Intervista ai quattro del Sofar Sounds Roma | Concerti sul divano da tutto il mondo

Abbiamo intervistato Giulio, Davide, Egidio e Iacopo, che non solo organizzano intimate concerts, ma stavolta si sono impegnati con Amnesty International per l’iniziativa benefica #GiveAHome

Non poteva partire in modo migliore la nuova stagione romana di Sofar Sounds, movimento nato a Londra nel 2009 e noto per organizzare concerti di artisti underground in location private, esclusive ed inaspettate, dove la musica sa rivelare tutto il suo originario potenziale aggregante.

In questo primo appuntamento d’autunno, in collaborazione con Amnesty International, si sono esibiti, nella cornice del Talent Garden Cinecittà: Wrongonyou, Ainé, Gian Marco Ciampa e Diyar Ühren Mehrovî. Un concerto intenso e con uno scopo benefico alle spalle: l’iniziativa #GiveAHome a sostegno dei rifugiati di tutto il mondo.

Se da due anni a questa parte la Capitale si è aggiunta alle oltre 200 città che hanno aderito al circuito Sofar [Songs from a room], un grazie lo dobbiamo a quattro simpatici ragazzi appassionati e preparati: Giulio Falla, Davide Dose, Egidio Amendola e Iacopo Sinigaglia. È con loro che ci siamo divertiti a scambiare quattro chiacchiere post-concerto.

Qual è, in breve, l’idea che sta alla base di Sofar Sounds?

Iacopo: Cominciamo col dire che alcuni di noi hanno avuto il piacere di essere ospiti, qualche anno fa, ad un Sofar Sounds Londra; in quell’occasione gli organizzatori del Sofar londinese ci hanno parlato di questi concerti che hanno luogo in appartamenti privati, e che sono nati fondamentalmente per tre motivi. Il primo è che di sera la metro chiudeva presto e, di conseguenza, i ragazzi avevano difficoltà nel tornare a casa dai locali; il secondo è che spesso, durante i concerti, il pubblico era poco attento, impegnato a controllare il cellulare, a chiacchierare o fumare; il terzo è che, facendo i concerti nei night club, difficilmente si riusciva ad avere un contatto genuino con la musica, che non pretendesse un impianto, un’amplificazione, e quindi un rapporto più diretto con i musicisti. Da tali esigenze è nato questo movimento di concerti, ed è un po’ quello che cerchiamo di fare anche noi qua in Sofar Sounds Roma. È importante aggiungere che esiste anche un “dopo live” di Sofar Sounds. Realizziamo, infatti, contenuti audio e video che vengono caricati sul canale ufficiale di Sofar: è, dal nostro punto di vista, un’ottima opportunità di visibilità per un artista locale, che va ben oltre i confini nazionali. È una buona occasione per condividere la musica al di fuori di una singola città.

Un grande circuito come quello di Sofar, che oggi tocca circa 210 città nel mondo, cos’ha da offrire alla realtà musicale della Capitale?

Davide: Sofar Sounds può senz’altro offrire dei concerti diversi in luoghi non soliti, più intimi ed informali: nelle case, appunto! È una cosa carina e particolare, e che comunque a Roma non è così diffusa. Ci sono tanti locali, tanti posti dove si fa musica “al pubblico”. È importante che anche i luoghi privati possano dire la propria in qualche maniera, e Sofar realizza un modo diverso di fruire la musica, di gran lunga più informale: ci si ritrova con molta più tranquillità, ed anche in contesti internazionali. Abbiamo riscontrato in questi due anni di Sofar che il pubblico è variegato e squisitamente international, e questa è una cosa simpatica. È interessante che ci sia, anche a Roma, un circuito un po’ internazionale: Sofar è molto conosciuto all’estero e spesso prendono parte alle gigs romane ragazzi stranieri che si trovano nella capitale per motivi di studio, o per lavoro…questo ci fa particolarmente piacere! C’è scambio, c’è un clima diverso rispetto a quello che troviamo anche noi stessi in altri concerti che organizziamo nei locali.

Giulio: L’unica cosa che aggiungerei è che, oggi, anche le nostre piccole scene indipendenti, romane e nazionali, stanno diventando per certi versi un po’ inarrivabili per il pubblico. Si è portati a pensare che far parte di un movimento indipendente e suonare in locali piccoli metta l’artista molto più a contatto con il pubblico…in questi ultimi anni stiamo riscontrando, in realtà, che questa cosa il più delle volte non avviene.
Concerti come quelli organizzati da Sofar Sounds consentono, grazie all’atmosfera raccolta e al brand molto grande, che ti permette di accedere a determinati artisti e a determinate situazioni, di ritrovare quell’intimità, nucleo centrale di questo grande circuito.

Soffermiamoci sulle scelte artistiche: con quali criteri selezionate i musicisti che animano le Sofar gigs romane? E quali sono i fattori che incidono sulla scelta delle location?

