INTERVISTA | Tommaso di Giulio, chronofobia e negozi di dolci

Tommaso di Giulio_intervista_l'ora solare

Tommasone Di Giulio ve lo abbiamo presentato in ogni modo e in ogni dove – QUA trovate una recensione (che stiamo cercando ancora di comprendere a pieno sul suo primo disco Per fortuna dormo poco), QUA un’intervista (fatta nel backstage dell’Auditorium, mica robetta).

Dato che non vogliamo farci mancare nulla, abbiamo deciso di incontrare di nuovo il cantautore (credo odi questa definizione) capitolino.
Di seguito si chiacchiera di fobie, dolci e L’ora solare, il nuovo lavoro in studio di Tommaso Di Giulio.

 

Cheap SoundL’ora solare (2015, Leave Music) è la tua seconda opera in studio, preceduta da Per fortuna dormo poco (2013, Leave Music). Chronofobico, troppi jet leg?

Tommaso Di Giulio: Chronofobicissimo. Hai presente “La morte ti fa bella” ? Ecco a me il tempo fa molta più paura dei protagonisti del film di Zemeckis , anche se non ho prettamente paura di invecchiare. Di sicuro più vado avanti più percepisco il tempo come qualcosa di appiccicoso e denso, da attraversare a fatica, come se al posto dell’aria ci fosse della gelatina. Ci sono una marea di canzoni che parlano del tempo, e tranne quella di Tom Waits, Time, più o meno esprimono tutte esprimono un’esplicita o nascosta ansia nei confronti degli anni che passano…dagli 883 di “tieni il tempo” ai Baustelle di Fantasma.
Io ho scoperto quasi casualmente che la mia ossessione per il tempo si fosse disciolta anche nel mio scrivere musica: disponendo le canzoni che avevo scritto nell’ultimo anno e mezzo prima di pensare alla pre-produzione ho visto che quelle che reputavo più interessanti avevano tutte il tempo come centro, anche se in maniera molto diversa a seconda di quale pezzo si ascolta.
Credo, comunque, per non farla troppo lunga, che il mio rapporto conflittuale con il tempo abbia a che fare con il dover prendere decisioni sempre più importanti, cosa strettamente legata alla percezione del tempo che scorre, e che diventa – sempre a causa di sto maledetto tempo (che non ha manco sinonimi adatti) – una pratica sempre più spinosa.
Jet lag invece niente, mai sofferto. Mai, giuro. Però non m’annoio mai, in compenso.

 
CS: Il domandone che faccio a ogni secondo disco, quindi stacci. Quanto di Per fortuna dormo poco c’è in L’Ora Solare? Cosa ti sei portato dal primo disco, cosa hai lasciato?
TdG: Per Fortuna Dormo Poco e L’Ora Solare sono due dischi complementari, specie se li consideriamo in virtù della loro genesi, parecchio strana se pensiamo ai risultati.
Per Fortuna Dormo Poco è un disco pop, garbato, pieno di gentilezza, colori pastello e linee melodiche pulite. Eppure l’ho scritto praticamente tutto da un letto d’ospedale e poi da casa, immobilizzato per quasi un anno a causa di un sacco di fratture che un incidente mi aveva regalato. Poi l’abbiamo registrato tutto in venti giorni in uno studio vicino Catania dove oltre allo studio stesso c’era un bar o poco più e dove di fatto ho vissuto sostanzialmente in una condizione da eremita.
Sta di fatto però che, pur non vedendo l’ora di camminare di nuovo senza stampelle, Per Fortuna Dormo Poco è uscito fuori come un disco contraddittorio: molto positivo e solare da un lato ma profondamente malinconico, timido e in gran parte incentrato sulla paura delle distanze dall’altro.
L’Ora Solare è invece un disco incazzato, liberatorio, molto più aggressivo nei testi e negli arrangiamenti, anarchico fino alla spregiudicatezza nella scelta dei brani, che sono uno diverso dall’altro senza tentare minimamente di legarsi ad un genere solo.
E’ però un disco che nasce nomade e apolide, scritto prevalentemente in viaggio e registrato in cinque studi italiani (tre di Roma, uno milanese dove ha registrato Gabrielli, e uno siciliano) più uno berlinese (in cui però ha registrato un inglese doc, Neil, il violinista che suona in più brani). Manco a farlo apposta è un album che invita al movimento e al non stare mai fermi. Un anno che invita ad “ammazzare il tempo” in tutti i modi possibili, infatti. L’Ora Solare completa Per Fortuna Dormo Poco, se vuoi. Mi da modo di dimostrare che non sono solo “quello li”.

 

CS: Capitolo arrangiamenti: personalmente mi sono sempre piaciuti tantissimo – specie nelle tue formazioni acustiche. In studio ho come l’impressione tu dia il meglio di te, come un bambino in un negozio di dolci che non sa più cosa scegliere e quindi, nel dubbio, sceglie tutto.
I tuoi dischi sono splendidamente vari, pur mantenendo, però, sempre quel palese filo rosso che lega tutto.
Come decidi lo sviluppo di ogni singola canzone? E’ tutto molto chiaro in te o magari ti lasci ispirare dallo studio?

