Intervista al Management del Dolore Post-Operatorio

Dopo l’uscita del quarto album Un Incubo Stupendo, i Management del Dolore Post-Operatorio si preparano a salire sul palco dell’Indievisibile Festival 2017 come headliner della seconda serata

Anche quest’anno dal 25 al 27 agosto torna a Torano Nuovo l’Indievisibile Festival, la manifestazione nata attraverso l’associazione in memoria di Valerio Capponi e dedicata alla musica indipendente. Fra gli ospiti più attesi di questa quinta edizione ci sono i Management del Dolore Post-Operatorio con cui abbiamo scambiato quattro chiacchiere a proposito del tour e del loro ultimo album.

Sono passati circa 5 mesi dall’inizio del tour di Un Incubo Stupendo. Come sta andando? Com’è stata la risposta del pubblico fino a questo momento?

La prima data del tour l’abbiamo fatta in terra abruzzese al Dejavù di Sant’Egidio alla Vibrata, esattamente in concomitanza col giorno di uscita del nuovo disco, e siamo tuttora in tour. Venivamo da un periodo di assenza dai palchi relativamente lungo e questo ha sicuramente generato un discreto hype attorno al disco.  Dall’uscita del primo singolo “Naufragando” in poi è stato tutto in discesa. Siamo veramente molto felici di come procedono le cose e soprattutto ci fa enormemente piacere il fatto che il disco sia stato compreso ed apprezzato anche dai nostri fan di vecchia data.

Ho letto che questa volta avete curato in prima persona la produzione artistica del disco.  Come mai questa scelta? Siete soddisfatti del risultato finale?

Solitamente abbiamo sempre scritto, composto, provato e registrato durante i periodi di tour, riservandoci molta sperimentazione in fase di registrazione in studio.
Per la prima volta invece questo periodo di stacco durato oltre un anno ci ha permesso di curare moltissimo la pre-produzione dei brani e di provarli tanto prima di registrarli.
Abbiamo deciso di prenderci tutte le responsabilità del caso, affidando la produzione artistica nelle nostre mani (in particolare in quelle del chitarrista Marco Di Nardo) perché, dopo anni passati a confrontarci con altre situazioni e produttori, abbiamo avvertito l’esigenza di curare maniacalmente ogni aspetto del disco, che si trattasse di una frase, una parola o un riff, lavorando il tutto con estrema serenità e tranquillità, sviluppando niente più niente meno ciò che era emerso da tutto il materiale dei provini. Eravamo sostanzialmente alla ricerca mentale e fisica di una situazione familiare, cosicché abbiamo allestito tutto in un casolare in campagna e, tra una bevuta di vino e una mangiata di arrosticini, abbiamo registrato quello che poi è diventato Un incubo stupendo. E se mai abbiamo sbagliato qualcosa almeno lo abbiamo fatto con le nostre mani.

Molte recensioni hanno parlato di Un incubo stupendo come un disco di passaggio verso sonorità più pop, per alcuni più vicino a un certo tipo di cantautorato, per altri più vicino al primo Vasco Rossi. Siete d’accordo?

Le recensioni un tempo servivano per vendere i dischi, oggi invece col web è diventato più facile per chiunque scrivere di musica e fare musica. Spesso si finisce nel calderone delle valutazioni soggettive, dei commenti ed ovviamente anche delle critiche, che vanno accettate, purché costruttive. Ogni disco nella sua accezione potrebbe intendersi come “di passaggio”, ma più come un particolare momento della propria vita piuttosto che come passaggio verso un particolare genere. Quando finisci di registrare un disco mentalmente sei già proiettato a quello successivo, ma non puoi mai sapere cosa la vita ti riserverà e quali strade prenderai. Certamente puoi buttare come trait d’union le basi per un prossimo lavoro, ma tanto noi abbiamo sempre fatto quello che ci pare… esattamente un po’ come Vasco Rossi, del quale apprezziamo tantissimo il suo menefreghismo artistico, a volte quasi apparentemente incoerente nell’infilare all’interno dello stesso album un pezzo ska, uno reggae, uno rock, pur mantenendo il suo inconfondibile stile e la sua poetica.

Cosa pensate dell’attuale scena indipendente italiana? Ci sono artisti che seguite con particolare attenzione?

La scena indipendente italiana è sempre stata vivida e vegeta, semplicemente oggi se ne sono accorti anche quelli dei piani alti. Non a caso le grandi case discografiche stanno attingendo sempre più dalla penna del mondo indie.

Ci sono state alcune band in particolare che hanno rotto quel filo sottile che delimitava ed etichettava questi due mondi musicali, e il fatto che molti artisti indipendenti siano riusciti ad uscire dai circuiti underground per affacciarsi stabilmente nel mondo delle emittenti radiofoniche o televisive potrebbe sicuramente rappresentare un aspetto positivo, perché innanzitutto ha portato i riflettori su un mondo valido che prima era totalmente sconosciuto ai più, inoltre ha anche creato un ricambio “generazionale” svecchiando quelli che erano i canoni standard della musica leggera italiana. Parimenti, come in tutti gli ambiti, c’è sempre un fattore di rischio, rappresentato in tal senso da una maniacale corsa all’imitazione che sta leggermente omologando i nuovi progetti musicali emergenti. Oggi la maggior parte delle band che incominciano a cimentarsi con la musica pensa e spera di passare in radio, e probabilmente questa ricerca smodata alla realizzazione del prodotto confezionato ad hoc per ammiccare al mainstream è un aspetto che sta un po’ sfuggendo di mano. Per il resto ci sono sicuramente molti artisti che stimiamo per il loro modo di esprimersi o attitudine alla musica, tra questi anche i nostri amici e concittadini Voina.

Il 26 agosto tornerete a suonare in Abruzzo, a Torano Nuovo, come headliner della seconda giornata dell’Indivisibile Festival.  Quali sono le vostre sensazioni? Cosa possiamo aspettarci?

Quando saliamo sul palco, che sia di tre o cinquanta metri, noi diamo sempre tutto: la testa, il cuore, il cervello, il fegato, le budella. Il pubblico teramano è sempre stato molto caloroso ed accogliente con noi e sicuramente anche in questa occasione cercheremo di ricambiare in ogni modo.
Per il Management del Dolore Post-Operatorio è un piacere e un onore suonare in memoria di Valerio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *