Independent Label Market | Intervista a Noia Dischi e A Modest Proposal

Come la scorsa settimana, ecco la seconda intervista doppia in vista dell’attesissimo Independent Label Market. Questa volta abbiamo voluto fare qualche domanda a due etichette che saranno protagoniste negli spazi del Monk Club la prossima domenica.

Le due etichette sono diverse ma unite dalla viscerale passione per la musica riversata nei loro progetti:

  • Noia Dischi si distingue per la scelta di produzione completamente italiana
  • A Modest Proposal, invece, si presenta come finestra sull’Italia per artisti stranieri.

Ecco cosa ci hanno raccontato.

Noia Dischi

Ti presenti come etichetta? Come è nata? Su che principi si fonda? Mi dai 3 parole di riferimento?

Noia Dischi è l’ultimo avamposto della musica dei giusti, è un modo di essere identitario nell’attuale panorama musicale. Nata come un gioco tra due amici annoiati che volevano superare un pomeriggio stagnante, oggi è una realtà che cresce di giorno in giorno. Si fonda su un’etica ben precisa che corrisponde alla volontà di crescere insieme ai propri artisti, allo sviluppo di un progetto si accompagna in parallelo quello degli altri… cerchiamo di operare come una cooperativa: se cresce un artista si lavora contestualmente per la crescita degli altri e di conseguenza per quella di tutta la struttura.

Noia Dischi è identità, famiglia, stile.

Cosa significa essere un’etichetta indipendente oggi? Come linea la vostra è abbastanza definita… da cosa nasce questa scelta? Qual è la vostra missione?

Essere un’etichetta indipendente significa operare in totale autonomia di pensiero, le nostre scelte sono dettate esclusivamente dal nostro gusto e dal nostro concetto di musica scisso da un’ottica puramente lucrativa: facciamo quello che ci piace, nel modo che riteniamo più congeniale. Sviluppiamo progetti che scrivono esclusivamente in italiano, perché pensiamo che un artista che suona e si muove in Italia possa esprimere a pieno il proprio potenziale e comunicare su scala più ampia utilizzando l’italiano. La nostra linea è molto definita perché riteniamo che oggi, in un settore in cui le carte si sono mescolate molto, sia necessario avere idee chiare e linee guida precise. La missione è creare un linguaggio comune e condiviso basato sui propri principi, in cui sia possibile dialogare con l’industria della musica mainstream senza dover per forza perdere qualità, ma mantenendo contenuti, identità e spessore artistico/culturale.

Cosa cerchi in un artista che vuoi produrre? Come lo scegli?

Cerchiamo artisti che abbiano un proprio linguaggio e un forte immaginario che si traduca in una proposta musicale innovativa e al contempo coerente con gli sviluppi dello spazio/tempo in cui viviamo. La scelta non si limita all’ascolto del materiale, cerchiamo di conoscere le persone, capire dove si annida il talento e cosa comunica un artista al di là del dato puramente musicale.

Nello specifico la tua etichetta cosa può offrire a una band in cerca di supporto e promozione?

Ci occupiamo della promozione dei nostri artisti a 360°. Lavoriamo come booking e ufficio stampa e li mettiamo in contatto con fotografi, videomaker, grafici, che fanno parte della famiglia Noia Dischi. Seguiamo anche la produzione musicale, parlando con gli artisti prima che si mettano all’opera, cercando di capire dove vogliono indirizzare suoni e testi, e seguendone lo sviluppo. Siamo consapevoli del fatto che un disco non è il lavoro di un singolo ma quasi un’opera collettiva, per cui il nostro obiettivo è mettere l’artista a suo agio, con collaboratori che siano anche amici, in modo che possa prima esprimersi al meglio, e poi farsi conoscere senza troppi compromessi.

Il web costituisce una nuova forza?

