Independent Label Market | Intervista a Lady Sometimes Records e Strawboscopic

L’Independent Label Market è alle porte, tra poco più di una settimana il Monk Club sarà il teatro dell’incontro tra numerose etichette italiane ed internazionali.

Noi di Cheap Sound abbiamo avuto l’onore di essere scelti come partner di questa meravigliosa iniziativa. Per l’occasione abbiamo deciso raccontarvi chi si nasconda dietro le quinte attraverso una doppia intervista a Lady Sometimes Records e Strawboscopic. 

Lady Sometimes Records

 

Ti presenti come etichetta? Come è nata? Su che principi si fonda?

L’etichetta nasce nel 2014. A 20 anni gestivo una piccola punk label, ristampavo materiale italiano 80/90 fuori catalogo. Poi ho preso un periodo di pausa dalla musica e due anni fa ho pensato: ricominciamo! Pubblico solo ciò che mi piace, è stato quello il punto di partenza: supportare quei gruppi/generi che amavo e non volevo sparissero. Fare tutto da sola per me è cura dell’artista come persona e della musica come sua massima espressione. Se unisci i due principi trovi il punto di equilibrio perfetto tra egoismo narcisistico e altruismo estetizzante.

Mi dai 3 parole di riferimento? Su che genere siete orientati?

• waves & gazes (nel senso di new waves & shoegaze)
• pop attitude (perché l’attitudine di base deve essere POP, ho bisogno di melodie belle, anche quando miste al rumore più tagliente)
• DIY & heartmade (fatto da sola & col cuore)

Cosa significa essere un’etichetta indipendente oggi? Qual è la sfida?

Emergere nel mare magnum di internet, oggi che ‘fare musica’, è a portata di clic. L’offerta è enorme, la domanda scarsa. Il risultato? Dispersione, disattenzione, i posti in vetrina sono pochi e ci si affanna pur di non scomparire. Un’etichetta indie deve avere una direzione chiara ed essere riconoscibile, multitasking e soprattutto accettare compromessi, senza perdere la bussola. Vuoi fare i soldi facili? Non puoi essere indipendente, ovvio: la tua priorità sarà il mercato. Se vuoi essere fedele ai tuoi gusti, devi accettare invece che larghe fette di mercato possano ignorarti e che il tuo stesso target all’inizio non ti dia la fiducia che speravi. La mia risposta è: sii quello che ti senti di essere, i risultati arriveranno. Dirai che mai nessuno ti ha tolto l’essenza dell’essere indipendente: la libertà. Ecco, la vera sfida per un’indie oggi è poter dire a voce alta, sono libero.

Qual è il vostro background e come è cambiato secondo voi il panorama musicale dagli anni ’90 ad oggi?

Il mio background è variegatissimo, ho ascoltato di tutto sin dalla nascita grazie ai miei genitori. La musica che sento più mia è il noise-pop, dai primi gruppi garage 60s, al bubblegum/punk, all’hardcore melodico, con un grande, grandissimo amore per lo shoegaze/lo-fi, la neo-psych fuzzosa, il big muff e la Sarah Records. Come classe 87, ho vissuto i 90s più da ascoltatrice precoce. Per me le vere rivoluzioni sono state l’avvento della riproducibilità virtuale e la perdita del concetto di comunità. Nel 2016 l’unico modo per sovvenzionare direttamente tutti i mestieri che circondano una band è ancora acquistare il disco. Ascolto anche Spotify ma, comprando il disco pago: etichetta, ufficio stampa, registrazioni, grafici, stamperia… insomma qualcosa che era ovvio vent’anni fa, cioè il consumo critico, è venuto meno.Ti piace la musica? Rinuncia a una birra a settimana e compra un disco indipendente. Questo vale anche per il discorso comunità: vai ai concerti per ascoltare o per instagram? Leggi la recensione per la critica o per il tag? Dei 90s ci manca il coraggio, siamo una generazione autoreferenziale, comodona, forse anche un po’ codarda.

In base a cosa decidi di produrre un artista e in che cosa consiste il tuo lavoro di produzione?

Ascolto una demo e il gruppo dal vivo. Se non sai suonare su un palco non riesco a produrti. Il mio lavoro parte dalla registrazione se l’artista è ancora acerbo, altrimenti approvo il disco finito, contribuisco a tutte le spese extra (grafica, stampa, PR). Essere prodotti da me significa avere un rapporto di semi-simbiosi, il disco cresce assieme, i dettagli discussi e approvati affinché siano in linea con l’etichetta senza snaturare l’artista. La musica deve colpirmi da subito, deve esserci una scintilla, un momento in cui dico: voglio ascoltare questa canzone per sempre.

Che rapporti ci sono tra voi e le Major, se ci sono? Tendete a collaborare con altre etichette indipendenti?

