Ansia e Disagio | Una chiacchierata con Giancane

giancane

Il 24 novembre è uscito Ansia e Disagio (Woodworm Label / distr. Audioglobe), il nuovo – imperdibile – album di Giancarlo Barbati aka Giancane. Sentiamo cosa ha da dirci il diretto interessato a riguardo…

Qualcosa aveva iniziato a muoversi quest’estate, intorno alla metà di giugno, con l’uscita del video di “Limone”, prodotto da Chef Rubio. Una graditissima anteprima del nuovo disco in cui Giancane esprime la sua opinione – con il consueto stile, ovviamente – su quel decennio contrastato che sono gli Anni ’80, in una estate 2017 segnata da sonorità “leggermente” revival. Ascolto dopo ascolto è finita anche questa stagione di sole e mare  ed eccoci tra le mani il nuovo lavoro del progetto in solitaria del chitarrista de Il Muro del Canto: Ansia e Disagio. Un disco in cui la figura di Giancane marca ancora di più le peculiarità che lo hanno reso apprezzato e amato fin da subito, ma si rende capace di ampliare e dare linfa a nuovi discorsi.

Nell’Intro già  è tutto chiaro:

“E’  come la mattina quando piove e devi andare a lavorare

E’ come quelle volte in ascensore che non sai mai cosa dire

Poi ricordati chi sei e che nel frigo devi avere almeno una Peroni da 66

Ma poi ricordati chi sei e che nel frigo devi avere almeno una Peroni da 66.”

Caustico, ispirato e attento, Giancane si conferma spietato osservatore e narratore della società che ci circonda, esaltandone i tanti difetti e problematiche, il tutto filtrato da una acuta ironia. Non si salva nessuno: nani, bambini (ed annessi genitori), cosplayer, fascisti e “maschietti froci della Nike” solo per citarne qualcuno. L’incedere è incalzante, i ritmi scatenati, con parole e melodie che ti si imprimono subito nella testa ed ecco che ti ritrovi subito a cantarle, a fischiettare sui passaggi di synth.  Ma c’è di più: una inaspettata dichiarazione d’Amore (ne parleremo tra poco), confessioni sulla propria ipocondria e indimenticabili quadretti familiari sotto le festività. Fino alla conclusione segnata da “L’Amour Toujours”, scelta dovuta al fatto che: «Questo pezzo nasce da una ricerca antropologica realizzata in due anni e mezzo di tour. Durante i nostri live c’è il “Momento Lucchesi”, in cui Alessio Lucchesi (chitarrista di Giancane n.d.r.) interpreta un pezzo scelto dal pubblico tramite l’applausometro. Dalla Valle d’ Aosta alla Sicilia vince sempre Gigi D’Agostino. Questo è il nostro omaggio.» Sono ancora molti aspetti da trattare e approfondire e il modo migliore è farlo con il diretto interessato, raggiunto prima della data live al Monk.

Partiamo dalla cover e dal packaging, a dir poco geniali…

E’ durato quanto fare le musiche! Il disco è abbastanza variegato, quindi mi ricordava i giochi de La Settimana Enigmistica. Ogni gioco è collegato ad un pezzo vecchio e nuovo e ricrea un mio immaginario personale.

Dal primo ep Carne con tanto di imballaggio dalla macelleria (!!!), alle sottilette di Una Vita al Top, basta cose da mangiare.

Basta distribuzioni di generi alimentari! Si, le grafiche per me sono importantissime, senza nessuna velleità artistica o riferimenti nei miei confronti, penso ai Velvet Underground e ai lavori con Andy Wharol o i Pink Floyd , i Tool: le grafiche identificano molto un disco e ci tengo particolarmente a questo lavoro.

Ma quando verrai assunto come testimonial ufficiale della Peroni?

Magari! L’unico pezzo d’amore presente nell’album è dedicato a lei: “2 Volte 6”. Un pezzo di Sanremo ma con una storia d’amore… diversa, che si capisce solo al ritornello. Ascoltando le prime strofe ti viene da dire quasi : “Questo è impazzito!” Mi piaceva molto giocarci, anche musicalmente con i violini, pianoforte, mi piaceva l’idea di farla molto kitch, con l’assolo finale di Ludovico Piccinini, il mio maestro di chitarra: così ho chiuso la parentesi.

Nelle tue canzoni trovo una vocazione all’inno, allo scrivere un ritornello che ti entra subito in testa e non esce più: è un soluzione su cui lavori o un aspetto naturale della tua creazione musicale?

Mi piace scriverli così e vengono fuori in maniera spontanea. Sarà perchè in questo periodo vado molto allo stadio e la cosa mi ha influenzato nel ricreare questa sorta di urlo collettivo. E’ il mio modo di scrivere, non ci sono macchinazioni. Con questo progetto se levo la mia spontaneità e la voglia di sfogarmi, non avrebbe più senso farlo. Quello che mi piace del progetto Giancane è che posso fare completamente come mi pare. Non ci farò mai dei soldi, ma dico sempre: “Non vedo l’ora di suonare!”