Saremmo stupidamente provocatori se dicessimo che il web non ha inciso in maniera più che rilevante sulle dinamiche del settore musicale. La nostra etichetta prova a sfruttare a pieno i vantaggi della comunicazione web, tenendo sempre conto che la musica si fa anche fuori da internet. Tuttavia è importante non perdere il senso della realtà e non dimenticare che dietro la comunicazione web debba esserci sostanza e contenuto.

Come si conciliano ricerca musicale e marketing nel 2016?

Sono due aspetti complementari, ma è chiaramente il secondo che deve piegarsi al primo per creare un discorso coerente. Un immaginario ben chiaro, fatto di suoni, immagini, citazioni invade il modo di comunicare del gruppo e dell’etichetta. Certa musica non potrebbe esistere se l’artista non avesse, almeno in nuce, un immaginario più o meno preciso. Fare marketing, in questo modo, vuol dire esplodere quell’immaginario.

Hai incontrato delle difficoltà o delle barriere in Italia? Secondo te all’estero è più facile?

L’Italia presenta alcune barriere soprattutto a livello economico, ma ciò non riguarda solamente l’industria musicale. Le regole del gioco sono queste, al netto di qualsivoglia esterofilia, quindi abbiamo poco da lamentarci: viviamo in Italia, seguiamo artisti italiani, facciamo dischi in Italia.

Esiste un rapporto di collaborazione tra te e altre etichette indipendenti? E con le Major?

Ad oggi Noia Dischi non ha collaborazioni all’attivo: siamo abbastanza giovani e incoscienti da pensare che possiamo fare da noi, con le nostre idee e la nostra mentalità. Siamo tuttavia aperti a valutare qualsiasi proposta, purché condivida i principi su cui la nostra etichetta si fonda.

A Modest Proposal

Ti presenti come etichetta? Come è nata? Su che principi si fonda? Mi dai 3 parole di riferimento?

A Modest Proposal è nata quest’anno. Quando io (appassionato di musica da oltre trent’anni, scrivo su riviste, webzine e conduco un programma radiofonico), Alessio Pomponi (Indie For Bunnies/Unplugged In Monti) ed Emanuele Minuz (Unplugged In Monti), ci siamo resi conto che avremmo voluto dare una casa a tanti artisti, soprattutto stranieri, che non avevano materiale promozionale né una distribuzione italiana. Sarà l’età, ma siamo tutti e tre nostalgici del vecchio supporto fisico, sia esso vinile o cd e non ci accontentiamo dei file digitali. Il nostro unico faro è la passione per la musica che produciamo. Vorremmo dare spazio ad artisti che hanno la nostra stessa passione e che, magari, non sono guidati solo dalla voglia di sfondare ma dalla volontà di far ascoltare la loro proposta musicale a un pubblico sempre più vasto.

Tre parole: inevitabilmente “Passione”, poi “Sincerità”, e “Accuratezza”.

Cosa significa essere un’etichetta indipendente oggi? Come linea la vostra è abbastanza definita… da cosa nasce questa scelta? Qual è la vostra missione?

La situazione sta cambiando in maniera rapidissima. Tutti possono mettersi alla prova in questo settore, togliendo ogni certezza e obbligando noi neofiti ad essere cauti. Se non si hanno grandi mezzi alle spalle, basta un’uscita sbagliata per mettere la parola “fine” all’esperienza. E’ necessario fidelizzare l’ascoltatore e, per raggiungere tale scopo, rendere il nome dell’etichetta una sorta di marchio di qualità. Come sono riusciti a fare Alessio e Emanuele con Unplugged In Monti: i loro live sono sempre pieni perché le persone si fidano delle loro scelte, a prescindere dal nome dell’artista che portano sul palco. Dovremo riuscire a fare lo stesso, evitando di cadere nel cliché dell’etichetta di nicchia. Non vogliamo avere un catalogo con decine di proposte tutte uguali. Credo che la nostra missione, come abbiamo sempre fatto anche prima dell’etichetta, sia far ascoltare la musica che amiamo al maggior numero di persone possibile. L’etichetta è un altro strumento, speriamo altrettanto valido, per far conoscere artisti che meritano.

