Il nuovo mondo esibito nel Teatro degli Orrori

ALT! (da Radio Kaos Italy)

È la trasmissione radiofonica che fa dell’ALTernative rock la sua ragione di vita e la sua missione. Andiamo alla ricerca dei migliori gruppi alternative, indie, e qualsiasi altra cosa sia riconducibile al rock, dai giovani gruppi emergenti alle migliori realtà del rock italiano, senza distinzione, ma con una condizione: NON siano nel Main Stream. E lo facciamo in diretta tutti i venerdì, dalle 17 alle 18, su www.radiokaositaly.com. E da oggi approdiamo anche qui su CheapSound per curare una rubrica quindicinale su ciò che più troviamo interessante dal mondo della musica, sempre rigorosamente ALT!ernative Rock.

Come primo capitolo della rubrica Alt! non potevamo che iniziare con la nostra personale recensione del nuovo album de Il Teatro degli Orrori, uscito il 31 gennaio, intitolato “Il Mondo Nuovo”. Dovevamo farlo perché siamo legati a questo gruppo, visto che il nome della nostra trasmissione nasce da una canzone del loro precedente album, che peraltro ci fa anche da sigla, Alt!.

Ebbene si! È finalmente uscito, probabilmente quello che è l’Album dell’alternative italiano, e, anche se da soli tre giorni, già si è scritto tutto e di più. Sarebbe inutile soffermarsi su quello che si sa, ma è giusto riepilogarlo: il risultato di Capovilla&co è un concept album sull’immigrazione. Fortunatamente è stata accantonata l’idea di parafrasare la “Storia di un impiegato” di De Andrè (si sarebbe dovuto chiamare “Storia di un immigrato”), sarebbe stato un paragone troppo azzardato; meglio ripiegare su un’utopica speranza, quella de “Il Mondo Nuovo”. E lo stesso Pierpaolo ne spiega il perché: “quello che c’è adesso non va bene, ne voglio uno nuovo”. Eppure, ancor prima di uscire, già polemiche sul gruppo e sul lavoro. Polemiche scatenate dal singolo “Io Cerco Te” e dovute ad un verso (frainteso) nei confronti di Roma. Perché la gente non è capace di andare oltre al primo significato delle parole non riusciremo mai a capirlo, anche perché accusare di leghismo un socialista dichiarato come Capovilla non si spiega, ma tant’è…

Sin dall’intro di batteria della prima traccia (“Rivendico”) si capisce che i quattro non hanno voglia di scherzare, e pure il testo rabbioso conferma questa prima impressione. Ma andando avanti in realtà l’album si dimostra più complesso di quanto si potrebbe credere. Se infatti le prime tre tracce paiono condurre l’ascoltatore dalle ceneri di “A Sangue Freddo” alle albe del nuovo lavoro, dai pezzi successivi inizia a variare qualcosa. Già le melodie orientaleggianti della bellissima “Skopje”, miste allo xilofono di legno che dà un pizzico di etno alla successiva “Gli Stati Uniti d’Africa” introducono elementi nuovi all’interno di un sound che rimane comunque aggressivo. La vera e propria spaccatura dell’album arriva con “Cuore d’Oceano”, dove l’illustre partecipazione di Caparezza e dei synth di Aucan producono un pezzo che (non ce ne vogliamo gli amatori dell’artista pugliese) in realtà poco si amalgama con il resto dell’album. Anche se un trio rap, rock, elettronico è un qualcosa di indubbiamente nuovo, speriamo che non venga edita come singolo, perché altri pezzi lo meriterebbero di più. Dalla successiva “Ion” (in memoria di Ion Cazacu, operaio rumeno bruciato vivo dal suo padrone-datore di lavore perché voleva essere messo in regola) però si respira un aria nuova: alle morbide e riflessive chitarre acustiche di Gionata Mirai, che ha decisamente allargato il proprio bagaglio artistico dopo l’esperimento artistico a 12 corde del suo “Allusioni”, si accompagnano archi che stemperano ancora di più e che rendono la seconda metà del disco molto più lenta e sofferta, con un pathos che perfettamente si mescola con i testi intimisti, densi e profondi del Capovilla. E infatti sono proprio questi i veri protagonisti, testi che raccontano storie tristi ma piene di speranze, alternate invece a chi le speranze le ha perse, come il ventenne soldato americano di “Cleveland-Baghdad” o il vecchio e povero comunista “Martino”, legato solo al suo vecchio gatto e all’ideologia (rappresentata da Gramsci) e ispirato a “Il Compagno” del poeta russo Essenin. Già, perché non mancano le citazioni, implicite (Rimbaud, Brodskij, Stratanovskij, Celine) o esplicite (Pasolini, Azor Rosa e Zizek in “Rivendico”), e non manca la canzone dedicata all’Africa ( negli “Stati Uniti d’Africa” si parla di Henry Okah, leader del movimento della liberazione del Niger del Delta). Come non sottolineare la straziante emotività di “Nicolaj”, che pare richiamare “Ti Aspetto” del precedente album. Grandissima e ben riuscita novità è rappresentata dai cori, onnipresenti in tutto il lavoro, talmente impersonali (come infatti i cori devono essere) che possono perfettamente rappresentare le voci delle persone le cui storie sono raccontate da Capovilla, e che fanno da sfondo perfetto alla fantastica perfomance vocale del frontman veneziano, che ha ormai optato per la tecnica parlata in quasi tutte le canzoni, marchio di fabbrica del Teatro che contribuisce perfettamente a veicolare i contenuti poetici e i significati forti dei suoi testi. Niente da fare, Pierpaolo ha la capacità di dominare gli argomenti più controversa con capacità, competenza e originalità, il che è un privilegio raro nella cultura musicale italiana. Stilisticamente invece si nota come leitmotiv di tutto il disco l’esplosività della batteria di Franz Valente, sempre presente e mai fuori posto,anche a costo di “bombardare” l’ascoltatore a suon di ottavi di cassa, misto al basso ferroso e distorto di Favero . Unica pecca reale è la lunghezza: 16 tracce per un concept sono troppo, e considerate anche la ripetitività di alcune tracce della seconda parte e lo stile parlato del cantato, forse sarebbe stato il caso di ridurre la tracklist (l’ascoltatore arriva stanco alle ultime tracce) di due, tre canzoni.
Ma, in fondo non ci importa, noi questo mondo nuovo ce lo godiamo tutto, e ora li aspettiamo live!

                                    Giovanni ‘Giocker’ Romano                                       Alice Ignazi

Tracklist

1. Rivendico
2. Io cerco te
3. Non vedo l’ora
4. Skopje
5. Gli Stati Uniti d’Africa
6. Cleveland – Baghdad
7. Martino
8. Cuore d’Oceano
9. Ion
10. Monica
11. Pablo
12. Nicolaj
13. Dimmi addio
14. Doris
15. Adrian
16. Vivere e morire a Treviso

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