Intervista ai Voina | La perfezione non ci appartiene

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Sporchi, diretti e pieni di lividi: il nuovo album dei Voina è una reazione spontanea verso una realtà che non si riesce ad accettare, uno sfogo contro quel senso di sconfitta che ci perseguita. Dieci tracce che scorrono rapide fra l’alcol, lo schifo e la nostalgia.

Ad un anno di distanza da Noi non siamo infinito e dopo un lungo tour in giro per l’Italia, i Voina tornano con Alcol, schifo e nostalgia, secondo capitolo discografico realizzato attraverso una raccolta fondi su Musicraiser e pubblicato ad inizio marzo per INRI.
In occasione della loro partecipazione all’Indievisibile Night Rome del 19 maggio al Monk, abbiamo provato a scoprire qualcosa in più sul tour e su tutto il lavoro dietro la composizione di questi 10 nuovi brani.

Lo scorso  Marzo è uscito il vostro nuovo album Alcol, schifo e nostalgia e qualche giorno dopo siete subito partiti per il tour.  Come sta andando? Come vi sentite?

Inaspettatamente bene.  Siamo una band troppo abituata a prendere mazzate sui denti e a beccarsi sfighe inimmaginabili, quindi rimaniamo sempre guardinghi quando le cose girano per il verso giusto. Però adesso non possiamo proprio lamentarci, il disco sta andando bene e il tour ci sta regalando grandi soddisfazioni.
Noi nel frattempo tocchiamo ferro.

Il precedente disco Noi non siamo infinito riprendeva il titolo direttamente da uno dei brani al suo interno, qual è stata invece la scelta per Alcol, schifo e nostalgia?

Il titolo è stato scelto quando il disco era già in fase di chiusura. Ci siamo accorti che l’alcol, lo “schifo” e la nostalgia erano i macrotemi che accompagnavano tutte le canzoni dell’album. Si parla spesso di bere, la parola “schifo” è presente in quasi tutti i brani e c’è un’ingombrante senso di nostalgia che permea l’intera durata del disco. Una scelta fin troppo facile.

Questo album è stato realizzato grazie al crowdfunding che, per quanto non sia più una realtà così inconsueta nel panorama indipendente, per una buona parte della critica musicale è ancora considerato come qualcosa di poco dignitoso. A seguito di questa esperienza qual è la vostra opinione a riguardo?

Per noi quella di Musicraiser è stata una scelta quasi obbligata. Dopo un anno in giro a suonare come pazzi con il primo disco ci siamo ritrovati senza un soldo da parte e la voglia pazza di incidere un secondo album. La campagna di crowdfounding è stata una manna dal cielo e sinceramente non ci abbiamo visto niente di male. Dopotutto si tratta di vendere un disco in anteprima ai propri sostenitori più fedeli, quelli che con molta probabilità comunque l’avrebbero comprato. Fortunatamente anche in questo caso è andato tutto piuttosto bene.

A differenza del precedente lavoro, prodotto da Manuele Fusaroli, per Alcol, schifo e Nostalgia avete preferito affidarvi a voi stessi. Come mai questa scelta?

Con Manuele ci siamo trovati davvero bene, è un produttore davvero molto bravo, ma avevamo voglia di provare a fare quel piccolo “step” in più per renderci autonomi, anche sotto l’aspetto della produzione. E’ stato un po’ come cercare di prendersi tutte le responsabilità possibili riguardo ad un disco: produzione, grafica, arrangiamenti, tutto.
E’ stata una cosa molto DIY. Speriamo di aver reso fiero Ian Mckaye.

La scrittura dei nuovi pezzi vi ha richiesto molto tempo? Che tipo di lavoro è stato fatto sui suoni e sugli arrangiamenti?

E’ stato un modo diverso di approcciarsi. Nel primo disco non avevamo nessun tipo di pressione, siamo stati diversi mesi in sala prove a cesellare le canzoni. Per questo album invece è stato tutto diverso. Scrivere mentre eravamo in tour ha richiesto un impegno maggiore per tutti noi. Questo però ha aiutato anche la nostra maturazione come musicisti permettendoci di fare quel passo in avanti sulla composizione di cui avevamo bisogno.

Che cos’è “quel non so che” a cui fate riferimento nel primo singolo estratto “Io non ho quel non so che”?

E’ tutto quello che noi non siamo mai stati e allo stesso tempo quello che la maggior parte delle persone cerca disperatamente di essere: belli, affascinanti, brillanti, divertenti. Una ricerca ossessiva che a volte mette davvero i brividi come l’opzione “bellezza” per i selfie. Quell’effetto che ti toglie le rughe e le imperfezioni, ti allunga il viso e ti ingrandisce gli occhi.  Una cosa che ti fa pensare che l’apocalisse sia vicina.

Il 19 maggio suonerete all’ Indievisibile Night al Monk di Roma insieme a tanti altri artisti. Cosa vi aspettate dalla serata?

E’ una serata a cui teniamo in particolar modo, Roma è stata la città che più di tutte ci ha accolto con calore negli ultimi due anni. Ci sono tanti gruppi che apprezziamo e rispettiamo.  E poi siamo al Monk, un tempio sacro della musica indipendente italiana. Speriamo di fare un gran casino e di fare schifo insieme!

Grazie ai Voina per questa intervista e buona fortuna per il live!

Grazie a te e a tutta la redazione di Cheap Sound dai Voina!

 

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