Intervista ad Ohio Kid |L’universo è un errore

foto ohio kid

Giulio Bonazzi non è più un ragazzino e non viene neanche dall’Ohio, ma il suo Everyone was sleeping as if the Universe were a mistake è bellissimo e, tra echi e riverberi, siamo andati al Cantine per conoscerlo meglio…

La donna ti lascia, sei lontano da casa, ti capita di saper suonare la chitarra e quindi decidi di incidere due canzoni. Una storia già sentita. Altre volte succede che le canzoni diventano sei, e all’improvviso ti ritrovi con un album tra le mani e, ancor più raramente, accade che questo disco sia pazzesco. È questo il caso per Ohio Kid ed il suo secondo lavoro in studio, che incanta per l’intimità dei testi e l’intensità della produzione. Di questo, ed altre tematiche poco importanti come l’universo, si parla nell’intervista che segue…

album cover

Guardando la chitarra e il nome, ho pensato avremmo ascoltato un po’ di blues… invece il “blues” è tutto nei testi, non nel suono…?

È vero. L’unico blues è tutto lì, nella chitarra, nel nome e nei testi. Anche perché non mi considero un grande esperto. I miei ascolti hanno sempre virato in altre direzioni.

Prima del concerto, mi hai accennato di aver registrato il disco in Lussemburgo e dell’ottimo rapporto con chi lo gestisce: puoi approfondire? Hai anche detto di essere un po’ “folle” in studio…

Lo studio è gestito da Edwin Aldin, che ha avuto un’influenza fondamentale per tutti gli arrangiamenti. È una persona fantastica, sa metterti a tuo agio in studio. È un polistrumentista, che non si tira indietro di fronte all’artista che si crede onnipotente. Quindi viene naturale “azzardare”, scovare suoni nuovi. Per dirti: “Wires” è stata registrata al naturale, il riverbero fatto con un amplificatore sparato al massimo. Poi abbiamo preso un segmento di brano e messo in sottofondo, in loop.

I miei dischi fondamentali hanno di base una produzione particolare. Non deve essere necessariamente strana. Deve semplicemente cercare di uscire dai canoni estetici radiofonici. Chiunque può fare un disco che suona come Beyoncè, però che senso avrebbe?

Se l’album è così denso di malinconia (penso a frasi come “make you mine/smile again“, “i love you my dear but my heart is full” etc.) sarà sicuramente colpa di una ragazza… ma forse anche del Lussemburgo?

La relazione, il Lussemburgo, forse altro.

Ohio Kid è una valvola di sfogo. È come andare dall’analista, raccolgo tutto e butto fuori, quindi sì, la ragazza e il Lussemburgo hanno inciso, ma come tante altre cose.

Non si parla mai di “Cattle”, che in verità non parla di nessun amore, ma semplicemente descrive la realtà di chi si approccia ai trent’anni, bloccato in quel limbo a metà tra voglia di avventura e senso di responsabilità. Ecco, c’è tanta roba nel disco. Forse troppa.

Giulio Bonazzi // Ohio Kid
Giulio Bonazzi // Ohio Kid

Oltre al tema centrale del disco, anche la struttura e melodie delle canzoni sono molto simili, e mi hanno fatto pensare più ad uno stream of consciousness, ad un lungo lamento passionale, più che a dei singoli pezzi… che ne pensi?

 Hai ragione. Forse per la prima volta ho escluso dal disco brani che non consideravo in linea con il mood.

Magari è venuto fuori qualcosa di breve, ma almeno ha un senso. Spero.

In un ambiente intimo, solo chitarra e voce, sono rimasto molto più colpito dalla tua musica, rispetto ad un ascolto tramite Youtube e simili… forse la tua chitarra e la tua voce sono nascosti dietro troppi layer di riverberi ed echi (o effetti in generale) nel disco?

Può essere. Fa sempre parte del trovarsi in studio con un amico e dare libero sfogo alla tua creatività. C’è il rischio di strafare (e riascoltando, qualche cosa la cambierei).

Il live è, per volontà e necessità, scarno all’osso. Che ha senso: dopo averti rintronato con delay e riverberi ti presento i pezzi nudi, esattamente come sono stati scritti.

In che direzione vuoi portare Ohio Kid? Caratterizzato da questo gloom alla James Blake, o qualcosa di diverso?

Il processo di scrittura per Ohio Kid è strano. Sono da solo, posso fare quello che voglio, come lo voglio.

E a volte è molto dispersivo.

Prima di approdare ad “Everyone” … ho scritto e registrato due dischi che sono stati buttati via, perché non rappresentativi, perché non “sentiti” dal sottoscritto.

Mi aspetto lo stesso tipo di processo per il prossimo. Ci vorrà un po’ di tempo e chissà quanta altra musica ascolterò e quali saranno le influenze.

Qui sotto un assaggio dell’album:

 

 

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