Intervista a Carl Brave x Franco 126 | Quando il mondo del rap incontra l’indie. Ed è subito amore

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Nell’ultimo mese li abbiamo seguiti in molte occasioni (il live all’Ex Dogana per la festa di Bomba Dischi, alla prima delle due serate sold out agli Ex Magazzini, la recensione del disco, il Mi Ami Festival) e quindi è arrivato il momento di conoscere di persona chi è riuscito dopo tanti anni a mettere in musica i veri spaccati di vita quotidiana vissuti dentro una Roma che ha fatto da scenografia alla mia adolescenza e a quella della nuova generazione.

Chi di noi non si ritrova nei testi delle loro canzoni, nella descrizione di alcuni gesti come quello di staccare un casco da sotto il sellino di un motorino in un momento di necessità, quando l’amico non previsto ti chiede un passaggio all’ultimo minuto, di giornate e nottate in cui ci si tira pe l’aria, di soste notturne dallo Zozzone, pizzardoni per le strade, domeniche mattine a Porta Portese? Tutte cose che a 30 anni sono inevitabilmente culla di ricordi e di romanità. Hanno trovato la chiave per riaprire porte rimaste chiuse da troppo tempo, hanno riportato un linguaggio semplice e diretto con il quale riusciamo a rapportarci facilmente, hanno saputo miscelare bene sonorità simil reggae, rap e cantautorato, l’intimità del suono di un sax che fa tanto nostalgico Venditti, sfumature pop, puntando forse  più su melodie efficaci che su un flow accattivante. Amare la musica, farla amare e farcela guardare con gli stessi occhi con cui la guardano loro è un’arte che non si impara in una scuola con banchi, sedie e lavagne. Non ci sono insegnanti prestabiliti che dettano regole, si tratta di pura empatia. Pensiamo alla Polaroid: non è solo lo scatto di un momento ma è un’immagine immediata che viene restituita dalla macchina fotografica così come la loro musica che è uscita alla luce del sole e ha abbracciato immediatamente il pubblico rimanendo attaccata alle orecchie e alla pelle. Sono autentici, spontanei ed è bastata mezz’ora per capire l’impegno e il costante allenamento che i due mettono in questo nuovo viaggio. Sono bastate due birrette, gli scalini di trastevere ,tanti sorrisi, la mia fallitissima proposta di scappare in Sud America e farli diventare ‘Carlito Coraje y Franchito unodosseis’ con la versione spagnola di Siempre en dos, per capire che faranno cose ben più grandi.

Cominciamo dalle vostre prime volte.
Il primo incontro?

C.: Il nostro primo incontro è stato a 17 anni mi pare. Il tutto è iniziato con un abbraccio bellissimo. Franchino faceva rap e ci siamo conosciuti tramite  Ketama e Drone con cui all’epoca avevo un gruppo, i Molto Peggio, loro si occupavano fondamentalmente delle basi strumentali. Da lì poi sono entrati anche Pretty Solero, ASP e il resto della 126.

F.: Sì, dopo due anni e poco più dal nostro primo incontro, siamo diventati molto amici e abbiamo iniziato a scrivere insieme. Non è stato tutto immediato dal punto di vista artistico almeno. Questo è stato necessario per arrivare ad oggi perchè credo che quando esiste un vissuto tra due persone che decidono di fare un lavoro insieme prima ancora della storia musicale, il prodotto poi esce bene ed è genuino.

La prima cosa che avete scritto insieme?

F: Quella sulle fiabe zì te la ricordi?

C: Quella sulle fiabe non me la ricordo per niente. Che facevamo musica per bambini? (ride)

F: No dai era un testo stranissimo! Era una rivisitazione delle fiabe in chiave più cupa, una roba delirante!

C: L’anno scorso abbiamo inciso un disco trap che non è mai uscito e in realtà rimarrà nascosto ma solo perchè non è più il nostro obiettivo/genere o dimensione. Era un disco con il quale per vari motivi abbiamo temporeggiato per l’uscita e si sarebbe ritrovato in un mercato zeppo di roba di quel genere. Rischiava di perdersi nel mucchio. Sono cambiate molte cose nel frattempo tranne lo stile di scrittura che in una certa misura esisteva già all’epoca.

Il primo live insieme?

F: Primo live in assoluto insieme è stato nel 2015 al Villaggio Globale.

C: Ah poi c’e stato anche il Rising Love strapieno di gente, dove il buon Franchino ha pensato bene di comprarsi una porzione di polletti fritti da 20 del Burger King e lanciarli al pubblico.

C: L’ho fatto perchè aveva un senso! C’era una traccia che si chiamava Pollo Fritto ed era un periodo in cui facevamo cose strane, tutto nella norma niente di illegale. Però ce sta dai!

La prima cosa a cui pensate la mattina quando vi svegliate?

F: Cazzo me so svejato tardi!

C: Boh! Sto assonnato non penso!

Parliamo delle prime volte di questo nuovo anno artistico.
Prima volta con un’etichetta?

F: No in realtà no. La nostra prima etichetta è stata la Smugglers Bazaar gestita da Alessandro Durante. Era anche l’etichetta di Chicoria e infatti produsse Calda notte di Noyz Narcos e Chicoria stesso. Ad un certo punto però con la Crew126 abbiamo pensato che anche da soli avremmo fatto grandi cose quindi, pur rimanendo in ottimi rapporti con Alessandro che ci ha dato una grande mano nei nostri primi passi, ci siamo slegati. Con l’ arrivo a Bomba Dischi ci siamo ritrovati in un mondo molto diverso, molto più strutturato.

Secondo voi cosa ha spinto Bomba Dischi a scegliervi. Sappiamo che è una delle etichette più ambite e che sicuramente non fa scelte azzardate, anzi. Perchè  hanno sentito la necessità di avvicinarsi al vostro mondo?