Davide: Partiamo dalla location, che è la cosa più critica in verità. Abbiamo sempre evitato di fare dei concerti piccolini…il seguito è tanto e cerchiamo preferibilmente delle location grandi. Quando riusciamo a trovare un posto adatto, che possa contenere almeno un’ottantina di persone, siamo più che contenti! Non è sempre facile, bisogna mischiare varie esigenze.
Per quanto riguarda la scelta artistica, cerchiamo innanzitutto di fare cose di grande qualità e credo che il pubblico lo riconosca. Cerchiamo di essere un po’ vari, di mischiare magari un approccio un po’ più jazz-soul a qualcosa legato più all’indie e al cantautorato, o ancora alla musica classica. Puntiamo a fare cose diverse, anche perché la musica è varia e proporre un’unica visione è un po’ limitativo.
Vorrei aggiungere che per noi fare Sofar è un po’ come organizzare una festa a casa. Sarà perché lo facciamo più per passione che per altro, sarà forse per via di questo fatto degli appartamenti privati, ma ci troviamo a gestire il concerto come se fosse una festa di quelle in cui alla fine ci si divide la spesa. E questo, in fin dei conti, penso sia piacevole sia per noi che lo organizziamo che per il pubblico.

Iacopo: L’evento di stasera, poi, era un po’ particolare, nel senso che forse il discorso “intimate” era meno palese rispetto agli show precedenti. C’è stata la possibilità, essendoci Amnesty International e Universal Music Italia di mezzo, di organizzare il concerto in una location più grande, con un vero e proprio impianto, e quindi la resa è stata sicuramente diversa. Per certi versi è stato più bello, per certi versi forse meno intimo, ma siamo pur sempre riusciti a mantenere quella che è l’idea che sta alla base di Sofar. Secondo me anche oggi è stata una bellissima festa, al di là del volume un po’ più alto, insomma!

A proposito di Amnesty International, come avete accolto questa collaborazione e, più in generale, l’iniziativa benefica #GiveAHome a sostegno dei rifugiati?

Giulio: In realtà i piani alti di Sofar Sounds ci parlavano da un anno di questo progetto; anche a gennaio si è verificata la possibilità di realizzare un evento globale e molte città hanno chiesto di partecipare organizzando degli show.
L’accoglienza da parte nostra è molto buona, perché chiaramente stiamo parlando di Sofar Sounds, una community globale, che va ad incontrare Amnesty International, anch’essa una community globale, per una problematica, quella dei rifugiati, che investe un po’ tutti: non si fa riferimento soltanto al bacino del Mediterraneo, ma si parla di tantissime altre persone che ogni giorno fuggono e scappano da situazioni critiche e che devono abbandonare la loro casa. È proprio per questo che è nato il progetto GiveAHome, dove la casa non è soltanto, comprensibilmente, una casa fisica: la casa, volendo, è anche una condizione mentale. Noi di Sofar Roma abbiamo cercato di contribuire al meglio: riteniamo che organizzare concerti in casa donando tutto quanto ad un’associazione benefica che sta realizzando progetti per queste persone sia davvero importante, soprattutto in questo momento di altissima criticità.

Davide: Organizzare un concerto è comunque un piccolo contribuito per parlare di un tema che, spesso, viene anche letto male. Grazie alla campagna di Amnesty lo proponiamo in una maniera diversa, ponendo l’attenzione sul fatto che “ogni ingiustizia ci riguarda” e che facciamo tutti parte di un sistema, di un mondo, di un’umanità.

Immagino che organizzare eventi del genere non sia sempre facile. E per il futuro, cosa dobbiamo aspettarci da Sofar?

Iacopo: È importante sapere che ci sono delle difficoltà nel realizzare questi concerti. Non è semplice mettere in piedi un Sofar Sounds: tutti noi siamo dei professionisti, ognuno in un settore diverso, e ci incontriamo ogni volta per organizzarlo al meglio.
Sofar Sounds è un evento che si autosostiene e autofinanzia e che noi facciamo perché amiamo la musica e, soprattutto, il modo in cui Sofar permette alla musica di esprimersi e di essere fruita. Questo è il vero motivo per cui portiamo avanti tale progetto e l’augurio per il futuro è di riuscire a prendere questo concetto-nucleo che sta alla base di Sofar e portarlo ad un livello sempre più elevato dal punto di vista tecnico.

Egidio: Sofar Sounds è un circuito in continua evoluzione. Non sappiamo esattamente cosa faremo tra due mesi, perché la cosa bella del Sofar è che, pur essendo ogni città autogestita, facciamo comunque tutti capo ad un’azienda centrale, quella di Londra, che è sempre all’erta e tiene in comunicazione tutte le 210 città nel mondo. In verità, quindi, per quanto ogni realtà si muova con le proprie iniziative, siamo sempre aperti a qualunque cosa arrivi anche dall’estero. È una cosa così grande che nessuno di noi, nel singolo, sa dire cosa faremo domani: sicuramente è un progetto che andrà avanti, perché funziona, e la gente che partecipa al Sofar si stupisce da sola del fatto che riesce ad apprezzare la musica nel silenzio, una cosa che nei locali si è completamente persa oggi, distratti da schermi di cellulari e chiacchiere con gli altri. Anche questa è la magia del Sofar: automaticamente, senza dir niente, la gente arriva, si siede, spegne il telefono. C’è una voglia di riscoprire non solo la musica in sé, ma anche la capacità di ascoltarla e recepirla: questa per noi è una continua forma di stupore!

Ringraziamo i ragazzi di Sofar Sounds Roma e attendiamo con ansia le prossime Sofar gigs!

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