TdG: Lo studio rischia davvero di diventare una pasticceria per un bimbo goloso, quale io sono, perciò stavolta ho provato a fissare prima tutta l’ossatura in sala prove, per conferire una pasta più “live” al tutto, rifinendo il tutto successivamente, aggiungendo i colori che avevo immaginato durante la scrittura dei brani.
In linea di massima questa volta ho preferito puntare all’essenzialità, salvo un paio di brani con piccole orchestrazioni, e ad un suono più ruvido, più vicino a quello che è il nostro modo di suonare oggi, ovvero molto molto molto più elettrico e rock n’roll. Proprio perché ho la fobia del tempo mi son detto: gli intimismi teniamoceli per quando sarò troppo vecchio per fare i salti sul palco con la chitarra elettrica.
Di solito i brani me li immagino finiti già quando li scrivo voce e chitarra ma poi arriva sempre quella proposta da un membro della band o da qualche amico che rimette in discussione tutto, e spesso mi lascio volentieri suggestionare.

 

CS: Parliamo delle collaborazioni in questo disco: Francesco Forni, Bob Angelini, Ilaria Graziano…come è collaborare con grandi professionisti e amici (siete amici, vero?) come loro? Durante la realizzazione de L’ora solare vi siete lasciati ispirare l’uno dall’altro?
Quanto di loro c’è nei brani?

TdG: Per l’appunto, qui si tratta di persone e amici con cui ho condiviso bellissimi momenti durante i due anni passati a suonare in giro, tra pub, locali o festival.
Sono collaborazioni nate in modo estremamente spontaneo e rilassato, senza alcun fine promozionale e senza chissà quali strategie. Sono semplicemente super musicisti e persone splendide che ho voluto coinvolgere in un progetto che nasce come profondamente intimo ma che ben presto si è aperto ad una coralità totale.
Ho lasciato scegliere a loro in quali brani intervenire e come. Su La Fine Del Dopo l’alchimia pazzesca che si è creata in una sola giornata di studio ha prodotto un risultato incredibile e inaspettato che ha trasformato un brano nato “a la’ Nick Drake” in una cosa quasi sperimentale, tra esotismi tropicali e Beatles 2.0. Anche Enrico Gabrielli ha avuto totale carta bianca ed ha fatto un capolavoro pazzesco suonando tutti gli strumenti che rendono “Universo: Ora Zero” un viaggio lisergico e siderale. Chiaramente con Francesco Forni c’è un rapporto speciale, con lui ho legato in particolari modo e gli ho proposto di diventare co-produttore artistico del disco, ruolo delicatissimo che Francesco ha ricoperto in modo impeccabile. E cucina anche benissimo.

 

CS: Serie di domande super serie: i primi tre dischi che hai ascoltato; i primi tre dischi che hai comprato; i tre dischi migliori della storia.

TdG: Che ho ascoltato, a memoria: Yellow Submarine dei Beatles, un best of di Elvis, il Flauto Magico di Mozart.
Che ho comprato: Ziggy Stardust di Bowie, Remain In Light dei Talking Heads, The Good Son di Nick Cave.
Tentato di includere i tre precedenti tra i migliori, per non ripetermi ne cito altri tre per me altrettanto fondamentali: Mondi Lontanissimi di Battiato, California dei Mr Bungle e Antipop dei Primus. Ah, e la colonna sonora di Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo di Morricone.

 

CS: Un pensiero sadico e un pensiero ottimista guardando alla scena indipendente italiana.

TdG: Sadico? Dunque: a forza di giudicare autori e band principalmente in base a quale etichetta li pubblica (spessissimo si ascolta o si va a vedere qualcuno perché “beh, se l’ha pubblicato XXX ti pare che non è una bomba?”) spesso si fa credere a gente che dovrebbe fare altro che invece la musica fa per loro. Quindi sarebbe meglio giudicare singolarmente ogni realtà e non applaudire alle direzioni artistiche delle etichette in toto. Il pensiero sadico sta nel pensare (o nello sperare) che prima o poi certi sold out misteriosamente evaporino. Lo dico per il bene del paese. ah ah ah.
Sei un po’ una carogna a farmi dire ste cose, vabbè.
Ottimista? Nonostante chiudano una marea di locali sembra che di gente con voglia di andare a un concerto il sabato piuttosto che al bingo ce ne sia sempre di più. Rimane il problema del calcio che batte ancora la musica, ma mi sa che quella è una battaglia che sono destinato a perdere.

 

CS: Un tuo collega che cancelleresti volentieri da Facebook.

TdG: Probabilmente non l’ho mai aggiunto, quindi non lo devo cancellare (t’ho fregato eh?).

 

CS: La tua band indipendente italiana preferita.

TdG: Indipendente? Davvero si usa ancora dire ste parole? Se per indipendente intendi roba che è musicalmente lontana da Biagio Antonacci, dunque, ti direi i Mariposa; ma fino a che c’era Alessandro Fiori. E gli Zu. E se mi chiedevi un autore ti avrei probabilmente risposto Sinigallia. Ma io e te ne abbiamo parlato della mia teoria per cui non esistono ne le band ne i cantautori? Vabbè, un’altra volta, va.

 

CS: La réclame: prossime date? Così ti veniamo a vedere che il tuo show è bellissimo!

TdG: Parecchie. Non me le ricordo. Giuro. So che a breve partiamo e toccheremo tutte le regioni italiane, più o meno (mi pare che per Trentino e Val D’Aosta ancora i tempi non siano maturi). Invito chiunque fosse interessato a visitare l’aggiornatissima pagina Facebook, in cui sono molto più sintetico e meno verboso: www.facebook.com/tommasodigiuliomusic.

 

CS: Quando vieni a suonare per noi?

TdG: Prestissimo, mi manca quell’aroma di sudore e Pier Paolo Capovilla che si respira li da voi. Però vengo solo se stavolta chiami qualche amichetto a sorpresa e facciamo delle jam con del metallo pesante annesso.

 

Giulio Falla

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *