Maciste Dischi | Intervista ad Antonio Sarubbi

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Maciste Dischi ha organizzato un’imperdibile serata live: nell’attesa ecco la nostra chiacchierata con il “colpevole” …

Prima dell’imperdibile live Maciste contro Tutti al Quirinetta di Roma, parliamo proprio con chi ha avuto la “folle” idea di dare forma e sostanza a questa etichetta. Ho fatto qualche domanda a Antonio Sarubbi, la persona che ogni giorno – e anche la notte – rende viva e unica questa realtà discografica. Ci vediamo al Quirinetta, nel frattempo, fate la conoscenza del buon Maciste.

Onestamente: cosa hai commesso di così deplorevole da doverlo scontare in quest’avventura discografica?

Me lo chiedo tutti i santi giorni, domeniche comprese. Me lo chiedo la mattina alle 5 quando mi sveglio per l’ansia e sono già in ritardo, la notte alle 2 quando sto ancora a mandare mail o a pianificare il lavoro. Sarà stato uno sciamano. Tutto ciò non puo’ che essere frutto di un anatema: “Sarai condannato a lavorare nel bello a costo di imbruttirti.” Deve essere andata così, o almeno credo.

Qualche piccola curiosità: come avete scelto il nome, gli aspetti peculiari del vostro stile, quei piccoli dettagli che vi rendono unici?

Era la primavera del 2014. Il nome è stato il risultato di un lunghissimo brainstorming ma poi è arrivato lui stesso da noi. Forzuto, semplice da ricordare, diverso dagli altri. Aveva tutte le carte in regola per affermarsi. Il nome ha fatto il suo dovere brillantemente, mentre io in qualità di portavoce del nome stesso, mi sento soltanto ad un terzo del percorso che mi ero prefissato. L’unicità del nostro marchio è anch’esso un cammino di evoluzione e definizione. Trovare un’identità peculiare ed una pianificazione del lavoro univoca – per quanto diversa da artista ad artista, da situazione a situazione – è l’aspetto più difficile di una startup. La filosofia è chiara e ben delineata fin da subito: qualità, artisti di pancia, sensibilità, trasparenza, poche chiacchiere ed una crescita costante accompagnata da una comunicazione quanto più accattivante possibile. Il modus operandi è un po’ più complicato da uniformare e definire. Maciste Dischi non è ancora unica e speciale quanto vorrei, ma siamo sulla strada giusta.

Seconde te, quale aspetto ha la Maciste Dischi che le altre etichette del giro non hanno?

Il fatto che il 100% delle attività manageriali legate al marchio siano di mia competenza e  unica responsabilità, è un elemento anche negativo, ma sicuramente unico e speciale. Se dovessi andare in vacanza o dormire fino alle 9, ad esempio, Maciste Dischi in quel momento sarebbe ferma. Questo è un grave problema, ma rappresenta anche un unicum. Non so cosa le altre etichette abbiano in più o in meno. Maciste Dischi è una realtà estremamente versatile, poliedrica, duttile. L’obiettivo è abbattere le barriere di genere, cancellare alcuni preconcetti sul pop e trattare ogni situazione come fosse la più importante. Un concerto da trenta persone paradossalmente puo’ essere importante quanto il Festival di Sanremo. Un house concert puo’ maturare guadagni, alla lunga, maggiori di X-Factor o di altri talent. Faccio due esempi non casuali per esperienza diretta. In questo mio anno lavorativo Maciste Dischi ha partecipato con i suoi artisti alle maggiori vetrine italiane di musica. Televisione, carta stampata, festival di grido. Sai cos’è cambiato nelle mie tasche ? Niente. (anzi, debiti). E in quelle degli artisti ? Grande visibilità, ma nessuna certezza di continuità, come in tutte le situazioni della musica in geneale. Ecco. La consapevolezza realistica di tutto questo è la differenza che ha Maciste Dischi. Non accontentarsi di nulla ma trasmettere ai propri artisti l’idea che ogni traguardo è un punto di partenza, non di arrivo. Non sai quanto ci vorrà per “arrivare davvero”, ma la qualità paga sempre, punto e basta.

