La Scala Shepard | Intervista ad Alberto Laruccia

Questo ricco autunno vede l’uscita di Eureka, secondo EP della giovane band folk-pop capitolina

Alla vigilia del Release Party del secondo disco Eureka de La Scala Shepard – tenutosi il 17 Novembre presso il Lanificio 159 a Roma– abbiamo avuto modo di fare due chiacchiere con Alberto Laruccia, voce e chitarra del quartetto folk-pop. Il gruppo è ormai sempre più presente sulla scena capitolina e con la data di Pietralata sembra aver raggiunto non solo un punto d’arrivo, ma allo stesso tempo aver posto le basi per il definitivo salto di qualità.

In primis ti faccio i complimenti non solo per il disco, ma anche per la prolificità con cui rilasciate materiale, considerato che Di Passaggio (2015) è uscito poco più di un anno fa. Eureka mi è sembrato un “follow-up” molto coerente e, ascoltati in successione, l’uno sembra il naturale seguito dell’altro. Dal punto di vista di chi li ha realizzati, quali sono state le differenze principali tra i due lavori – sia nel processo creativo che in quello di registrazione?

Tra Di Passaggio ed Eureka è trascorso un anno, in cui siamo passati da 5 a 4 componenti e in cui i suoni prettamente folk e brit del primo (in parte richiamati dalla chitarra elettrica del compianto Michele) sono stati sostituiti dai synth di Lorenzo e Claudia (rispettivamente già al basso e alla voce).Sicuramente la formula a 4 è perfetta: ci ha dato una sintonia che prima non avevamo e che giova sul processo creativo, rendendolo più complesso.Quello che è rimasto immutato è quest’idea della sala prove che rimane sempre e comunque un ritrovo: cambiano gli strumenti ed evolvono le conoscenze, ma ci si continua incessantemente a scannare su ogni singola battuta e nota, tutti e quattro insieme.Detto questo, Di Passaggio lo abbiamo registrato nel nostro box grazie a David (batteria) e alle sue conoscenze da fonico e di certo a livello sonoro non può competere con Eureka, registrato allo Snakes Studio con Giancarlo Barbati (aka Giancane) e Guglielmo Nodari, missato in analogico da Mattia Candeloro e masterizzato da Claudio Gruer, con apparecchiature di gran lunga superiori.In Eureka intravedo anche una maggiore capacità di espressione a livello strumentale e degli arrangiamenti, nonché di muoversi da un genere all’altro senza preoccuparsi del disturbo che un ascolto così eclettico può creare. In ogni caso ti ringrazio per i complimenti, chiaro.

Così su due piedi, c’è un aneddoto riguardo le registrazioni di Eureka che merita assolutamente di essere scritto su questa intervista, di qualunque natura esso si tratti?

Uh maronn… di scandalosi non ne ho! Ciò che mi ha sorpreso molto, a livello strettamente personale, è il rapporto con gli ospiti: passare dalla professionalità estrema e l’infinita riservatezza di Simone Arcangeli (tromba dei Dada Circus) alla bolgia infernale creata dai componenti del coro – che ci hanno portato a pensare di avere a che fare, in 20 mq di sala, con una scolaresca di bambini di 20 e passa anni – e ancora all’efficacia di Alessandro Marinelli (Il Muro del Canto) alla fisarmonica, che improvvisa 5 o 6 parti diverse per ogni sezione del brano dicendo “poi scegliete voi” (non mi soffermo sulle imprecazioni del povero Giancane che ha dovuto tagliare e cucire le parti).Direi che la cosa più “aneddotica” che mi porterò dietro di Eureka è proprio questa commistione di situazioni.

Prendo spunto da “Su a Berlino”: La Scala Sheppard senza dubbio uno dei nomi che si sta facendo sempre più preponderante in questa “scena romana”, che a sua volta si sta imponendo sulla scena musicale indipendente italiana. Che cosa pensi di chi sostiene che è impossibile fare il musicista in Italia, e in generale della crescita dell’ “indie” italiano? C’è speranza?

