Intervista ad Alessandro Cavarra degli Egeeo

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Abbiamo intervistato la voce degli Egeeo, nuova formazione della capitale che con il suo omonimo EP d’esordio sta ottenendo un buon riscontro di critica, e anche noi della redazione di Cheap-Sound ne siamo rimasti affascinati. Nella nostra intervista, un breve excursus su passato, presente e futuro della band, il loro sound ed i progetti per il primo LP.

Accade raramente di ascoltare un album nostrano che non richiami, quasi immediatamente, uno dei mostri sacri della musica italiana, da Dalla a Venditti, passando magari per Vasco Rossi. Basti pensare alla novità di band come i TheGiornalisti o Iosonouncane, che presentano la riscoperta di un suono profondamente radicato nella storia della nostra canzone. Ecco, con il loro primo ed omonimo EP, gli Egeeo, al contrario di quanto appena detto, si distaccano in maniera decisa dalla tradizione, portando alla luce un sound nuovo, difficilmente collocabile tra i generi a cui siamo più abituati. Chorus, eco, riverberi, sintetizzatori analogici e una voce eterea, tra il sogno e la realtà: queste le parole che sceglierei per descrivere brevemente l’esperienza del disco. Adesso, però, lascio parlare Alessandro Cavarra, voce e frontman del gruppo, e quindi decisamente più preparato di me in materia.

La prima cosa che faccio quando scopro una nuova band, il loro album, o un EP, è cercare di capirne le influenze, da dove provenga quel suono, e come se ne sia distaccato. Dopo aver ascoltato gli Egeeo, i primi nomi a venirmi in mente sono stati Wild Nothing e Real Estate

I Wild Nothing, così come i DIIV, li divoro. Anche i Cure, Slowdive e Placebo fanno parte della lista…

Viste le influenze, la prossima domande sorge spontanea: perché cantare in italiano e non in inglese, lingua più semplice con cui esprimersi, soprattutto nel vostro genere?

Perché l’italiano è l’unica lingua che padroneggio, quindi l’unica con cui riesco ad esprimermi con onestà. Testi e musica devono entrambi rispecchiare quello che provo, e il modo per far si che questo accada è scrivere in italiano, lingua in cui penso, parlo e vivo.

Con questo EP, Egeeo, vi affacciate per la prima volta sul panorama musicale italiano o, quanto meno, quello romano. Cosa ne pensi sullo stato della musica emergente (della capitale)?

Negli ultimi anni, grazie all’affermarsi di alcuni artisti della scena indipendente (vedi i Cani, Calcutta, etc.), il pubblico si è avvicinato alla cultura underground, e questo ha portato molta visibilità ad artisti che prima non ne avevano alcuna. Anche la programmazione e l’offerta dei locali più importanti è migliorata parecchio, e ci sono più possibilità, per band come la nostra, di suonare ed esibirsi. C’è ancora molto da fare, ma siamo a buon punto di un percorso.

Cosa serve secondo te per proseguire su questo percorso?

Dalla reazione del pubblico a questa ondata di nuova musica, saremmo in grado di capire se questa strada potrà proseguire. Saranno le stesse persone a dover cercare e scoprire una musica non imposta, mainstream, quindi supportando il mondo della musica indipendente, che di riflesso potrà continuare a crescere. Esistono le radio, le testate giornalistiche, i blog, etc., ma se non cambia la percezione che il pubblico ha della musica alternativa o indipendente, questa occuperà sempre una fetta marginale del mercato musicale.

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Doppia domanda: come nasce Egeeo e qual è stata la tua fase preferita della sua lavorazione?

L’album nasce come l’esigenza di liberarmi da emotività e sensazioni che non riuscirei a raffigurare in nessun altro modo; una volta rappresentate, queste non vengono più viste come un nemico o qualcosa di cui aver paura, anzi, sono il punto di partenza da cui cominciare a migliorarsi.

Per quanto riguarda il mio aspetto preferito della lavorazione, sicuramente i momenti in studio passati a creare gli arrangiamenti per i brani, a cercare gli effetti giusti… Sono orgoglioso del fatto che abbiamo usato solo sintetizzatori analogici, senza l’uso di plug-in, e gli amplificatori poi, erano di quelli veri…

Per chiudere: quali sono le prossime mosse degli Egeeo? In che direzione andrà il suono della band?

Non vedo l’ora di cominciare a lavorare sul LP! Vorrei ci fossero più ballate, più spazio, insomma più lento… E il sound, beh, non sarebbe male avvicinarsi ai Radiohead di In Rainbows (direi anche Ok Computer, ma questo vale un po’ per tutti, no?). Anche se può sembrare banale o scontato, per me l’importante è continuare a proporre qualcosa che rispecchi a pieno la mia visione della musica e la mia vena creativa anche se diverso da ciò che si ascolta a Roma o in Italia. Nel senso che non mi impongo di essere “diverso”, ma esserlo non è un problema. L’importante è rispecchiare bene la propria visione ed il perché si fa musica.

Qui sotto trovate tutti i link disponibili per l’ascolto di Egeeo:

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