Intervista a The Winstons | Next live 16/12@Monk

Back to the Golden Age del prog e dello psych tra Canterbury e Giappone.

The Winstons  tornano a Roma e sempre al Monk il 16 dicembre, ospiti della serata che vedrà sul palco i Ministri per la prima delle loro due serate capitoline.

Per chi se li fosse persi i The Winstons sono il progetto di “cuore e fegato” (per loro stessa ammissione) di Roberto Dell’Era (Afterhours), Enrico Gabrielli (Calibro 35) e Lino Gitto (LatoB), che ,in formazione di autentico power trio, regalano suggestioni musicali tra prog e psych. Anzi, a dirlo alla loro maniera, i The Winstons sono uno “Psichedelic jazz/prog/pop trio”! . Ce lo spiegano Enrico Gabrielli e Lino Gitto nella nostra intervista.

I palchi dedicati allo psych stanno crescendo negli ultimi anni a livello internazionale, avete suonato anche ad ottobre sul primo palco romano dedicato alla musica prog e psych.  Secondo voi queste sonorità stanno tornando anche nel panorama italiano che da qualche tempo forse è più prolifero di cantautori?

Lino. Sicuramente ci sono delle band che hanno iniziato a rispolverare questo genere, e meno male perché fin troppi cantautori… D’altronde sono binari musicali differenti e magari questo è un filone che adesso sta crescendo, spero che vada avanti con noi, senza di noi.

Enrico. Noi lo viviamo dall’interno come musicisti, e ci rendiamo conto che è un periodo in cui la musica dal vivo è ai minimi storici da una decina di anni. Il live non è più quella cosa che smuove il sistema generazionale, l’interesse giovanile sta altrove,  per cui tutto è diventato una gigantesca nicchia, tutto, incluso il cantautorato. Poi se sono grandi numeri è semplicemente perché si parla di cantautori che hanno fatto la gloria negli anni 90, come Fabi o Silvestri qui a Roma. L’ascolto ormai sta diventando una cosa super privata: son sicuro che la gente ascolta in cuffia dalla mattina alla sera, ma l’esperienza dal vivo non è più una roba che prende.  Il prog, invece, da sempre è nato in sede underground, dal concetto del club piccolo, lo spazio con poche persone dell’Ufo Club in Inghilterra negli anni 60 o del Cavern Club, per cui funziona adesso, secondo me, perché ti trascina a farti l’esperienza come poteva essere una volta.
A livello internazionale c’è un buon revival della psichedelia generale, l’Italia è una realtà ben connessa con quelle estere, soprattutto quando si parla di psichedelia occulta: prog e psych sono una nicchia che funziona e che esiste.

Per quanto riguarda The Winstons i riferimenti spazio temporali sono quelli dell’Inghilterra a cavallo tra i ’60 e i ’70 e una scia di Giappone. Sbaglio?

E. Sì l’ispirazione è quella, anche se poi chiaramente noi siamo un gruppo molto a limite effetto nostalgia, me ne rendo conto…

Si ma non scadete mai nell’effetto nostalgia, come mai secondo te?

E. Perché siamo quella cosa lì, semplicemente perché è la differenza tra farci ed esserci. Siamo persone calate in quella forma mentis perché … non so spiegarti…Provo con un esempio: ci sono un sacco di gruppi punk che continuano ancora adesso a fare punk. Il punk non è mai stato una roba per cui ti chiedi mai: «fai ancora punk anche se siamo nel 2016?». Questo perché comunque è sopravvissuto nei tempi per ragioni forse commerciali, critiche non lo so,  mentre noi, che ci leghiamo più alla psichedelia e al progressive, che invece sono cose cha ad un ceto punto sono risultate “datate”, magari risultiamo un po’ retrò, ma siamo esattamente come un gruppo che fa punk, o hip hop o generi che sono comunque nati ormai 20, 25, 30 anni fa. Per cui noi non ci sentiamo che facciamo cose che riguardano un passato antico.

L. Addirittura  può sembrare una cosa nuova .

E. Esatto, per assurdo potrebbe sembrare anche una cosa stranamente moderna.

La vostra totale originalità e contemporanea fedeltà a certe sonorità è una componente importante della vostra musica. La ricerca di suoni originali è qualcosa a cui dedicate molte energie?