A proposito di suonare, la data al Monk è imminente…

Sono sei mesi che non suono, dal 29 maggio. Mi manca molto l’approccio live: è quello che mi serve. Personalmente l’ho sempre vissuto come una “cura”, uno sfogo senza filtri. Non farlo per tutto questo tempo, dopo quattro anni, è tosta!

(N.d.R. : come molti avranno potuto constatare, la data del 7 dicembre al Monk Roma è stata un successo…) 

Anche perché tra te e il pubblico dal vivo si instaura fin da subito un’atmosfera colloquiale. Ascoltare brani in cui sei riuscito a raccontare in maniera sincera e genuina della vita di tutti i giorni ha creato nel tempo quasi un rapporto d’amicizia con gli ascoltatori!

E’ una cosa che mi piace e che non mi era mai successa. Sembra una sorta di solotto “violento”. Sono pezzi tutti belli tirati dal vivo ma tra un brano e l’altro succede sempre qualcosa con il pubblico e mi piace molto questa cosa! Amo i live: da quelli nei bar più brutti d’italia ai palchi grossi. Ci sono delle date che ricorderò per sempre: come quella al Bar delle Sport di Osimo, precisamente a Passatempo: una frazione in provincia di Osimo. Orario 19:30, un bar con una strada che venne chiusa appositamente per il concerto. Indimenticabile.

Parlami delle collaborazioni – molto interessanti – presenti in Ansia e Disagio.

Quella con Lucio Leoni è nata a Kahbum, la web series con due autori chiusi dentro una stanza per 90 minuti, in cui devo scrivere e registrare un pezzo. In quei 90 minuti mi è capitato Lucio – che fortunatamente già ci conoscevo – ed è nata “Adotta un Fascista“. E’ il primo pezzo che scrivo con un’altra persona. Per me la scrittura di un brano è una cosa molto personale, invece “sherarla” è stata una autentica bomba. Rancore invece è uno dei miei rapper preferiti. In “Ipocondria” ci sentivo una parte rap che cantava in modo veloce, come nel suo stile. I brano è nato durante l’inizio di un attacco di panico: l’ho scritto apposta per farlo passare. La melodia è sempre la stessa, un loop, e poi mi serviva qualcosa che rompesse il tutto e Rancore è stato perfetto… anche perché è ipocondriaco anche lui. Ci siamo trovati molto bene!

Limone ci ha anticipato la tua opinione sugli anni ’80, ma alcune sonorità in Ansia e Disagio continuano a ricordarceli…

Quando parlo degli anni ’80 in “Limone” mi andava semplicemente di raccontare l’altro lato di quell’epoca. La parte dei lustrini e delle feste l’abbiamo già trattata, c’è un’altra faccia che va ricordata: non è stata tutta una festa, anzi. A livello di suono siamo più negli anni ’90, per come li ho concepiti. Inizio dei ’90, quindi qualcosa degli ’80 li ha comunque toccati. E’ l’epoca in cui sono cresciuto, è ovvio che mi sia rimasto dentro qualcosa.

Come è nato il disco? Era in programma, è nato di getto? Hai avuto dei riferimenti durante la lavorazione, ascolti che ti hanno più o meno influenzato?

Non mi sono posto alcun problema: è un disco nato per strada. Non ci siamo mai fermati, quindi molti pezzi sono nati in furgone o prima dei live o a casa tra una pausa ed un’altra. Tra scrittura e prime basi la gestazione del disco è durata un annetto e mezzo e ho ascoltato davvero di tutto in questo periodo. Riferimenti musicali? Niente in particolare. Da Tiziano Ferro ai Cannibal Corpse. E’ un ventaglio molto amplio: faccio questo di mestiere e devo ascoltare anche quello che non mi piace. Rap – trap, quella bella – mi sento veramente di tutto: uno shuffle totale e il disco ne risente: parti folk, elettroniche, Sanremo, inizio blues “ignorante”, è incatalogabile. Sta a voi collocarlo!

Riascoltandolo adesso che è appena uscito, cambieresti qualcosa? C’è qualche passaggio di cui vai particolarmente fiero?

E’ tutto da rifare! (Ride). Me lo sono fatto da solo, non posso essere oggettivo. Ci sono però effettivamente dei pezzi per cui stavo in fissa dai tempi del provino… tipo Ipocondria.

E se dopo la lettura di questa intervista vi è venuta una irrefrenabile – quanto comprensibile – voglio di cantare insieme a Giancene i brani dell’ultimo disco e tutto il repertorio, tranquilli: il Nostro ha appena annunciato le seguenti date:

Credits: Foto immagine copertina Tamara Casula

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