Andrea Ruggiero | Il violino e l’amore per un quartiere

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Casilino Moonlight Orchestra: un disco, ed un quartiere, dai mille volti e una notte. Sei brani, un flusso di pensiero, dedicati a Tor Pignattara, divenuta il centro di troppe vite per poter essere ancora considerata periferia. Il violino pizzicato di Andrea Ruggiero traccia un percorso attraverso la molteplicità di sfaccettature da cui è composto questo angolo di mondo, che da un anno chiama casa.

Per capire a fondo il disco è necessario visitare la zona, preferibilmente scendendo alla fermata del tram, e mangiare in un ristorante cinese situato in una strada laterale della Casilina. Non posso rivelarvi il nome del ristorante perchè quello è un segreto appartenente ad Andrea Ruggiero, ma l’intervista che segue è comunque degna di interesse.

Uno dei temi principali del disco è sicuramente la multietnicità/culturalità che caratterizza il Casilino, espressa per esempio nel brano di apertura “In via Labico” con chiari riferimenti alla tradizione musicale cinese e mediorientale. Secondo te è possibile parlare di vera integrazione in quartieri come questo, in un periodo come questo?

Dipende da cosa intendi per vera integrazione, però posso dirti questo: ho vissuto a Parigi per qualche tempo, e pensavo fosse una delle città più integrate al mondo, particolarmente in relazione al nostro Paese. Ma ogni anno le periferie, per un motivo od un altro, esplodevano, nel vero senso della parola, sommosse organizzate in quelle che conosciamo come banlieue. Cosa che qua da noi non si è mai verificata.

Probabilmente chiamare persone provenienti dal Bangladesh “bangla” o “bangladini” non è la cosa giusta da fare, ma alla fine contano i fatti e non le parole. Forse quello di Tor Pignattara è un caso unico, ma è ovvio come le persone di ogni etnia, qui, facciano parte del motore di questa società.

Qui tutti lavorano, nessuno “bivacca”, e questo mi ricorda molto la Cina. La cosa che mi sconvolse era vedere centinaia e centinaia di persone in un tratto di strada molto più piccolo di questo, all’opera, che facevano cose, poi che cosa, non si sapeva, però non stavano mai fermi. E qua è lo stesso, è un quartiere iper-attivo. Obiettivamente questo non lo vedo in altri quartieri di Roma.

Qua dietro c’è anche la Pisacane, la scuola elementare più integrata di Italia, dove in ogni classe ci sono bambini provenienti da ogni parte del mondo – perchè sono i figli di tutte le persone che abitano in zona. E questa integrazione la vedi per strada quando incontri un ragazzo con gli occhi a mandorla che parla romanesco più di te.

Tor Pignattara una volta era considerata periferia, come ogni cosa “oltre le mura” a Roma: secondo te è ancora possibile considerarla tale?

No. Il grande flusso migratorio, in particolare della comunità cinese, ha cambiato drasticamente la morfologia di questo posto. Qui ora puoi trovare di tutto: negozi di abbigliamento, marche di lusso, ristoranti, tutte cose che prima dovevi andare a procurarti in centro. Questo perchè i cinesi hanno visto il potenziale per un investimento, hanno reso un posto prima quasi privo di servizi, non solo vivo, ma vivibile.

C’è da dire che esiste una componente italiana (per lo più di anziani) a cui purtroppo non piace questa situazione, ma se adesso sembra essere “tutto in mano ai cinesi”, è perchè noi italiani abbiamo venduto, non regalato, questo spazio.

Parlando di multietnicità ed influenze estere, in questo momento penso che il mercato discografico italiano sia molto autarchico, quindi orientato verso l’interno, su produzioni pop (in lingua italiana) che richiamino alla nostra tradizione musicale, limitando molto ciò che è possibile ascoltare in radio o altri canali mainstream. Che ne pensi?

Se guardi al pop e “l’indie”, che in questo moemento metto nello stesso calderone, allora sì, suona tutto un pò uguale, e i richiami a ciò che succede all’estero (musicalmente) sono quasi inesistenti. Però se prendi ad esempio Viterbini, in particolare con il nuovo progetto I Hate My Village, è facile sentirne le influenze afrobeat. C’è un’attenzione verso un modo di suonare molto distante rispetto a qui. Lo stesso Francesco [Motta]: il suo disco è pieno di riferimenti ad una musica non propriamente “italiana”.
Poi c’è una grandissima fetta del mercato pop/indie che non è per niente interessata a guardarsi intorno verso nuovi orizzonti musicali, ma è focalizzata sulla monetizzazione della moda del momento.

