Nascono per gioco ma fanno sul serio | Intervista a I Giocattoli

I Giocattoli

Domenica 14 ottobre, ore venti. Mi trovo al Marmo per l’appuntamento con Spaghetti Unplugged, what else? 

L’intervista a I Giocattoli, per esempio. 

Un indeito – “Sulla Neve” – poi un album – Machepretendi – e un singolo con CIMINI. Tutto nel 2018 per Duilio, Ernst (Ernesto), Chiara e Davide, in arte I Giocattoli, band palermitana all’esordio discografico con Giungla Dischi, che sta facendo parlare di sè un pò ovunque.

Spaghetti Unplugged mi ha offerto la possibilità di fargli qualche domanda e, mentre sul palco si esibivano aspiranti cantauotori, approfondivo la conoscenza di una band più matura di quanto il nome lasci intendere.

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Molto spesso al giorno d’oggi, come nel vostro caso, si attribuisce il successo di giovani band prevelantemente allo strumento dei social. Voi come vivete quest’industria musicale “4.0”? 

Soprattutto per noi che veniamo dal Sud, se non avessimo avuto l’aiuto dei social, sarebbe stato tutto molto più difficile, se non impossibile. Grazie a Spotify e youtube siamo riusciti a raggiungere quel grado di visibilità necessario per attirare l’attenzione di locali ed organizzazioni in grado di farci suonare fuori Palermo. Sempre grazie al boom sui social di un singolo, siamo anche entrati in contatto con la nostra booking, permettendoci di continuare ad esibirci live. Un altro strumento fondamentale è Instagram: se usato correttamente ti consente di rimanere in contatto 24/7 con il tuo network di riferimento. È chiaro che un musicista abbia bisogno anche di altro, ma lo strumento della teconologia è oramai imprescindibile.

Aspettative, se c’e ne sono, per questo esordio? Insomma, Machepretendete da questo disco?

A dire il vero, siamo partiti senza pretese, dal nostro primo inedito – “Sulla neve”, che però non è nell’album. Dopo qualche canzone e un po’ di riscontro, abbiamo deciso di rendere quello che era nato per gioco, un progetto vero e proprio.

“Bill Murray”, uno dei miei attori preferiti, nonché il primo brano del vostro album, pieno di riferimenti pop come per esempio a Xavier Dolan, regista di alcuni video di Adele. Perché Bill Murray? Qual’è il messaggio?

È stata un pò una paraculata. Ma è stata anche una figura fondamentale nella scrittura del testo, fa parte di quella via di fuga, surreale e impossibile, sognata dai personaggi delle nostre canzoni. Un modo di evadere dalla monotonia di tutti i giorni sognando ad occhi aperti, attraverso idoli del cinema, o altri riferimenti pop. È la storia di due ragazzi imprigionati nella consuetudine di un letto dal quale non riescono a scendere. Una catena difficile da sciogliere, in quanto unica, se pur monotona, certezza.

Voi siete di Palermo. Mi vengono in mente alcuni festival ed artisti, tra cui l’Ypsigrock e Colapesce. Negli ultimi anni si si è spesso parlato della “nuova scena romana”, ma io volevo chiedervi qualche commento sulla musica che ultimamente arriva dalla Sicilia, e dal Sud più in generale.

La scena siciliana è pieni di artisti interessanti, oltre a Colapesce, anche La rappresentante di lista, Il Pan del Diavolo, o gli Heron Temple, che sono anche i primi produttori dè I Giocattoli. Per quanto riguarda i festival, quello di Alcamo – l’Alcart, dove abbiamo anche suonato –  è molto valido, ma sono molti gli eventi e le iniziative sparse per l’isola.

Ascoltando “Frida”, ho cominciato a riflettere su alcune possibili influenze, e mi sono subito venuti in mente I Cani, un pò di Baustelle e Lo Stato Sociale. Come nascono testo e sonorità del brano?

Enrico Roberto, “Carota”, dè Lo Stato Sociale, è il produttore artistico di Machepretendi, quindi è normale si senta la sua influenza sul sound generale del disco. L’idea per il testo di “Frida” nasce da uno degli ultimi film di Woody Allen, Midnight in Paris. Basato sulla teoria della Golden Age, descrive la sensazione di essere nati nell’epoca sbagliata e di come, in quelle precedenti, la vita sarebbe stata sicuramente migliore o, quantomeno, più emozionante. Da qui, l’esigenza di “dipingere con Modigliani” e/o “conoscere Frida”; vivere negli anni ’80 piuttosto che nei ’20.

Con “Aquilone”, invece, ho pensato si trattasse del vostro brano più originale..

“Aquilone” è sicuramente il brano che sentiamo più nostro. Anche nel live, è quella che riesce a tirar fuori il nostro animo rockettaro. Anche “Cuore di legno” fa parte di questa categoria. Diciamo che nel disco si sente l’influenza preponderante del produttore, mentre durante i live riusciamo a mostrare un lato diverso del nostro repertorio. Ai concerti, come stasera per esempio, ci piace portare i brani riarrangiati in chiave più rock, creando un piccolo muro di suono, mentre il disco ha dei toni molto più leggeri, vicini al pop. Esempio lampante di questo è “Verde”.

A proposito di concerti, siete venuti fin qui dalla Sicilia, questo weekend, solo per l’esibizione a Spaghetti Unplugged. Che ne pensate della serata e del format open-mic più in generale?

Per noi Spaghetti Unplugged è come casa. Siamo nati in una situazione molto simile, in un piccolo caffè di Palermo. Sono manifestazioni che dà visibilità a giovani artisti, spazio a chi vuole emergere così come a chi ha fatto già un pò di gavetta come noi. Un luogo di incontro e condivisione con altri musicisti, un modo per mettersi a confronto con altre persone, pubblico o colleghi. Quando ci hanno contattato, i ragazzi di Spaghetti hanno provato a metterci in guardia verso quel pò di “follia” all’interno dell’organizzazione. Li abbiamo tranquillizzati subito dicendo che sfondavano una porta aperta: la follia all’interno della band non manca.

Spaghetti Unplugged torna ogni domenica, dalle 19:00 al Marmo.

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