iLiveMusic | L’incontro tra domanda e offerta nel mondo della musica

iLiveMusic

Sappiamo tutti quanto sia difficile per un musicista emergente farsi conoscere, crearsi un nome suonando ad ogni occasione possibile, accrescendo la proprio visibilità. Stesso discorso per un locale alle prime armi, magari di provincia, alla ricerca degli artisti giusti per la programmazione stagionale. Non tutti, però, conoscono iLiveMusic: la prima app al mondo, creata in Italia, a rivolgersi a musicisti ed organizzatori allo scopo di fare il matching tra domanda ed offerta di lavoro nel mondo della musica. Orgoglio nazionale, direi. 

Essendo Cheap Sound ed iLiveMusic già in contatto tramite la collaborazione con ItsUP2U, ho deciso di approffitarne recandomi nella loro sede romana per conoscere meglio questa realtà a dir poco rivoluzionaria. Dalla disponibilità di Giuseppe Pugliese, direttore operativo, e Gaetano Petronio, ufficio stampa, è nata un’interessante conversazione riguardante non solo il proprio business ma, più in generale, del modo di fare all’impresa all’interno del mercato musicale italiano.

Prima di tutto, che cos’è iLiveMusic?

A grandi linee, si potrebbe definire un “contenitore di opportunità”: principalmente per artisti alla ricerca di ingaggi, e i locali che li offrono. Nel primo anno di attività siamo riusciti a far suonare musicisti emergenti su palchi importanti come quello del Primo Maggio o il MEI (attraverso partenership con le organizzazioni e contest proposti da quest’ultime). Nel futuro puntiamo a diventare uno strumento di lavoro utile a tutti gli adetti all’interno dell’industria musicale.

È importante sottolineare come l’utilizzo della piattaforma iLiveMusic sia completamente gratuito, e che quest’ultima non partecipi all’attività di mediazione tra artisti ed organizzatori. Attraverso la app si apre una chat privata dove le parti possono trattare liberamente il cachet, vitto e alloggio, e quant’altro.

È possibile per organizzatori e musicisti considerare iLiveMusic un marchio di garanzia? Magari attraverso un sistema come quello utilizzato da TripAdvisor con le valutazioni dei suoi utenti?  

iLiveMusic  ha come visione quella di diventare un punto di riferimento per tutti gli addetti ai lavori del mondo della musica, ma prima di assolvere la funzione di garante deve essere ancora più utilizzata dai musicisti e degli organizzatori. Comunque già da adesso i musicisti  e gli organizzatori possono segnalare comportamenti scorretti e poco professionali di altri utenti della community.

Essendo fondamentalmente un punto di incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro nel mondo della musica, iLiveMusic mi ricorda molto una job-app, o una piattaforma come LinkedIn…

Il core business, la vision, all’inizio era solo quello di mettere in contatto musicisti ed organizzatori. Abbiamo 12.000 locali censiti (2.000 autocertificati) e 16.000 musicisti iscritti, ma l’intenzione è quella di creare, come si è detto prima, un “contenitore di opportunità”. Quindi stiamo cambiando questa vision, ed una volta pronti rilasceremo una nuova versione della app, con un’apertura verso tutti: purtroppo non possiamo anticiparti altro, ma solo dirti che l’obiettivo è quello di raggiungere il maggior numero di “fruitori” di musica possibile.

Lo abbiamo deciso dopo aver trovato un ottimo riscontro sul mercato, avendo raggiunto un elevato numero di utenze; numeri valutati molto positivamente anche dalla comunità finanziaria. Per esempio nel giro di due giorni abbiamo raggiunto la soglia di crowdfunding prefissataci. Abbiamo utlizzato una piattaforma bancaria (nel caso specifico quella di Intermonte SIM) per realizzare una campagna di equity crowdfunding: questo non serve solo a monetizzare, ma anche a far entrare nel proprio consiglio di amminstrazione persone che portano un valore aggiunto grazie all’esperienza nel mondo della musica. Esempi sono Artist First, specializzata in merchandising per musicisti, e Piero Pelù, diventato addirittura un nostro socio. Le comunità di riferimento dei nuovi soci ti permettono di crescere considerevolmente.

Siamo l’unica app al mondo a fornire questo tipo di servizio (esistono dei siti simili, ma non applicazioni per mobile). Stiamo però sviluppando l’interfaccia web, e prevediamo che da gennaio sarà possibile scaricare l’app di iLiveMusic anche su PC.

Voi sostanzialmente eliminate l’intermediario tra musicista e locale, quindi si può dire che vi sostituiate ad un’agenzia di booking, almeno per quanto riguarda la fase iniziale della carriera di un’artista? 

Il nostro in realtà è uno strumento di lavoro per una fase “pre-booking”, non in competizione alla booking, ed è prorio in quella fase li che un musicista deve costruirsi la propria credibilità. Se tramite iLiveMusic fai vedere di poter suonare in più locali portando tanta gente e facendo parlare di te, allora acquisti la credibilità necessaria per attirare l’attenzione di etichette, booking, ed uffici stampa. In un certo senso, iLiveMusic non ti rende credibile, ti dà la possibilità di diventarlo.

