti ai nostri articoli ma ti prego di notare che l’autore è uno solo, non è tutta la redazione che scrive, quindi, essendo CheapSound un’organizzazione assolutamente democratica, se uno dei nostri editori scrive un articolo, anche e soprattuto se lo fa su un argomento tanto delicato, questo viene pubblicato anche se l’autore è l’unico a credere nella sua idea.

      Detto ciò, credo che Francesco, con questo articolo, abbia voluto dire che proprio perchè si vogliono supportare artisti indipendenti/emergenti che si dovrebbe ragionare in termini di “se una cosa mi piace, perchè non dovrei pagarla?”. E questo di solito, oggi, si fa prima andando a sentire il concerto, e poi decidendo se acquistare o meno la musica che ci viene proposta.
      Per quanto pure io non sono totalmente daccordo, non lo trovo un articolo generalizzante e superficiale. E’ stato espresso un punto di vista (opinabile, per carità), ma son stati anche riportate delle argomentazioni che sottolineano il fatto che c’è gente disposta a pagare di più di quanto realmente dovrebbe esser pagato, e non vedo cosa ci sia di male visto che non è un PER FORZA ma un “se vuoi”.

      Un saluto,
      Matteo

    • Caro Marco, grazie per la tua osservazione:
      in realtà quello che il grafico allegato all’articolo che hai pubblicato dice è che i giovani comprano più CD dei meno giovani, e che i giovani sono anche quelli che scaricano musica illegalmente, la conclusione errata che si evince dal titolo è che allora scaricare musica illegalmente fa comprare più CD.

      Ti renderai conto che i dati sono stati male interpretati e che sono comunque non completi per il tipo di analisi da me portato avanti.
      Ti invito a leggere con maggiore attenzione l’articolo da me scritto, perché la mia critica non va a chi scarica illegalmente, ma a chi offre gratuitamente i suoi servizi (agli artisti, insomma).

      Grazie per il tuo contributo,
      spero in una tua risposta
      FM

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