INDIECHEAP: le femminucce dell’evasione oltre confini!

mimes-wine-memoriesLa patina di vecchio diventa organza elegante rifinita di pregio e di essenziale, cucita a mano e impreziosita da disegni delicati. Le melodie extra europee made in Italy spesso hanno questi sapori quando parliamo dell’arte di scrivere secondo una mano femminile. “L’America” intesa come l’altra terra da raggiungere non è sicuramente solo una bandiera ne uno status di vocazione. Cambiano i tempi e le forme, cambiano i colori e le stagioni. Difficile come sempre rappresentare con 3 proposte un quadro che, a seconda da dove lo si guarda, cambia anch’esso ragione e nome, appartenenza sociale quanto colore di pelle.

Chiudo gli occhi ed evito di girare a vuoto tra le note di stampa, mi chiudo nella mia “America”, prendo un pianoforte e lo poggio in un androne di vecchio palazzo e ascolto i rumori. Come farebbe Ameliè nel suo mondo incantato di giochi e di scritti, di tiretti colorati al banco delle caramelle. Sono le riflessioni di un se durante la scoperta del mondo e delle sue piccole cose. Anche questo mi aiuta a fare la voce sottile di Laura Loriga. Una traduzione efficace dai suoi Mimes Of Wine con cui celebra il “bianco” e il “pensiero”, celebra il tempo che scorre lento, celebra il tutto cosciente, prezioso fino al suo più delicato dettaglio, tra venature di Jazz mai propriamente detto e tenebrose avventure a cui ci hanno abituati mostri sacri come Backley, Cave e tanti altri. I nomi davvero scorrono a iosa. Altrettanto inarrestabile il viaggio, rigorosamente attuale, che scivola via dal finestrino, l’autunno, il fuoco caldo di un riparo, qualche nuova storia da raccontare domani. Laura Loriga tenta il salto dal suo pianoforte e i Mimes Of Wine al completo le danno ragione e dalla ragione non c’è tempo da perdere…il viaggio è davvero lungo. Un disco che non trova pace questo “Memories for the Unseen” perché di pace si nutre non potendo “vedere” ciò che il mondo intero ha nascosto…allora lo immagina…e noi immaginiamo con loro…

MIMES OF WINE – “Yellow Flowers”
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=9vBfAReLIbY[/youtube]

Resto in America, ci torno passando per Bologna e per le terre di confine. Susanna La Polla la conosciamo con il nome di Suz. Il contatore del tempo oggi lo fermo agli anni 2000, presente che agogna anche il futuro…quindi non penso ai vinili…quindi non penso al vecchio folk d’autore. Parlo di quel dub elettronico dal sapore di una New York da limousine, parlo di “Alan Parson” o dei “Massive Attack”, parlo di hip-hop che si mescola a xilofono e archi e a tanta voglia di sperimentare con gusto, quel gusto sapiente che in Italia manca spesso e volentieri. Non a caso la produzione porta soprattutto la firma di KutMasta Kurt.

SUX – “Distant Skies (Don’t say a word)”
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=oyFCS1F2v6s[/youtube]

E poi arriva “Taking Care”, il disco di Livia Ferri, che da una Roma troppo lontana, cammina a piedi nudi ovunque ci sia musica folk e la raccoglie in un disco che profuma di grandi istituzioni del genere. Cammina cammina, in un pop americano macchiato di mondo, colorato di tutto, che sa reggere il confronto e confrontandosi a testa alta cammina cammina, anche da sola, con la chitarra se vuole…che a certi artisti in cammino, una chitarra soltanto può bastare.

LIVIA FERRI – “Hopefully”
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=XM7o2Gllb9Q[/youtube]

 

Paolo Tocco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *