Intervista alle TreesTakeLife in occasione del release di Roll sound and…action!

Scopro le TreesTakeLife, all’anagrafe Martina Sanzi, Mina Chiarelli e Veronica Giuffrè, grazie alla dritta di un amico. Io adoro le dritte.
Continuate a darmi queste dritte, vi prego.

Datemele soprattutto quando incombono i release (ascolto per la prima volta le TreesTakeLife sabato 10 novembre, il release dell’album era previsto per il mercoledì della settimana successiva).

Fondamentalmente, super fomentato, ho cercato immediatamente un modo di intervistare le ragazze che presentavano la loro prima fatica in studio, Roll sound and…action!, il 14 novembre scorso, al Circolo degli Artisti, all’interno di Mercurio, e, guarda un po’, ce l’ho fatta!

Non chiedetemi cosa fanno, cosa suonano, perchè lo fanno. Non chiedetelo neanche a loro.

C’è molto nord Europa, con centri gravitazionali nelle parole chiave sogno e fantasia.

Prettamente strumentali, con un live set splendido fatto di tastiere, chitarre, violino e la batteria elettronica di un attento e decisamente capace Dario Giuffrida.

Consiglio spassionato? Leggetevi l’intervista, incuriositevi, andatevele ad ascoltare, scoprite quando e dove suonano, andate!

Registrate sono fighe, ma live sono tutta un’altra cosa!

 

Considerata la vostra alterità all’interno del panorama musicale italiano, da dove nasce l’esigenza di fare musica così?

Martina Sanzi: Domanda difficile perchè, almeno nella composizione, non ce ne siamo mai curate. Credo che molto venga dai nostri ascolti, le influenze che poi si riversano nell’atto stesso del comporre. In generale ascoltiamo anche musica italiana, ma progetti che si ispirano al nord Europa…

Per esempio?

Molto Post-Rock, Giardini di Mirò e giù di lì…
Noi non ce lo siamo mai posto come problema, ecco. Abbiamo cominciato a suonare e questo ne è uscito fuori.

Per quanto riguarda il processo creativo invece?

Mina Chiarelli: In generale partiamo da un’idea di base che può venire da ognuna di noi. Non abbiamo sicuramente una struttura fissa con strofe, ritornelli, e cose del genere, vediamo solo come sviluppare l’idea senza fossilizzarci sulle parti, che rimangono, infatti, abbastanza varie. L’acquisizione recente di un altro elemento, poi (Veronica Giuffrè, ndr), ci ha arricchito parecchio per quanto riguarda le melodie.

E per quanto riguarda questo terzo elemento – riferendomi alla Giuffrè accanto a me – come ti sei inserita in questo ‘circolo vizioso’?

Veronica Giuffrè: Devo dire che è stato anche molto divertente inserirmi in tutto questo, non è stato così difficile come può sembrare, anche perchè ci conosciamo da tanti anni, da quando facevamo l’università. Musicalmente mi sono inserita in questo progetto quando già era avviato, sono arrivata a brani già creati e tutto il mio lavoro assieme a loro è volto a un completamento, un perfezionamento e, alcune volte, a dare una chiave un po’ diversa che, ovviamente, quando si aggiungono delle teste si aggiungono delle idee.
Ho portato anche la mia esperienza, un po’ diversa dalla loro, venendo da un ambiente classico, e forse questo, paradossalmente, ci ha avvicinate di più: le strutture di tipo strofa – ritornello non mi appartengono, mi sono più familiari modalità compositive che lavorano per sovrapposizione, come loro, per l’appunto, fanno. In questo senso è stato più facile del previsto mettere assieme le nostre idee e tirare su il prodotto.

Premettendo che ascoltare Roll sound and…action! è come una seduta psicanalitica regressiva fino all’età di cinque anni, in un panorama musicale italiano che predilige temi diversissimi dai vostri, impegnandosi in approfondimenti sulla coscienza o sullo (pseudo)sociale, che concepisce poco lo strumentale e che, perfino, in un orizzonte semantico musicale, utilizza figure di suono diverse dalle vostre, vi ritenete disimpegnate o impegnate su altri fronti sconosciuti ai più?