Non capisco perchè questa app non sia già sul telefono di ogni aspirante musicista od organizzatore. Dov’è che incontrate più difficoltà nella diffusione del prodotto?

Quella di coinvolgere, per esempio, locali che si avvalgono di un direttore artistico con una rete di contatti già stabilita, o magari agenzie di booking dedicate. Vorremmo diventare uno strumento di lavoro utile anche per loro (se vogliamo, un direttore artistico potrebbe utilizzare la app come “motore di ricerca”)… forse incontriamo ancora un pò di resistenza culturale rispetto ad un mezzo che non è “l’interfacciarsi di persona”. Un problema di percepito, una criticità connaturata al mondo della tecnologia.

Potete elaborare rigurado alle iniziative e partnership intraprese con festival, locali ed altre organizzazioni?

Pur essendo un progetto giovane con un anno di vita, abbiamo già raggiunto obiettivi importanti, collaborando anche con il MiBACT (Ministero per i Beni e le attività Culturali) nella gestione della Festa della Musica e raggiungendo un numero di 400 concerti organizzati in Italia tramite l’app. Obiettivi raggiunti grazie ad una struttura aziendale importante: piano marketing, network di partner istituzionali, know-how inerente allo sviluppo di un’app, un reparto di comunicazione, etc.

Entrando nello specifico delle iniziative e collaborazioni intraprese: insieme ad ItsUP2U (è possibile partecipare al concorso anche attraverso l’app!) e il Largo Venue mettiamo in palio dei biglietti per futuri concerti proprio al Largo, negli ultimi tempi sicuramente uno dei locali con la programmazione più interesante della Capitale. Attraverso il gratta e vinci presente sull’app di iLiveMusic, il Mengo Music Fest, in accordo con Heineken, ha offerto 100 birre agli spettatori che hanno giocato e vinto. Abbiamo gestito i concerti (retribuiti) all’interno dei market Carrefour in occasione della Festa della Musica, e via dicendo.

Una curiosità personale: avrete dei dati statistici relativi a dove si suona di più, ci sono più eventi, più offerte, iniziative, etc…

I dati sono fortemente, ed inevitabilmente, influenzati dal posizionamento delle nostre sedi operative a Roma e Milano, oltre alle nostre attività svolte principalmente in queste città. Ti possiamo dire che, nel 2016, erano censiti da SIAE 400.000 “concertini” [definizione di “concertino” qui]. Se si vuole tener conto anche del mercato “in nero”, bisogna considerare una proporzione tre o quattro volte superiore alla quota censita. Questo per farti capire quanto sia vasto il mercato dei live anche in un paese moderatamente piccolo come l’Italia.

Detto questo, è normale che il grosso delle attività riguardanti l’industria musicale si concentri in grandi città come Roma, Milano, o Torino.

Un vostro parere sullo stato del mercato musicale italiano?

Il “mercato” c’è, ma bisogna saperlo valorizzare, offrendo dei servizi di valore ed iniziative che coinvolgano il pubblico nelle attività culturali del paese. Un’industria discografica “sana” contribuisce all’aumento della “qualità di vita” (oltre che del PIL): persone che escono, si incontrano, comprano biglietti, dischi ed usufruiscono di servizi, sono indicatori di una società viva e funzionante, da un punto di vista economico e culturale.

Purtroppo, al moemnto, abbiamo anche un peso specifico minore rispetto a Spagna o Francia, all’interno del mercato discografico (sud) europeo.. Prima non era così, la maggior parte delle decisioni discografiche riguardante l’area del sud-europa venivano prese in Italia (una decisione di Sony Italia impattava anche il resto dei distaccamenti nella zona). Inoltre Francia e Spagna possono contare sull’esportabilità del proprio prodotto in altri mercati: la prima in molti paesi africani oltre che una buona parte del Canada (Québec), mentre la Spagna può operare in Sud America. Noi siamo rimasti a casi circostanziati come Zucchero e Laura Pausini.

È da un pò di tempo che siamo diventati un mercato molto più “autarchico”, guardando molto alla nostra produzione interna, ignorando qusi del tutto ciò che viene proposto all’estero (se non i fenomeni pop), ed è per questo che sui nostri canali, come per esempio la radio, passano pochissime “novità”. Anche a livello di sound non siamo al passo con i tempi: questa nostalgia anni ’80/90 la trovi solo qua. Ed è il motivo per cui facciamo ancora molta fatica a piazzare artisti italiani nelle line-up di festival internazionali. E parlando dal punto di vista di band estere che puntano ad un tour europeo, per questi motivi si evitano molto spesso date in Italia, fatta eccezione per Milano e Torino.

Per scoprire i locali che fanno musica dal vivo, sale prove, scuole di musica, negozi di strumenti e di dischi intorno a te, e ORA anche per trovare ingaggi…

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