IndieCheap: i maschietti dell’evasione oltre confini!

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tremendous_road_dola_j_chaplin-300x270L’Italia ha confini troppo snelli e troppo vicini. Basta saper pedalare appena un po’ per arrivare a varcar la frontiera (cit.). Almeno così pare.
E la nostra terra ci va stretta, un po’ per moda, un po’ per necessità, un po’ per provocazione e un po’ per difesa…qualcuno in fondo lo fa per pura e semplice curiosità. Ed è forse questa la radice culturale ed artistica che spinge anime ribelli del proprio giardino verde a cercar forme e lingue che siano sempre più verdi di ciò che hanno calpestato fino ad oggi.
E la prima arma per superare il grande mare e tuffarsi nella sala da ballo principale, è sicuramente l’America cantata, l’America suonata, il Folk che da quelle parti diventa pane quotidiano come fosse POP italico…e le assurde analogie tra suoni e sogni contaminate di quell’assurdo estro artistico, tra intimità delicata ed evasione psichedelica, il tutto macchiato di ruggine. E dall’America al resto del mondo il passo è immediato quanto automatico.
Alla rinfusa, dalla memoria, dal tempo e dal mondo, tiro fuori dal cassetto i grandi classici come Bob Dylan, Neil Young, Tom Waits ma anche i sempre giovani Damien Rice, Ray La Montagne, The Low Anthem, I Sodastream, i Sigur Ros, i Fleet Foxis, Mercury Rev…la lista sarebbe infinita.
La lista poi diventa davvero ingestibile se confiniamo tutto questo mondo in un’Italia di oggi dove la contaminazione linguistica si accompagna a quella dell’arte e della penna, dei vestiti e dei colori, dei suoni e delle atmosfere. L’Italia arriva sempre dopo? Allora forse scimmiottiamo i fratelli già moderni di anni rispetto a noi…o forse ci stiamo solo prendendo la nostra sana dose di avventura e di sperimentazione. A voi l’ardua sentenza. So solo che il nostro tempo ci regala arti e artisti, emergenti e veterani, che non possiamo lasciarci scappare.

Di nomi ce ne sarebbero tantissimi…è vero…io ve ne lascio alcuni…giovani giovanissimi…forse non tanto giovani.
Il primo Dola J. Chaplin, quando in studio si sono spente le luci e un’America per finta si è chiusa attorno alla sua chitarra, un’America famosa ormai dei famosi vecchi. E si è chiusa in una manciata di canzoni che ancora oggi si fanno ricordare tra gli addetti ai lavori in barba, è proprio il caso di dire, a chi le rinnega per comodità e ignoranza. Sincerità di pochi suoni, eleganza di pochi rimedi, la strada di anni fa confezionata dall’anima di un ragazzo di provincia che oggi scopre la “sua America”.

DOLA J. CHAPLIN – “What I Care (Reprise)
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=n_dQhdOHRGM[/youtube]

Oppure vi segnalo un Jester At Work che colora di scuro e di ruggine un writing introspettivo che avrebbe molto da insegnare a chi si pavoneggia dietro mille architettoniche trovate sonore, spesso amatoriali e ridondanti. Jester va al sodo senza curarsi di far vedere, in che modo e cosa…Jester non ha tempo da perdere dietro il mestiere dei conoscitori di “moda”.

JESTER AT WORK – “Deep Black Sea”
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=IlVrW24TYHg[/youtube]

È italiano da generazioni Paolo Saporiti. All’anagrafe forse. Il suo volo spiccato da alture classiche e con equipaggiamento a led ed pomellini digitali lo porta ovunque, in qualsiasi tempo, dove restano poche rarissime anime a fargli compagnia, forse qualcuno siede ad ascoltarlo dietro la spinta di un buon motivo per non omologarsi alla massa. Ma che sia davvero buono.

PAOLO SAPORITI – “A Real Love”
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=BRVm83_juuc[/youtube]


Paolo Tocco

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