L. È la cosa che sappiamo fare. È spontaneo per noi usare quei suoni e quella tecnica lì.

E. Al di là del fatto che siamo o meno vintage fan, è che semplicemente certi strumenti, come le tastiere che uso magari io, sono plug ‘n play. Certi strumenti hanno una personalità propria. Tu li cabli e loro suonano con tutto il loro fascino, per cui è molto semplice usarli. Per quel che mi riguarda è più semplice suonare quel tipo di strumento che non un synth elettronico digitale di adesso, dove hai miliardi di possibilità e rischi di perderti anche un po’ nel mare magnum dello “spippolamento”.  Non siamo nemmeno fanatici per quello che riguarda lo strumento in sé, anzi…  siamo dei disgraziati in questo senso: c’è molta anarchia. Li usiamo ma in maniera del tutto disinvolta, come si dice in gergo  “Just for fun”,  spesso non abbiamo nemmeno strumenti sul palco perché li chiediamo sul luogo,  non abbiamo assolutamente la cura di questo dettagli.

Prendendo ad esempio il vostro disco  The Winstons , qualcuno ha detto «sembra essere stato scritto nella Golden Age del Progressive»… Non male! Vi aspettavate questo tipo di riscontro?

E. e L. No…(all’unisono e scoppiano a ridere)

L. Finito il disco eravamo entusiasti ma da una cosa nata “just for fun” non pensavamo di arrivare ad un progetto come sta accadendo ora. Poi abbiamo trovato Matthias Scheller di AMS Records che ci ha creduto abbastanza visto che siamo alla terza pubblicazione con loro in nove mesi. E’ un continuo incosciente: abbiamo fatto il disco The Winstons uscito a gennaio 2016, poi il live cd+dvd Live in Rome registrato all’Angelo Mai ed uscito ad aprile, e ora l’EP Golden Brown/Black Shopping Bag… accade sempre che alla fine di un progetto pensiamo di finirla lì, come è successo a gennaio a fine tour… poi però ci divertiamo come i matti a suonare.

E. Così risalta fuori il desiderio di rifarlo, ci guardiamo in faccia e ne organizzammo altro…nell’incoscienza, e andiamo avanti… se vogliamo far esempi con le macchine: siamo ecologici abbiamo un carburante che costa poco e la macchina va.

Invece quando parliamo di anarchia?

E. Anarchia perché siamo un gruppo che vive un’ esistenza anarchica (ride). A partire dall’organizzazione di noi stessi: tempi, modalità, viaggi… siamo assolutamente anarchici. Non è che siamo dei disgraziati che non sanno organizzarsi la vita, anche perché abbiamo Cristopher Bacco ( Tour Manager) che ci fa da balia. Comunque prima di tutto viene lo star bene e poi l’ossessione di far bene. Tutti noi abbiamo avuto esperienze in cui magari tutto è più preciso, dettato e a volte è giusto perché magari devi far andare avanti una macchina complessa.  Qualche volta personalmente ne soffro, forse perché la disciplina è una strana cosa.  Noi non siamo disciplinati… Felicemente!

Parlavamo questo genere questa musica, questa visione, era già dentro di voi prima di combinarvi nei The Winstons. Quale miccia ha fatto scattare la reazione?

E. Noi ci consociamo da tanto tempo, abbiam suonato spesso insieme, anche nei concerti di Roberto dove Io e Lino siamo oramai dei sideman deluxe. The Winstons sono venuti fuori dal Giappone,  dalle suggestioni che avevo avuto girando per Tokio, dove c’è un quartiere che si chiama Koenji,  tra le bancarelle e le luci di un mercatino dove davano in diffusione delle musiche strane, tipo “Tarkus” di Emerson, Lake & Palmer. Son tornato a casa e ho proposto di mettere in piedi un trio usando realmente il termine prog, che comunque ai miei tempi, ti parlo di 10-15 anni fa, era assolutamente un termine tabù…Anzi nel lessico del genere musicale prog=sfiga. E molto semplicemente partendo sull’onda di “vediamoci e facciamo un paio di prove” ci troviamo qui con i The Winstons… in un tempo molto breve.

L. Ci siam visti due anni a far prove e in studio a lavorare al disco al massimo 7 giorni , recuperando giorni incastrati tra i vari progetti.

E. Eravamo parecchio incasinati. Lo siamo ancora anche se adesso ovviamente i The Winstons cominciano ad avere i loro desideri, è un gruppo che ha bisogno del suo spazio. Improvvisamente c’è anche questo figliolo qua, che comunque non è male.

L. Diciamo che siamo dei “grandi inseminatori”.

A proposito di inseminatori si parlava di 3 parti artistici in 9 mesi, l’ultimo nato un EP che contiene l’inedito “Blalck Shopping Bag”  sul side B: come nasce?