La mia personalissima risposta è sì. Se la scena indipendente è in crescita credo ci sia un motivo ben preciso e che non sia legato a nessun nome in particolare. Non c’è nessuno che ha “aperto delle porte” e aiutato tutti gli altri, come a qualcuno piace dire ultimamente. Aiuto un artista nel momento in cui io, detentore di un grande nome sulla piazza, decido di fargli aprire un mio concerto perché lo stimo e nutro fiducia nei suoi confronti, per amore del suo modo di vedere l’arte. Per fare ciò è sufficiente anche avere un nome piccolo o medio. Ciò che ha veramente aperto le porte negli ultimi anni a tutto ciò che definiamo indie – e che poi è ciò che ha di base una forte matrice cantautorale – è stata la capacità da parte di alcune realtà locali (come Spaghetti Unplugged a Roma) di intercettare la necessità storica che le persone hanno sempre avuto di sentirsi raccontare storie quotidiane.La Scala Shepard è stata fortunata. Siamo stati ben accolti da questi format, e senza dubbio aiutati. Ma non dimentichiamoci che La Scala Shepard il primo tour l’ha fatto nell’Agosto 2015, con due macchine cariche di strumenti, a suonare in giro per le strade e le piazze d’Italia. Questo non fa assolutamente di noi dei martiri ma mi permette solo di dire che la formula migliore è non rinunciare a nessun tipo di occasione, a meno che questa non comprometta la propria onestà e coerenza artistica. Noto inoltre, sperando che la profezia di “Non ti fidare mai di un artista” non si avveri, che questi circuiti (che funzionano come funzionava il Folk Studio a suo tempo) creano un ambiente in cui c’è un continuo scambio tra gli artisti. Questo non può che essere un enorme punto di forza.

A proposito del vostro primo tour, volevo chiederti un parere su quella che è la situazione degli artisti di strada in Italia. La mia impressione è che all’estero ci sia una maggiore tutela verso questo tipo di patrimonio – ci basti pensare come a Londra occorri svolgere un’audizione per poter suonare in strada, il che secondo me è sintomatico di un voler garantire qualità – mentre il clima che vedo qua è, se vogliamo, un po’ più “ostile”: l’artista di strada viene visto ancora troppo come un disturbatore della quiete pubblica. Mi sbaglio?

Io non credo dovrebbe esistere alcun tipo di muro o di limite da questo punto di vista. È vero, c’è un’ostilità forte da parte delle istituzioni e di chi ne fa le veci nei confronti dell’arte di strada, ma allo stesso tempo la proposta che muoverei, se ne avessi facoltà, sarebbe sufficientemente utopica: eviterei di imporre delle fasce orarie (non consideriamo la notte) e i luoghi assegnati (rispettando tutte le regole sulle distanze dai ristoranti, dai luoghi di cultura), e mi allontanerei quindi dal modello inglese. Abbraccerei un sano e innovativo modello nostrano, che si possa però far forza della creazione di un rispetto reciproco tra artisti che non sarebbero costretti a far la fila o venire alle mani per potersi esibire. Non sarebbe male se ogni angolo di questa città suonasse. Mentre la smetto di fare il fricchettone ti dico anche che nel Sud Italia, in Puglia in particolar modo, non abbiamo riscontrato alcun tipo di difficoltà a svolgere l’attività live in strada. Ti dirò… la gente sembrava confusa e sorpresa.

“Non ti fidare mai di un Artista”. Da artista, come ti poni rispetto a questa “profezia”?

Abbiamo notato che a qualcuno è bruciata la coda di paglia ascoltando il brano. Lo suoniamo, Lorenzo l’ha scritto. Lui è un artista, noi ci definiamo tali. È la dimostrazione di quanto tentiamo di prenderci poco sul serio, è ironia: l’unica vera arma che La Scala Shepard cerca di utilizzare (e ama farlo) in qualsiasi momento. Dopodiché, l’ipocrisia di alcuni rapporti nel mondo musicale è argomento noto, un passepartout. Si può evitare? Tento di farlo. Ho rapporti profondi con artisti che stimo. Gli artisti che non stimo artisticamente, anche se hanno un gran nome, non rientrano nelle mie frequentazioni, né abituali né occasionali.Era una domanda difficile, te lo dico.