Martina Sanzi: Togliendo, in parte, significato alla parola, o attribuendo a una semplice frase un significato particolare, è facile pensare come non ci sia una base di critica sociale nella nostra musica e, di fatto, molto spesso è così. Siamo molto più impegnate su un fronte emotivo, lavoriamo molto sulle emozioni; che poi questo possa essere considerato come un disimpegno è una cosa alla quale non ho mai pensato. Le poche parole, frasi, che ci sono, sono tese a dare un nostro punto di vista, non sempre sociale, del Mondo.

Mina Chiarelli: L’impegno, per noi, è più relativo. E’ un focalizzarsi sulle immagini che la musica trasmette; la parola, in questo senso, ci interessa marginalmente. Questo cerchiamo di legarlo il più possibile ai titoli. Ecco, in questo senso, il nostro impegno nel linguaggio ricade sul titolo. Ricollegare l’immagine del pezzo al titolo. Tradurre.
Non è un linguaggio usuale quello esclusivamente strumentale, ne siamo consapevoli, è difficile che arrivi.

Veronica Giuffrè: E’ difficile che arrivi qua in Italia, dove la musica è più legata al significato del testo e non a quello della musica in sé, ed è forse lo scontro più duro nel quale si ritrovano tre strumentiste come noi.

Ascoltandovi ho avuto la piacevolissima sensazione che la vostra musica, al contrario di ciò che comunemente ascolto, non mi dipingeva scene davanti, piuttosto suggeriva immagini. E’ un po’ una musica interattiva, dà spunti; è l’ascoltatore, poi, a completare l’opera.

Martina Sanzi: Sì, noi partiamo da un nostro punto di vista, una nostra immagine, ciò che a noi viene in mente. Sta poi all’ascoltatore vedere, scoprire.
Non è, però, un ‘ci veda ciò che vuole, non ci interessa’, piuttosto un’apertura: un brano, a me, può far venire in mente qualcosa, a qualcun altro cose diverse, in base alle proprie esperienze di vita. Non imponiamo nulla, ecco.

Veronica Giuffrè: Così la musica strumentale diventa molto più interattiva della musica cantata, lascia molto più spazio a chi ascolta.

TreesTakeLife e il cinema. Il rapporto forte c’è o me lo sono immaginato?

Martina Sanzi: Senza dubbio c’è! Poi abbiamo studiato, tutte e tre, Musica e Cinema all’università…
Personalmente ho un rapporto molto forte con il cinema, molto più che con arti come il teatro.
E’ un punto di riferimento e, parlo a nome di tutte, ci piacerebbe lavorare a colonne sonore. Il nostro lavorare per immagini è un po’ il connubio perfetto tra musica e pellicola.

E per quanto riguarda il live set – cercando una risposta di Dario Giuffrida?

Dario Giuffrida: Beh non è di certo canonico! Ci siamo visti più volte, abbiamo parlato, pianificato per bene e poi entrati in sala prove, cercando di lasciarci alle spalle le cose più ovvie che si possano presentare in un live.
La scelta è quindi ricaduta su un set che fonde l’elettronica e l’acustico, quasi a voler mettere in risalto il contrasto con la rotondità di un violino o di una chitarra acustica. Si entra, quindi, molto di più nel panorama europeo, molto londinese il tutto.
Ho cercato di tirare giù ritmiche e incastri poco scontati, non per ricerca assoluta di originalità, ma perchè il progetto mi ha indirizzato in questo senso che, si spera, sia un qualcosa di positivo.

Dopo il release, progetti?

Mina Chiarelli: Suonare, suonare, suonare! Il progetto non è nato da poco, questi anni ci hanno portato al disco che, ora, vogliamo frutti, vogliamo andare in giro e farlo ascoltare a più persone possibile. E’ difficile trovare il canale per le solite questioni di genere musicale, ma ci si proverà.
Sarebbe bello anche lavorare nel cinema, vedere questo connubio di immagine e suono come si può svliuppare.

Martina Sanzi: Sarebbe anche bello riuscire a spostarsi da Roma, tirare su più date possibile, partecipare a qualche festival. Vedremo! Per ora, suonare è la priorità!

 

 

R’n’R

G.F.

 

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