Intervista a Giorgio Poi | Ricorda che “Fa Niente”

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Dai Cairobi e Vadoinmessico conserva influenze più psych che fonde con le origini italiche in uno stile cantautoriale psichedelico

Un cantautore si serve di musica e parole per trasferire i suoi sentimenti e le sue emozioni al suo pubblico. La sincerità e l’empatia sono quelle caratteristiche che, secondo me, fanno sì che il messaggio faccia breccia e fino a risvegliare le stesse emozioni, senza forzature né la necessità di grandi proclami.
Fa Niente ( Bomba Dischi, 2017) è il buco della serratura sulla vita di Giorgio Poi, la tenda scostata sul suo salotto che lascia intravedere spiragli di normalità, mettendo in luce il valore di certi dettagli quotidiani, in modo semplice e discreto.
In questa intervista Giorgio ci ha parlato del suo disco e del suo percorso che lo ha riportato musicalmente in Italia grazie a Bomba Dischi,  con noi all’intervista attraverso Alessandro Ricci che forse si è lasciato sfuggire qualche anticipazione…

Ho ascoltato il tuo disco  Fa Niente a lungo e mi sembra un pochino di conoscerti visto che c’è tantissimo di te… Ti faccio una breve raffica di domande e vediamo se indovino qualcosa…
Mare o montagna? Mare
Dentifricio in pasta o gel blu? Dentifricio in pasta
Tè o Caffè? Caffè
Filo interverbale  o Gargarismi di parole? Gargarismi
Acqua minerale liscia o gassata? Gassata
Battisti o Dalla? Dalla
Dalla o De Gregori? Dalla
De Gregori o Io sono un cane? Io sono un cane… ma è difficile esprimere una preferenza!
Uscire o stare a casa? Stare a casa, ovvio!
Meglio soli o in coppia? Mmm belli entrambi ma meglio in coppia… dipende dalla coppia ovviamente, per me adesso meglio in coppia
Campagna o città? Per necessità città ma per piacere campagna
Piano terra o terzo piano? Terzo piano, sempre !
Estero o Italia? Italia
Chi è Giorgio Poi? Che pezzo di vita ha intrappolato in questi brani?
Ero a Berlino, si è chiuso in studio e ha fatto questo da sera a mattina per un bel po’ di tempo…

Il tuo disco, Fa Niente, racconta molto della tua vita, anzi , i tuoi testi lasciano spiare una quotidianità semplice, fatta di piccole cose alle quali riesci a conferire un valore particolare con una specie di zoom empatico.  Quanto conta la tua quotidianità? Era questo che cercavi di raccontare?

Volevo fare una cosa “onesta”, una cosa da me molto sentita che parlasse di me,  che alla fine è la cosa che conosco meglio. Del resto la semplicità, la quotidianità sono sempre con te, anche nel momento in cui scrivi: Fa niente la racconta senza nessuna volontà costruita, è venuto così!

“Fa niente” è una locuzione che può avere diverse accezioni. Tu sei uno che riesce a scivolare sulle cose o te le leghi al dito?

Bhe non mi lego al dito le cose, sono abbastanza comprensivo, però magari do molta importanza a certe cose mie…sono uno un po’ “paranoico a volte”… un po’ come tutti, e quindi ogni tanto dirsi… “fa niente”, “lascia scivolare”  …  una sorta di mantra che volevo ufficializzare chiamandoci il disco.

Nei tuoi testi ci sono “grovigli di parole ingoiate con l’acqua minerale” o bocche “che sono il nascondiglio più sicuro “… meglio dire o non dire? Sei uno riflessivo?

Si abbastanza… sono uno che non parla tanto a volte… e infatti per me tante cose è meglio “ingoiarle con l’acqua minerale” e stare zitti… gassata possibilmente!

Fa Niente è anche un disco di Amore. Ne parli in modo semplice, quotidiano, discreto… Non sei proprio in linea con i grandi proclami romantici che vanno in questo periodo! Sei sicuro di quello che fai?

Ho sbagliato direzione dici?

Non lo so …forse non sei romantico in senso convenzionale o magari secondo lo stereotipo italiano? Ti senti romantico?

Non lo so se sono romantico, secondo la mia ragazza no! Io mi considero un romantico sotto alcuni aspetti, non classici magari da rose e simili, però ho una mia visione romantica della vita, dell’amore. Io parlo di un piccolo amore, è venuta fuori la mia visione della cosa probabilmente.

Forse il tuo aspetto più romantico in senso classico viene fuori con il tuo rapporto con l’Italia? Cosa ti è mancato di più?

Vivere lontano dal mio Paese per un lungo periodo mi ha suscitato una certa attrazione; è una cosa comune anche a molti amici che provengono da altri posti e che sono lontani dalle loro case: hanno tutti un rapporto così particolare e intenso col proprio Paese, è una cosa naturale. Credo che a livello emotivo mi abbia influenzato molto la mancanza delle stagioni: a Londra più che a Berlino, vivi un lunghissimo autunno, manca un cambio netto… questo freddo costante è come se appiattisse. E poi tante piccole cose, autentiche abitudini collettive, che all’estero vengono imitate e sanno di posticcio. Pensa al gesto semplicissimo di andare in un bar, bere un caffè in un secondo e andartene: è una cosa che non esiste negli altri Paesi. E’ una quotidianità che conosco perché l’ho vissuta e che non ho più, ma mi fa sorridere pensarci e mi piace parlarne perché in qualche modo mi appartiene.