Il video secondo me è bellissimo.

Porgerò i complimenti a Lorenzo che ha curato benissimo, con l’aiuto di Claudia e del regista, la realizzazione del video e della storia.:)

Secondo me il brano però non è tra i più forti del disco. Ascoltandolo accompagnato dal video ha acquisito qualcosa di più. La scelta di usarlo come primo singolo deriva anche da una necessità di voler raccontare visualmente questa storia, o semplicemente perché ritenevate che avesse più potenzialità radiofoniche?

Entrambe. La storia era pronta. Lorenzo aveva già sfornato l’idea del videoclip durante la realizzazione di Eureka. È venuto automatico pensare di continuare un lavoro già in corso. Inoltre è senza dubbio la più radiofonica.

Ascoltandovi penso che uno dei maggiori punti di forza de La Scala Shepard sia questo intersecarsi di voci maschili e femminili, che non suona mai forzato e secondo me non è affatto un mix scontato nel momento in cui ti approcci a questo tipo di genere. Avevo la curiosità di sapere se il progetto fosse stato concepito sin dall’inizio in questo modo, o se è cambiato qualcosa in corso?

È stato il caso, nessuna strategia dietro. È stato complesso capire come definire i ruoli nel mentre, questo sì. Ma l’equilibrio ora è perfetto. Anzi, ti dirò che a partire dal Release Party utilizzeremo sempre più spesso 4 voci.

Hai parlato prima dell’ironia che vi contraddistingue ed è una cosa che avevo notato e che apprezzo molto, soprattutto nel modo di gestire i social e la promozione. Non prendersi mai troppo sul serio fino in fondo è un grandissimo punto di forza e mi chiedevo se col fatto che state crescendo esponenzialmente non ci sia un minimo di timore che piano piano ci sarà sempre meno spazio per questa spensieratezza, soprattutto alla luce del fatto che comunque la vostra è una musica abbastanza seria dal punto di vista dei concetti.

Non credo perderemo la vena ironica. Non la chiamerei spensieratezza, nessuno di noi è spensierato. Abbiamo già trattato nei brani degli argomenti seri precedentemente, continueremo a farlo. Ad oggi non vedo elementi che potrebbero influenzarci negativamente in questo senso.

Verso dove vi avviate dopo il Release Party del disco?

E’ un momento importante. Qualcuno ci ha detto: “Beh ragazzi, se va male non succede nulla!” e ha ragione ma non del tutto. È un dato di fatto che queste situazioni ti permettano quasi di “fare una conta” e di capire realmente quanto il tuo messaggio venga compreso. Non bastano i “mi piace” su Facebook. Musicalmente ci avviamo verso un cambiamento ulteriore già rispetto ad Eureka, e già sarà palese al Release di domani. Abbiamo aggiunto un ulteriore synth e una drum machine, abbiamo provveduto ad elettrificare gli strumenti acustici con pick up, pedaliere e distorsori. Tutto farebbe pensare ad un’evoluzione verso l’elettronica, ma non ci giurerei. La speranza è intanto quella di “portare il messaggio” in giro per lo stivale durante tutto l’inverno e la primavera. Staremo a vedere.

scala1-web

Eureka è  il nuovo EP de La Scala Shepard uscito il 17 Novembre 2016.

Tracklist:

  1. Su a Berlino
  2. Non ti fidare mai di un artista
  3. Cattivo
  4. Cristoph e Dorothea
  5. Epistole dal mare
  6. Banalmente non ho sonno
  7. Fine

La Scala Shepard: Alberto Laruccia (Voce, Chitarra Acustica, Chitarra Elettrica, Ukulele) ,Claudia Nanni (Voce, Synth) ,David Guido Guerriero (Batteria, Percussioni, Sound-Engineering), Lorenzo “ElleBì” Berretti (Basso, Tastiere, Percussioni, Synth, Glockenspiel, Voce)

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *