Intervista a Giovanni Truppi

Giovanni TruppiOggi l’intervista va a uno degli artisti più particolari che abbiamo ascoltato in questo periodo, un cantautore assolutamente unico nel suo genere.
Giovanni Truppi, con due album all’attivo e tantissimi concerti, ci racconta la sua musica e soprattutto ci racconta la sua esperienza di musicista, da Napoli a Roma, nel “magico mondo” della musica indipendente, sotterranea e sotterrata.

Io sono nato a Napoli e adesso vivo a Roma,
a Roma si sta meglio che a Napoli, ma io sto meglio a Napoli.
E allora questo che vuol dire? Che io sto meglio dove non sto meglio?
E allora come faccio a capire quando sbaglio?
(da Il Mondo è come te lo metti in testa)

CheapSound Giovanni Truppi, un napoletano di Roma. Hai portato il tuo progetto in questa città da parecchio ormai, com’è lavorare qui Rimpiangi qualcosa di Napoli a livello di lavoro?
Giovanni Truppi Mi piace lavorare a Roma: ci sono venuto 10 anni fa e ci sono rimasto per tanto tempo proprio perché ha continuato ad offrirmi stimoli ed opportunità di crescita. Non posso risponderti alla seconda domanda perché quando sono andato via da Napoli la mia attività musicale non aveva alcun aspetto lavorativo, se non per quello che riguardava esclusivamente me stesso e le persone con cui suonavo.

CS Il mondo è come te lo metti in testa è molto diverso dal tuo primo album. Hai svuotato la tua musica, tenuto l’essenziale, quasi a lasciare un prodotto grezzo. Quali sono i motivi di questa scelta?
GT Quando Marco Buccelli (coproduttore dell’album) ed io abbiamo iniziato a lavorare su questo disco, abbiamo fatto vari tentativi di dare una confezione più complessa, più orchestrata a queste canzoni. Ogni volta però vinceva l’arrangiamento più scarno di tutti. Sicuramente uno dei motivi è che molte di queste canzoni sono state suonate da me e Marco dal vivo proprio nella maniera che è stata riportata nelle registrazioni. Ci piaceva come suonavano ai concerti, e abbiamo pensato che non ci dovevamo mettere il vestito della domenica per fare il disco.

Truppi grandeCS I testi delle tue canzoni godono di un umorismo molto particolare, direi a Roma quasi unico. Da dove viene? Leggo molte recensioni dove cercano di azzardare le tue “influenze”…ce le vuoi svelare tu?
GT Per quanto riguarda l’umorismo, cioè un certo punto di vista sulla vita, sicuramente c’è un artista su tutti che ha segnato una svolta per me – tralaltro prima come uomo che come artista – ed è Gianfranco Marziano.

CS L’anno scorso hai partecipato a Roma Brucia, un festival interessante dal punto di vista della musica indipendente romana… È stata un’esperienza positiva? Parteciperai/parteciperesti alla nuova edizione?
GT Certo che è stata un’esperienza positiva! Mi sono molto divertito. Ed ovviamente spero di ritornarci anche quest’anno.

CS Anche dal vivo il tuo show è essenziale: tu (chitarre, voce, piano) con Marco Buccelli alla batteria. È un modello che funziona anche dal vivo?
GT Assolutamente (almeno per me). Come ti dicevo prima, è successo il contrario: è il disco che è nato dai concerti dal vivo con Marco.

CS Ultima domanda… A Roma sei entrato a far parte di alcune realtà importanti, come l’Angelo Mai e la Riunione di Condominio. Nonostante il notevole apporto culturale, spesso questi posti vengono messi in condizione di chiudere i battenti. C’è qualcosa che Roma ancora non riesce a dare alla musica e alla cultura?
GT E’ difficile rispondere: un po’ perché non credo che la realtà romana sia così specifica e un po’ perché faccio un altro mestiere. I ragazzi dell’Angelo o della Riunone saprebbero risponderti sicuramente in maniera precisa. Se mi ci fai riflettere, sono più portato a mettere “musica, cultura e Roma” all’interno di una problematica più grande che appunto mi sembra riguardi tutta l’Italia. E mi riferisco al fatto che è così difficile – in generale – intraprendere un’attività. Culturale o meno, che abbia o meno scopo di lucro, dalla palestra, al bar, al centro sociale. Ecco: sono più focalizzato su questo, cioè su uno stato delle cose che di fatto induce la realtà e gli uomini alla stasi e alla paralisi. Tralaltro negando contemporaneamente a questi ultimi il miraggio del posto fisso, che per quanto possa essere un obiettivo opinabile certamente costituiva una valida alternativa all’intraprendenza.

f.b.

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