Cosa cerchi in un artista che vuoi produrre? Come lo scegli?

Una grande passione per la musica che propone. Poi che abbia una personalità ben definita e una proposta musicale forte. Pubblicare un album di qualche clone, non ci interessa davvero. Deve essere pronto a collaborare con persone volenterose, appassionate e aperte come noi, e consapevole di non avere a che fare con un’etichetta già affermata. Cerchiamo artisti pronti a crescere insieme a noi.

Nello specifico la tua etichetta cosa può offrire a una band in cerca di supporto e promozione?

A parte passione e competenza, la certezza di essere accudita con cura e attenzione. Il nostro impegno costante e la possibilità di avere un supporto sia dal punto di vista della promozione, che curiamo personalmente, che dell’organizzazione dei tour. Tentiamo di offrire agli artisti che lavorano con noi il pacchetto completo, anche grazie all’esperienza che ci siamo fatti in tanti anni in campi diversi.

Il web costituisce una nuova forza?

Senza il web dubito sarebbe possibile mettere su un’etichetta come la nostra. Gran parte della promozione è fatta in rete a costi decisamente ridotti rispetto a una volta ed è sul web che scopriamo ed entriamo in contatto con gli artisti che ci interessano. Girare alla ricerca di artisti che colpiscano la nostra fantasia e ci stimolino a impegnarci per loro è la parte più bella, ci sono tantissime proposte interessanti in giro, basta saperle cercare. Del resto anche le Major e le etichette indipendenti più note lavorano con internet e alcune delle realtà indie italiane più importanti del momento lo sono diventate soprattutto grazie alla rete. Il web permette di amplificare il passaparola in maniera esponenziale.

Come si conciliano ricerca musicale e marketing nel 2016?

Malissimo. La scelta che abbiamo fatto, per ora, è di non concentrarci sul mercato. Le vendite sono ai minimi storici e, a parte una ristretta nicchia, l’ascoltatore distratto non acquista musica. Se dovessimo pensare al mercato non avremmo fondato un’etichetta.
L’unica possibilità, quindi, è fare ricerca musicale di base, non privilegiando solo artisti innovativi e fuori dagli schemi, ma scovando artisti che amiamo, che ci diano emozioni e voglia di andare avanti. Se e quando questi criteri saranno vincenti anche sul mercato noi ne saremo felicissimi, ma di certo non speriamo di arricchirci e di arricchire i nostri artisti pubblicando loro un album.

Hai incontrato delle difficoltà o delle barriere in Italia? Secondo te all’estero è più facile?

In Italia la burocrazia è feroce. Chiunque faccia qualcosa in campo artistico/imprenditoriale, potrà confermarlo. Il mercato è, poi, quello che è: boccheggiante, moribondo. All’estero sembra che le cose vadano un po’ meglio: molta meno burocrazia e un pubblico che risponde meglio, ma non è che siano tutte rose e fiori anche lì.

Esiste un rapporto di collaborazione tra te e altre etichette indipendenti? E con le Major?

Siamo agli inizi, ma abbiamo notato una certa vicinanza, soprattutto tra le piccole etichette emergenti. Ci sono persone davvero animate da un “sacro fuoco” in questo ambiente e avere a che fare con loro è gratificante di per sé. Per la nostra prima uscita (gli statunitensi/svedesi Barbarisms) siamo stati subito contattati da altre etichette che ci hanno offerto il loro aiuto e supporto. Magari si tratta anche un po’ di solidarietà tra “deboli”, ma è bello sentirsi parte di una piccola comunità. Le major, per noi, al momento non esistono, esattamente come noi non esistiamo per loro. Forse quando troveremo il prossimo Calcutta (straniero però) qualcuno ci contatterà.

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