Assolutamente pro-collaborazioni. No major – perché non penso i nostri target collimino, né che ci sia interesse da parte loro, faccio un genere di nicchia tra le nicchie. Sono completamente contro la guerra tra poveri: tra labels ci si rispetta, anche quando si fanno stili diversi, al limite ci si ignora, ma non ci si pesta i piedi. Deve sempre sussistere una presunzione di fiducia. E’ essenziale essere amici, condividere, allargare gli orizzonti e nutrire la scena – che parola martoriata! Scena come insieme di persone che si sbattono ogni giorno in modo pro-positivo per proteggere la dignità del fare musica in ogni suo aspetto. Posso anticiparti che in vista c’è una bella collaborazione con un’etichetta che stimo tantissimo, per cui coronerò finalmente il mio sogno di una co-produzione!

http://www.ladysometimesrecords.com/

Strawboscopic

 

Vi presentate come agenzia? Come è nata? Su che principi si fonda? Mi date 3 parole di riferimento?

Strawboscopic è un’agenzia creativa dedicata al mondo della musica emergente e indipendente. Nasce dall’amore, dalla visionarietà, dal bisogno di dar vita a quello che non c’era. Da due creative, amiche di lunga data, che decidono di unire forze e professionalità al centro di una rete di servizi creativi e di promozione per la loro passione di sempre: la musica. Ci proponiamo di far circolare nuove realtà e talenti musicali oltre confine, grazie all’attività congiunta di due basi operative (Roma e Londra), che assicurano solidità allo scambio internazionale. Keywords: spark, empathy, dedication! (scintilla illuminante, conoscenza sul campo, dedizione.)

Con che tipo di artisti lavorate? E cosa offrite loro?

Ci concentriamo su artisti indipendenti che vogliono accrescere la loro visibilità nel grande oceano del panorama attuale, talenti che hanno bisogno di definire la propria identità, progetti la cui potenzialità è ancora (parzialmente) inespressa e necessita della scintilla di cui sopra per emergere. In breve, quelli che vogliono splendere per ciò che sono. Un’attenzione speciale va poi ad artiste e produzioni femminili. Offriamo promozione e comunicazione oltre che ad artisti e bands, anche ad etichette, eventi, locali e festival. Copriamo l’intera gamma di servizi di strategia creativa, comunicazione integrata e promozione, per fornire così un prodotto completo e sinergico in tutte le sue declinazioni.

Qual è il vostro background e com’è cambiato secondo voi il panorama musicale dagli anni ’90 ad oggi?

Veniamo entrambe da anni di lavoro in agenzie pubblicitarie, comunicazione, design e progettazione, e da altrettanta esperienza in strategia creativa, direzione artistica e marketing come freelance, svezzate da latte e giradischi! Gli anni ‘90 sono stati quelli della nostra formazione e di quel fermento musicale che ti pettinava, del gusto di cercare e scoprire un underground che quasi non esisteva neanche come concetto. Noi siamo ancora stracolme di quell’entusiasmo.

Come si conciliano ricerca musicale e marketing nel 2016?

Con passione e professionalità. C’è un ingrediente innato, fatto di gusto e curiosità, che ci porta ad avere orecchie ed occhi aperti su quanto di nuovo e interessante avviene in ambito musicale e di comunicazione. La regola d’oro del marketing resta: partire da una strategia creativa studiata ad hoc da declinare tramite un progetto di comunicazione integrata nelle varie forme e modalità che più si addicono ad ogni singolo caso. Oggi più che mai, nel panorama del digital marketing e nel marasma di offerte e sovraccarico di informazioni che ne derivano, creare una “b(r)and image” e puntare su questa per distinguersi ed emergere è assolutamente fondamentale. Pare che in Italia non si sia ancora compresa appieno l’importanza di questo aspetto e che purtroppo si sottovaluti molto il fattore qualità nel realizzarlo. C’è un po’ la tendenza al credere di poter fare a meno delle basi o del far tutto in casa, la tendenza al dilettantismo alla sbaraglio: vedi ad esempio tutti fotografi con Instagram, tutti fashion blogger coi vestiti di nonna, tutti copywriter con gli status di Facebook.

Lavorate tra Roma e Londra. Avete incontrato delle difficoltà o delle barriere in Italia? Secondo voi all’estero è più facile?

Ci sono enormi differenze nel confronto Italia/estero. Intanto la diffusione della musica italiana oltre confine è scarsissima o relegata al genere “world”. C’è dunque molto lavoro da far per poterla esportare, valorizzando l’identità unica e speciale di ogni progetto artistico. Avere un piede in ognuna delle due staffe è un nostro punto di forza, una base di conoscenza dal vivo di entrambe le realtà che dona la possibilità di creare un ponte di scambio tra queste. Anziché lamentarci di come si sta in Italia, possiamo cercare nuove soluzioni e adattare a nuovi contesti ciò che si è scoperto e imparato nel confronto con l’estero. La scommessa è comunicare nel panorama internazionale che una produzione innovativa e interessante in Italia esiste, e prima ancora provarla e potenziarla all’interno del paese stesso. Esempi in questa direzione sono le iniziative che abbiamo realizzato a Roma con Lady Sometimes Records, con cui condividiamo obiettivi: il Record Store Day PopUp alla Città dell’Altra Economia e Independent Label Market Rome, per il quale ci siamo messe in gioco in primissima persona, andando a creare una partnership a Londra con i fondatori della manifestazione internazionale, per poterla importare e finalmente offrire anche qui da noi.

http://www.strawboscopic.com/

In arrivo nuove interviste nei prossimi giorni.

Stay tuned!

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