«Siamo italiani e indie, ma lontani dall’indie italiano» | Intervista agli Husky Loops

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Giovani, indipendentissimi, e originari di Bologna, gli Husky Loops dovrebbero essere un motivo di vanto per l’underground nazionale, pur non essendone completamente assimilabili: il loro art-rock in lingua inglese, con base a Londra, li ha portati in poco tempo – con soli due EP all’attivo – a collezionare un tour nel Regno Unito in apertura ai Placebo, e uno da headliner ancora in corso, nonché un tour europeo già concluso.

Pier Danio Forni, Tommaso Medica e Pietro Garrone si conoscono a Bologna e si ritrovano a Londra, dove i primi due si erano recati per studiare musica a tempo pieno, mentre il terzo già vi approfondiva lo studio delle arti visive.

È una storia semplice quella degli Husky Loops, che inizia come quella di tantissimi gruppi emergenti, per poi prendere pieghe del tutto fuori dal comune: il tour nel Regno Unito in apertura ai Placebo è infatti solo uno dei tanti picchi di una carriera relativamente breve e ancora molto promettente.

La band ha all’attivo due EP, EP1 e EP2, usciti entrambi nel 2017, ma il 2018 ha già visto la pubblicazione di altri due singoli inediti, “When I Come Home” e la più recente “Daft”. È stato per noi un onore poter scambiare quattro chiacchiere con due dei membri di questo trio che, grazie a una lungimiranza e una cultura musicale ben più mature rispetto a quelle dei loro contemporanei, dovrebbe essere da esempio per molti degli artisti che stanno sbocciando come funghi nel nostro paese.

Si dice tanto che questa sia un’epoca particolarmente florida per gli artisti indipendenti in Italia – anche se per alcuni questa definizione di “indipendente” è uno specchietto per le allodole. Se vi foste trovati oggi nella situazione di qualche anno fa quando vi siete trasferiti, avreste comunque espatriato? Come sarebbero stati accolti gli Husky Loops in Italia, se il progetto fosse nato oggi?

Danio: Non ne ho la minima idea, non seguo quello che succede in Italia, mi piace guardare Luis perché è il fratello di un mio amico e ascolto ancora solo la musica Italiana degli anni 70. Quello che scrivo e quello che facciamo insieme come band non credo si adatti ad un solo pubblico o in un solo paese. Il motivo principale dietro il trasferirsi è stato principalmente questo… l’Italia non è limitata, il mercato in Italia è limitato e noi vogliamo che la nostra musica raggiunga il maggior numero di persone possibile.

E qual è secondo voi la differenza, oggi, tra l’essere un artista indipendente in Italia e a Londra?

Tommaso: Qui c’è una competizione molto più grande che in Italia, ma allo stesso tempo esser circondato da musicisti è molto stimolante. Ti trovi in un ambiente dove una carriera musicale è praticamente considerata come qualsiasi altra carriera lavorativa e tutta l’industria musicale internazionale ha base qui ed è alla costante ricerca di nuovi artisti con cui lavorare. Non penso che in Italia avremmo potuto trovare un team come quello che abbiamo ora, e in generale non avremmo avuto le occasioni che abbiamo avuto qui.

Rimango un po’ scettico verso chi in Italia fa musica in lingua inglese per poi limitarsi a farla girare nel solo mercato italiano (senza contare che molti spesso non sono nemmeno credibili). Gli Husky Loops hanno avuto il coraggio di fare una musica veramente di caratura internazionale, e passare ai fatti quando si è trattato di uscire fuori dai nostri confini. Non avete temuto che il pregiudizio dell’ “italiano all’estero” potesse in qualche modo ostacolare il percorso della vostra musica?

Danio: Certo, ma il punto principale dello stare sul palco è il lottare con se stessi. “Fighting Myself” è nata da questo concetto. Sul palco lotti contro le tue paure, i pregiudizi e gli stereotipi. Ed è uno scambio costante con il pubblico, che a sua volta sfoga i suoi sentimenti e si apre con te. La paura di non essere inglesi nasce solo se sei fissato con la cultura britpop o indie 2000 e ti senti a disagio a non essere parte di una moda considerata uno standard. E… fuck that! It’s bullshit. La musica inglese di quel tipo ha smesso di essere interessante nel 2007 in ogni caso.

Come mai la scelta di rilasciare due EP invece di un album? Possiamo aspettarci un disco a breve?

Danio: Perché gli EP oggi corrispondono all’abum di debutto delle band di una volta. EP1 e EP2 sono il nostro primo album.

Tommaso: La maggior parte delle persone ascolta musica su playlist, ha raramente la pazienza di ascoltare 13 canzoni di fila dello stesso artista. Nonostante siamo tutti cresciuti amando gli LP (Dark Side Of The Moon, Pet Sounds, Sgt Pepper’s..) siamo consapevoli del mondo in cui viviamo e di come tutto sta cambiando. Perciò un EP sembra la maniera più adeguata di presentare la nostra musica, finché siamo una band emergente.

Ascoltando i vostri due EP e gli ultimi singoli, si nota la voglia di non adagiarsi su particolari stili: ci sono soluzioni ritmiche e melodiche interessantissime che sembrano spaziare molto, per quello che riguarda le influenze. È un processo compositivo da cui sono sicuro molti potrebbero solo imparare… volete offrire qualche consiglio?

Danio: Non c’è molto metodo dietro quello che facciamo – ogni brano nasce in maniera diversa. Provo ancora a portare canzoni finite e poi arrangiarle con la band, ma la maggior parte delle volte l’ispirazione arriva da svariati luoghi! L’altro giorno stavamo lavorando ad un groove classic french/funk di Tom e siamo finiti con una canzone al piano che parla di fare sesso lentamente. Non sapremmo davvero dire come nascono i brani degli Husky Loops.

Il vostro è già un percorso ben avviato in cui vi siete tolti diverse soddisfazioni – penso al tour in apertura ai Placebo. Com’è stato dividere il palco con dei mostri dell’alternative rock? Avete qualche aneddoto?

Tommaso: È stato abbastanza incredibile sapere che i Placebo sono nostri fans e ci hanno scelto per il tour UK. In generale un’esperienza molto formativa, non avevamo mai fatto nulla del genere quindi siamo letteralmente passati dal suonare davanti a un pubblico di 200 persone a uno di 6000 nel giro di pochi giorni. Abbiamo imparato un sacco di cose e abbiamo visto come funziona un tour di quelle dimensioni, lavorando con i migliori fonici e in sale con un suono incredibile. Aneddoto: Prima del concerto alla Brixton Academy di Londra Danio aveva mal di gola e Brian Molko gli ha dato delle “pozioni magiche” che gli han fatto passare tutto in 5 minuti.

Voi siete di Bologna. Nonostante siate lontani, ci sono artisti indipendenti della vostra città, che potreste segnalarci?

Danio: Vecchio, vorrei dirtene 500 ma non seguo. Ascolta Mt.Zuma.

Tommaso: Gipsy Caravan.

Il vostro Tour Europeo vi ha visti suonare, oltre che nella vostra città, anche a Milano. Sappiamo che ora siete alle prese con un altro tour nel Regno Unito, ma avremo modo di vedere gli Husky Loops a Roma?

Tommaso: Per ora purtroppo non ci sono piani perché ci stiamo concentrando sullo scrivere perciò al momento l’unico tour fissato è quello in UK. Però spero spunti qualcosa presto, mi piacerebbe moltissimo suonar a Roma!

EP1 e EP2 sono editi dall’etichetta Tiny Factory.

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