I tuoi progetti precedenti erano band internazionali, dai Vadoinmessico ai Cairobi, e tua lingua era l’inglese anche nella vita quotidiana. Come è stato recuperare l’italiano?

È stato divertentissimo in realtà, una cosa assolutamente nuova: è stato come tornare in un luogo dove sei stato da bambino e riscoprirlo con gli occhi  di un adulto, quindi mi sono ritrovato a giocare con la lingua italiana che un po’ mi mancava sicuramente.

Anche musicalmente emerge un concept di base che riprende un po’ la semplicità che hai proposto nei testi, anche qui una finta semplicità.

Sì c’è  una semplicità del suono: io ho scelto 3 suoni  e  ho deciso di fare il disco così, con un suono di chitarra, uno di basso e uno di batteria, aggiungendo pochissime cose a questi suoni di base. Molta semplicità nei suoni, per necessità, ha determinato una certa complessità degli arrangiamenti e delle parti. Una semplicità un po’ virtù che si è determinata da sé.

L’incontro con Bomba Dischi come  è avvenuto? Come mai questa scelta di farti produrre in Italia?

Innanzitutto perché è in italiano il progetto, poi conoscevo Davide Caucci, e avevamo già parlato di lavorare insieme con il mio gruppo estero, cosa che poi non è avvenuta.  Però appena ho avuto delle canzoni in italiano le ho mandate  e gli sono piaciute.  E da lì con il benestare degli altri “Bomberos” abbiamo iniziato a lavorare insieme.

A proposito di “Bomberos”, cosa ci dice l’altra campana, Alessandro Ricci di Bomba Dischi?

A. Eravamo già consapevoli delle potenzialità di Giorgio, avevamo amato i Vadoinmessico e ci piacevano i pezzi… tutti conquistati all’unanimità! Già da “Niente di Strano” al primo ascolto eravamo felicissimi!

G. Davide mi rispose subito Sì, facciamolo con Bomba Dischi, ma senza nemmeno ascoltare i pezzi! Lì per lì ci son rimasto male, poi li ha sentiti insieme agli altri e con la loro approvazione mi son detto «sì! Da  paura, allora… Bomba!»… un po’ in tutti i sensi!

Alessandro che brano ti ha colpito di più di Fa Niente?

A. Il bello di un disco ben fatto è che ti prende un pezzo alla volta, risale, galleggia. In questo periodo “Doppio Nodo” è il pezzo per cui sono in fissa. Probabilmente all’inizio lo avevo sottovalutato, perché magari sei concentrato sui pezzi più immediati per le prime uscite, mentre invece un pezzo come questo per la primavera-estate potrebbe avere un senso, magari da far filtrare in maniera un po’ più decisa, magari con un video…

Stiamo dando una anticipazione su Cheap Sound?

A. Ahaha nono solo supposizioni! Nulla di confermato ma in questo periodo se dovessi scegliere sarebbe lei!

Siamo in un momento di grande fermento per la scena dei cantautori indipendenti, ognuno ha il suo profilo, però sembra emergere un’ondata di grandi romantici, proclami e cori da stadio… Qualcosa di diverso rispetto allo stile e alla personalità di Giorgio.

A.  Giorgio secondo me prende un’altra direzione, un po’ più classica un più raffinata se vuoi. Paradossalmente anche  un pochino più difficile e con un target di età  un po’ più alto, diciamo che è una cosa per palati fini. E questo nel bene e nel male, perché comunque la musica spesso  la si consuma in maniera distratta, e magari uno stile come questo non dico che potrebbe essere penalizzato da questi ascolti diffusi ma probabilmente è meno “mordi e fuggi”… Giorgio ha fatto il suo disco  come era giusto farlo, senza pensare troppo a  logiche di mercato.
G.  Questo è il mio  terzo disco d’esordio…è comunque un terzo disco, quindi rientra nel percorso che ho fatto con i Vadoinmessico, con i Cairobi, quindi sì, sicuramente è parte della stessa evoluzione per me.

Anche a te chiedo qualcosa sul brano che più mi ha colpito, “Acqua minerale”.

G.  Parla dei litigi di coppia, quei momenti in cui si discute, alcune cose si dicono, altre si mandano giù, però c’è un momento di tensione innescato magari da una stupidaggine, ecco in questo caso s’è bruciata la cena… e  l’amore è anche buttare giù con l’acqua minerale, possibilmente gassata, e poi ci si addormenta sul divano e si fa pace.

Il tuo ultimo video, “Tubature”, ha degli elementi davvero particolari, oltre a un testo originalissimo!

G.  Il video nasce da un’idea di Francesco Lettieri. Lui è un grande regista, e altrettanto brava la sua troupe… i “Cazzimma Brothers”! E’ stato lui a scovare questo posto assurdo, vicino ad Acilia, dove abbiamo girato il video: c’è un signore che dagli anni ’50 colleziona ogni sorta di oggetto e li cataloga.

Ascolta una curiosità…non posso andare via senza sapere cosa sono i “cereali auricolari”!

G.  Ahah no è una stupidaggine.. un gioco di parole… pensa alle “fibre ottiche”…?

Giorgio non so se sei un genio, oppure … va bene così… ti ringrazio per l’intervista…ci vediamo al Quirinetta qui a Roma il 24 marzo giusto? Ora vado via!

Grazie a Giorgio Poi e Alessandro Ricci per l’intervista.

 

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