C: Secondo me ha scelto noi proprio perchè hanno visto che si poteva lavorare con un prodotto che sì è vicino al rap , ma non è solo in quella dimensione. Voleva forse il giusto compromesso tra un mondo nuovo e un qualcosa che non la snaturasse del tutto rispetto ai prodotti del passato e del presente. E noi siamo sicuramente questa via di mezzo.

Il vostro primo sold out. Quanto conta per un artista e per la sua crescita, in un periodo in cui soprattutto esiste un eccessivo sproloquio intorno a questa parola?

C: Siamo molto contenti e speriamo di farli ovunque soprattutto nelle date del tour fuori Roma. Sicuramente dal punto di vista artistico personale il sapere di aver fatto sold out da la conferma che stiamo lavorando molto bene.

F: Parli di tutta la polemica che c’è stata dietro ad eventuali finti sold out di alcuni artisti? Non siamo molto dentro la faccenda, non ce ne preoccupiamo più di tanto. Abbiamo letto qualcosa e ne abbiamo sentito parlare ma non entriamo nel merito della questione. E’ importante per un artista sapere che dietro l’effetto del sold out ci sia innanzitutto un principio di crescita perchè la volta successiva verrà assegnata una location più grande. Così come è stato per noi! Per esempio agli Ex Magazzini potevano entrare tot. persone, ora che sappiamo che superiamo quelle cifre e che un locale con tale capienza riucsiamo a riempirlo, la prossima volta (speriamo!) che ci assegnino un posto con una capienza più elevata.  E’ funzionale poi anche per i giornalisti (quelli del mestiere vero e proprio) perchè capiscono che il lavoro sta funzionando.

Il vostro prodotto una volta uscito ha avuto un immediato successo. Come vi siete rapportati a tutto questo? Qual è stata la carta vincente?

C: La carta più vincente è stata sicuramente quella della novità rispetto al filone artistico di cui facciamo parte che sta tornando a farsi sentire in questo periodo.  Noi ci mettiamo dentro altre cose non solo testi in rima, non solo rap. Il linguaggio e il tipo di scrittura sono serviti molto, e anche loro sono stati quindi vincenti. La strada sotto questo punto di vista ci è stata un pò spianata da Calcutta nel senso che la gente ha iniziato ad affezionarsi ad un tipo di scrittura più diretta e casereccia.

F: C’è da dire però che tra noi e Calcutta c’è un’enorme differenza. Nelle nostre canzoni parliamo più di momenti, di istantanee di vita, lui è invece più ‘astratto’. In ogni caso Polaroid si è affacciato al pubblico a Settembre con i primi singoli, quindi la crescita è stata graduale, però già da quei primi pezzi ci siamo accorti che le cose funzionavano molto bene.

L’anima più in sintonia con voi in questo momento?
(Si indicano reciprocamente ed è subito lacrimuccia e cuore che pompa forte per me)

F: Il percorso che si fa in due con tutti i limiti e i punti negativi è comunque la cosa più bella che si possa avere. Ci sosteniamo a vicenda sia nei live che nel resto, anche nelle interviste è molto meglio essere in due, così evitiamo figuracce.

C: Siamo un pò Sandra e Raimondo della situazione. Scazziamo spesso ma poi avendo in comune lo stesso obiettivo ci diamo molta forza reciprocamente. E comunque Franchino è chiaramente Sandra e io il suo Raimondo. (ridono)

Il featuring dei vostri sogni?

Insieme: Young Thug!

C: E Tizianone nazionale anche! (ndr Tiziano Ferro). Un bel ritornello di Tizianone ci farebbe volare! Mi piace un botto.

F: Anche Fabri Fibra allora. L’ultimo album è bellissimo. Il pezzo sulla madre è incredibile ti entra dentro. (ndr Ringrazio)

Parlate di una Roma nostalgica, di una vita vissuta in questa città dove non risaltano racconti legati allo spaccio, alla droga, alla violenza o  ai soliti clichè del genere musicale di cui fate parte. Da dove nasce questo tipo di immaginario e che tipo di rapporto avete con la vostra città?

C: Abbiamo una vita molto normale e noi per primi siamo due ragazzi normalissimi quindi non avrebbe alcun senso montare storie mai vissute. Evitiamo soprattutto canoni e limiti che il genere musicale detta per dare più verità possibile a quello che vogliamo dire. Siamo cresciuti a Trastevere e parliamo di lei, di come ce la siamo vissuta, di tutti i suoi angoli e le nostre abitudini qui dentro.

F: A noi soprattutto non interessa dare giudizio di valore delle cose che ci circondano. Non le giudichiamo ma ci limitiamo a descriverle. Poi sicuramente ci rendiamo conto che intorno esistono anche situazioni di disagio, tipo in Lucky Strike, che è il pezzo con un testo più ‘hardcore’. C’è una frase che dice  ‘Prendo meno der tu filippino’ che detta così può far sorridere , ma in realtà fa riflettere su come Roma ultimamente sia cambiata e quanto quindi risulti difficile guadagnare, lavorare e viversela serenamente per la nostra generazione. Viene voglia di lasciarla e così è stato in passato. Abbiamo vissuto fuori, ma poi che vuoi fa Roma è Roma e torni sempre.

A breve vi imbarcherete nei vostri primi Festival, che tra l’altro sono più vicini al filone indie, primi tra tutti il Mi Ami e il Siren. Li conoscevate o frequentavate prima?

F: Oddio er Siren do sta? E’ quello di Vasto? Ecco appunto puoi ben capire da sola che eravamo lontanissimi da tutto ciò e ancora oggi facciamo fatica ma non vediamo l’ora di andare.

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Foto di Elisa Scapicchio

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