E. Io ero in Inghilterra, era fine maggio, stavo lavorando alla produzione di PJ Harvey, che riprenderò a giorni. Abbiamo colto l’opportunità e mi hanno raggiunto per registrare da Luke Oldfield, il figlio di cotanto padre, che ha uno studio molto bello nella campagna della periferia inglese. Anzi è la casa di campagna inglese nell’immaginario collettivo.

L. Un posto incredibile alla “Atom Heart Mother”, con le mucche e tutto il resto.

E. Lino e Roby si sono trovati un paio di volte, birrette e tastierina… e hanno assembrato l’attacco e le due parti che compongono il brano e sono arrivati su con le idee chiare. Insieme abbiamo fatto lavoro di assemblaggio definitivo direttamente in studio e su nastro, senza prove precedenti ,in pratica da bozza a prodotto finito, come si faceva una volta… alla maniera dei The Winstons con naturalezza e un po’graffiante.

Come nasce il brano?

E. E’ stata un’idea di Lino. Quando è venuto a Londra per la prima volta vedeva la gente in strada che uscendo dai supermarket aveva le borse per la spesa, quelle nere di plastica. Gli anglosassoni hanno questa cosa dell’occultazione del prodotto che hanno comprato, non so perché. Per noi il nero è peri cestini della spazzatura, mentre per loro sono quelle della spesa. E da li …

L. Toh! una black shopping bag. Grande ! un bel pezzo d’effetto!
“Black shopping Bag” è stato scritto alle 7 del mattino a Padova, eravamo in studio da Cristopher dalla mattina prima. Io cantavo delle frasi che sono quelle che sono rimaste nel testo. Frasi che non hanno nessun senso ma inconsciamente le ho buttate li, nel provino,  e sembravano funzionare. Le abbiamo limate un attimo rendendole un po’ più musicali e poi il senso l’ha dato Roby alla fine, lui è l’english expert!

E. Così intorno alle 8:30 di mattina è arrivato il senso. Roby me l’ha tradotto tipo al sesto concerto perché non sapevo bene nemmeno io di cosa parlasse la canzone. In realtà sono una serie di immagini, anche paradossali… E’ molto colorato, non è una storia precisa…

L. È un po’ all’inglese, un po’ malinconico, un po’ avvincente/abbattente

E. Altra cosa che hanno i The Winstons, che è molto matrice di Lino, è che c’è molto più di quello che uno più immaginare della malinconia di fondo di alcuni in testi, in alcune immagini. C’è anche nel disco in “On Dark Cloud” che finisce con una persona che in realtà riamane in questa panchina, così senza che sia successo gran che… son molto belle.

Invece al Side A troviamo un autentico “pezzone” “Golden Brown” (1981) degli Stranglers, brano a cui siete affezionati perché chiusura della vostra set list . Come lo avete scelto ?

L. È di Roby (Mr. Dell’Era).

E. Sì è un suo desiderio cantarla da tanto tempo. Lui è figlio anche di un periodo della cultura pop inglese molto particolare: ha vissuto 9 anni a Birmingham, che se vuoi è una città tremenda, uno di quei posti dove senti proprio il deep working class hero. Roby l’la vissuta negli anni90, con tutte le influenze del brith-pop che andava a manetta e un l’inizio di post punk, suoni che lui ha comunque abbastanza nella formazione, nel DNA. “Golden Brown” è un brano dell’81, però ha un songwriting che sembra quasi Sixties, e questo connubio è sempre piaciuto a Roby e poi ha quel groove che poi è proprio la sua firma .

L. E’ andata bene, ci hanno fatto un bel po’ di complimenti inaspettati, hanno colpito gli arrangiamenti più rock. Anche ai Soulwax è piaciuto, soprattutto l’assolo di piano si sono gasati… ovviamente anche “Golden Brown” è figlio di orari rocamboleschi ed anarchici!

Certo perché the Winstons sono un Psichedelic jazz/prog/pop power trio dedito all’anarchia ancestrale!

L. A questo proposito , e mi dispiace manchi Roby, ma ci tengo a lanciare lo slogan che lui ha proposto “The Winstons are sexy”,(ridono) o “The Winstons is a sexy band”. Abbiamo notato con orgoglio che ai nostri live, oltre al pubblico iperprogster che sta li a guardare la scala Mercalli che fa Enrico, Rob o io, con una mano sola, dietro la schiena, ci sono un sacco di ragazze in prima fila: è una vittoria per il genere musicale e umano! (ridono).
Quindi direi che i The Winstons sono una Psichedelic jazz/prog/pop/sexy band!

Non posso aggiungere altro… se non il consiglio di non perderli assolutamente il prossimo 16 dicembre al Monk!

Foto by Luisa Ricci e Gian Marco Volponi

 

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