Però all’estero c’è lo spazio per monetizzare con generi, o artisti, non proprio easy-listening… 

Non voglio parlar male dell’Italia, ma forse qui non abbiamo lo stesso livello di preparazione, per quanto riguarda l’ascolto. Penso che negli ultimi anni si sia abbassata molto l’asticella: abbiamo rivalutato artisti improponibili fino a dieci anni fa, penso a Cremonini, ora acclamato anche da De Gregori. Artisticamente a noi musicisti non ha raccontato nulla; mentre si parla troppo poco di una figura di riferimento come Riccardo Sinigallia, secondo me uno dei più grandi produttori in Europa, non solo in Italia.

Di solito associato ai Tiromancino, lui è stato produttore di alcuni dei dischi italiani più importanti degli ultimi vent’anni, avendo anche lavorato con artisti quali Carboni, Coez, Motta, etc.

Perchè “Wonderful Life”? Una cover in mezzo ad un album strumentale di violino pizzicato (dedicato a Tor Pignattara)?

È uno dei pezzi che ho ascoltato di più in vita mia, ricordo benissimo quando uscì nell”86/’87. Nel corso degli ultimi anni ho ascoltato più volte la versione – questa cosa ti farà ridere – di Zucchero. Una produzione incredibile, infatti è stata fatta in America. Venne prodotta nel 2007, e da lì per me partì un ascolto compulsivo. Ho provato più volte a registrarne una mia versione, ma sempre in maniera un pò spartana, fatta in casa. Con la “scusa” del primo disco, ho deciso di entrare in studio e dar forma a quella che era rimasta soltanto un’idea.

Questo è l’unico pezzo del disco prodotto in uno studio di registrazione professionale (con Matteo Gabbianelli dei Kutso e Matteo Scannicchio), tutto il resto è stato registrato a casa con dei mezzi di fortuna, non in un ambiente insonorizzato. Questo è il motivo per cui in alcuni dei brani è possibile sentire rumori ambientali: la macchina che passa, la bestemmia del bangla, l’aereoplano (perchè qui vicino c’è Ciampino), in sostanza, i rumori tipici del Casilino che sento dalla finestra della mia stanza.

Poi, secondo me, questo è uno dei pezzi pop più belli mai prodotti a livello mondiale, un testo stupendo nella sua semplicità, un giro armonico fantastico.. Inoltre, rappresenta un ricordo dell’infanzia, quindi non avevo bisogno di molti altri motivi per includerla nel disco.

Quindi i rumori ambientali dovrebbero aiutare l’ascoltatore a riconoscere/sentire il Casilino (o Tor Pignattara) nei vari brani?

Lo senti in realtà se ci vivi perchè il rumore del trenino, per esempio, è incofondibile. L’ho registrato sia stando sul treno stesso, che in lontanza, ed infatti compare più volte all’interno del disco. Non è un treno qualsiasi, perchè lo riconosci dal motore – non sto scherzando – la coda del disco appunto è una registrazione fatta con il telefonino da Tor Pignattara ad Alessi (due fermate). Anche nel finale di “PP con i capelli lunghi” è possibile ascoltare uno scambio folkloristico tra bangla, un’altra registrazione fatta con il telefonino in strada.

“In un futuro Aprile”, ultima traccia del disco, è una dedica a tua madre. Un quartiere, gli affetti, te stesso: questo disco per chi è?

Questo è un album che prima di tutto parla di umanità, nel vero senso della parola, e nell’umanità ci sono canzoni come “Wonderful Life” o “In un futuro Aprile”, gioia, crescita, ma anche dolore e ricordi – come la scomparsa di mia madre. É difficile da spiegare, ma è un disco che parla del dolore delle persone, in particolare della malinonia degli sguardi di quelle che vivono questo quartiere.

Intolre mi chiedevo se sarei riuscito a fare un disco sperimentale di violino pizzicato: quindi questo è un disco anche per me, perchè penso di esserci riuscito.

Ringrazio Andrea Ruggiero per la disponibilità ed il pranzo in uno dei ristoranti cinesi più buoni mai provati.

Ricordiamo anche il concerto di Andrea Ruggiero che si terrà al Monk questo giovedì, 21 Marzo!

Giovedi 21 Marzo 2019 // MONK Roma
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Concerto di Primavera
Andrea Ruggiero live at MONK
Inizio live ore 22.00

#INGRESSO
con Tessera Arci + 5€ Contributo all’Attività

MONK – Circolo Arci
Via Giuseppe Mirri, 35 ROMA

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