INTERVISTA | Incontriamo Marco G. & Mr. Kite

Ore 20, Piazza Sempione, Proj3ct + Cibo. L’estate romana ormai alla conclusione, dona un tramonto ancora caldo, smorzato da una lieve brezza. Tra musica soffusa e un chiacchiericcio leggero Lorenzo Dell’Uomo e Marco G. Zoppi, sorseggiando cocktail alla frutta dai variopinti colori, si concedono due chiacchiere prima di iniziare la loro session.

 

Iniziamo dalle origini: chi sono Marco G. e Mr.Kite? Come vi siete conosciuti e com’è nato il vostro progetto?

Ci siamo conosciuti in un pub a Frascati con una passione in comune: la musica brit pop, per la precisione una band, gli Oasis. Ci siamo trovati subito in sintonia e, dato che nel nostro piccolo siamo sempre stati quelli che nella comitiva di amici erano alla ricerca di qualche novità – qualche nuova band, una nuova strumentazione, una nuova moda -, abbiamo deciso di farlo insieme e più in grande.

Un’altra passione che ci ha unito è quella per il modernismo, l’arte e la sottocultura urban, che è evidente ed immanente in tutto ciò che facciamo.

 

E invece cosa c’è dietro la creazione del format di Touch The Wood?

Noi volevamo fare qualcosa che ci piacesse sul serio e che ci facesse sentire “vivi” (dicono quasi all’unisono ndr).

Quindi personalmente mi sono dato anima a corpo nel formarmi come deejay, data poi la incapacità di saper suonare uno strumento (aggiunge poi in maniera scherzosa Mr.Kite).

Per me, quello che più mi ha ispirato è stata la grande voglia di dare vita a qualcosa che non c’era ed essere rappresentante di una novità, di mettere la faccia per qualcosa di bello. (dice Marco)

 

Ma toglietemi una curiosità ma perché il nome “Touch The Wood”?

Non lo possiamo dire, per scaramanzia. (dicono all’unisono)

Possiamo solo dire che Touch The Wood è un talismano contro la iettatura del mondo moderno.

 

Okay, sorvolando tutta questa scaramanzia, torniamo a parlare di musica. Come si sono evoluti i vostri gusti musicali e che ripercussioni hanno avuto sul vostro modo di fare musica?

È sempre stata e sarà fondamentalmente sempre indipendente: dal rock delle origini, alla musica elettronica, brit pop, punk, psichedelia, new wave, soul e sempre con una attenzione particolare alla scena e alla musica inglese. Diciamo che cerchiamo sempre di rinnovarci, mantenendoci comunque legati alle origini, dalla musica, il look, al format di serate che proponiamo.

 

A proposito di serate: “Touch The Wood” esiste dal 2007, e da allora ne avete fatta di strada: dal Radio Cafè, al Goa, al Lanificio, alle vostre session a Milano e a Londra. Com’è cambiato il vostro modo di far musica e il vostro approccio con il pubblico?

Dobbiamo ammettere che era una evoluzione studiata ed agognata sin dal 2007, dagli store di periferia, ai minuscoli pub dove abbiamo iniziato, è sempre stato questo il sogno, ed è stata la vera grande soddisfazione della nostra carriera fino ad ora. Siamo partiti da location e musica molto di nicchia e siamo riusciti, mantenendo la forte ricerca e sperimentazione alla base, ad arrivare ad un pubblico sempre più grande. Diciamo che abbiamo sempre rischiato un po’ di più, rispetto ad altri, ma fino ad ora ha dato grandi soddisfazioni.

 

A proposito di rischiare, avete prodotto due vostri remix, che sono attualmente fruibili su SoundCloud. Qual è stata la ricerca dietro questi due pezzi e quando e come mai avete deciso di produrre in proprio?

Partiamo dalla puntualizzazione che Touch The Wood e Marco G. e Mr. Kite sono due progetti diversi, ma che possono anche combaciare. Noi avevamo già prefissato da anni il passo della produzione.

Il primo che abbiamo prodotto è Chimes remix , di uno degli artisti più innovativi del momento ed uno dei produttori più richiesti. La hit ‘Chimes’ già potente, l’abbiamo rivisitata per il dancefloor in chiave future trap. Il secondo remix Kelela – A message, è un pezzo la cui produzione del brano è stata affidata a quel genio di Arca, il vocal indiscusso di Kelela. Noi abbiamo sperimentato, rivisitando il brano in chiave tropical, rendendo il pezzo più fruibile e movimentato.

 

Parlando del futuro, cos’hanno in cantiere Marco G. e Mr. Kite?

Siamo in contatto con alcuni artisti internazionali, e siamo molto eccitati perché potrebbe esserci in vista una collaborazione con alcuni di questi, che abbiamo avuto come ospiti ad una delle nostre serate. Ma ovviamente non diciamo ancora nulla di preciso per scaramanzia. (aggiungono, ridendo).

Dovrebbe poi arrivare per la stagione invernale il terzo remix, siamo entrati in studio recentemente con la voglia di fare un nostro inedito, ma ci stiamo prendendo un po’ di tempo per perfezionarlo. Dovremmo farlo con un produttore molto importante della scena hip pop anni ‘90.

Abbiamo poi conquistato per il terzo anno il Goa e il Lanificio. Giancarlino, il proprietario del Goa, per primo ci ha notato, ha creduto in noi e nel nostro progetto, infatti saremo parte integrante della Celebrazione del ventesimo anno del Goa e questo è un sogno che da ragazzini ci sembrava inarrivabile. Sempre al Goa, daremo inizio ufficialmente alla nostra stagione autunnale con Touch The Wood il 2 Ottobre.

 

Parecchio indaffarati e lungimiranti i nostri Marco G. e Mr. Kite. Per concludere questa intervista: quale sarebbe il posto dove, nel vostro più utopico sogno, vi piacerebbe suonare?

Il mio sogno è molto modesto, sogno di suonare come dj headline del Glastonbury Festival of Contemporary Performing Arts. (dice Mr.Kite ridacchiando).

Io sono ancora più utopico, mi piacerebbe riaprire The Haçienda, di Manchester e suonare lì insieme ai grandi che hanno fatto la storia (chiude Marco G.).

 

Dopo queste piacevoli chiacchiere, salutiamo i ragazzi e li lasciamo andare al posto che è loro più consono: la console del Touch The Wood che li attende per la session serale, mentre il sole è già tramontato ed un’altra serata romana sta iniziando.

Luisiana Levi

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