Come è il vostro “inferno quotidiano”? Come si svolge la vostra giornata?

Mi sveglio tra le 5 e le 7, tutti i giorni sabato compreso. La domenica mi alzo alle 9. La prima cosa che faccio appena sveglio è andare a correre, poi doccia e inizia il delirio. Lavoro da casa mia, a Legnano (in provincia di Milano) due giorni a settimana, nei restati ho un piccolo ufficio a Milano città all’interno del Real Sound Studio, location che funge da campo base e sede legale. Telefonate, mail e appuntamenti. Band (canzoni, scelta singoli, videoclip, sale prova, produzione, promozione, rapporti interni, strategie ecc), cura dei social, uffici stampa, booking e concerti, rapporti con le major, editori, sincronizzazioni, festival, promoter, sponsor, televisione, imprevisti, imprevisti, imprevisti. Poi vado a letto quando sono stanco, tra le 11 e le 3. Mi capita inoltre di viaggiare parecchio per appuntamenti, incontri, contratti, concerti e release party. Roma, Firenze, Bologna, Livorno, Pescara, Torino sono appuntamenti fissi almeno bimestrali, diciamo così.

Quali obiettivi sentite di aver raggiunto, e quali no?

Come Maciste Dischi non si è raggiunto nulla se non il rispetto degli addetti ai lavori che riconosce un roster di qualità rara ed una fan base fatta di fruitori comuni e persone affezionate. Per il resto, i traguardi sono i dischi – speriamo belli davvero – che produciamo, promuoviamo, distribuiamo.

Siate parziali, anzi parzialissimi: quale artista siete fieri di aver lanciato?

I The Please. Sono una band lombarda fuori dal tempo e dalle logiche discografiche. Non hanno nulla a che fare con l’Italia ma hanno deciso di restarci. Io li aiuterò finché farò questo lavoro, perché il bello è una responsabilità morale, e loro ne sono portavoce. Here è uno dei miei dischi italiani preferiti, sono alla quarta pubblicazione e nessuno prima di me ha avuto in tutti questi anni il coraggio di investire tempo, competenze e denaro su un progetto così difficile da far ascoltare, seppur di una bellezza disarmante. Poi aggiungo i Siberia, ma soltanto perché davvero mi sento di essere il principale protagonista della loro nascita discografica. Avevano 300 fan su Facebook ed erano giovanissimi, sconosciuti e così rispettosi verso il mondo da sembrarne remissivi. Ora hanno un contratto editoriale con Sony, un tour importante, un disco pazzesco, la fiducia degli addetti ai lavori “vecchia scuola” ed un seguito crescente di giovanissimi, come lo sono loro. Per tutte le altre band ed artisti, posso dire di essere stato “parte del risultato”, nel bene e nel male costituisco il loro presente e spero di potergli garantire il mio aiuto discografico e soprattutto manageriale, ma non mi voglio arrogare il merito di aver creato né “lanciato” nessun artista. Voina Hen e Jonny Blitz, ad esempio, band per cui mi farei esportare oggi stesso un rene pur di farli diventare famosissimi, esistevano da molti anni, magari assai nascosti, ma già compatti prima del mio intervento.

Domani sera ci vediamo al Quirinetta per la serata Maciste contro Tutti: qualche messaggio per convincere gli indecisi?

Jonny Blitz, Voina Hen, Miele, Canova e Grandi Navi Ovali saliranno sul palco facendo semplicemente la cosa per cui sono nati, per loro la più importante al mondo. Chi non verrà al Quirinetta, se abita a Roma o dintorni, perde la grande occasione di scoprire una parte del nuovo fermento musicale italiano.

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