INRI | L’etichetta che ti scrive su Whatsapp

INRI

L’etichetta discografica torinese INRI ha accorciato le distanze tra ascoltatore, etichetta ed artista. Come? Utilizzando la piattaforma con la quale comunichiamo con i nostri amici: Whatsapp.

Quella di INRI (Istinti Non Ritenuti Idonei) è stata una mossa in grado di abbattere uno dei muri che impediva una comunicazione fluida nel mondo del music business: un’idea semplice ma efficace che potrebbe rivoluzionare il modo di comunicare di una label, e che sicuramente potrà essere di incentivo anche per altre realtà.

Abbiamo deciso di fare qualche domanda ai ragazzi dell’etichetta, proprio in chat – al numero che trovate sul loro sito web.

Whatsapp è l’applicazione di messaggistica più utilizzata nel mondo. Il fatto che un’etichetta discografica decida di sfruttarla è qualcosa di fenomenale ed innovativo.
Com’è nata l’idea e qual è l’obiettivo?

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Abbiamo visto che ci sono due modalità: INRI news e INRI life. In cosa consistono?

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Sul vostro sito si contano 68 tra artisti e band, tra cui Levante, Dardust, Bianco, Ex-Otago etc. Come si gestisce una squadra di questo calibro?

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Nell’immaginario collettivo, la figura del discografico è quella di un aziendalista volto al profitto in un’economia capitalista. Come si pone INRI rispetto a questo?

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Qual è, secondo voi, la definizione di etichetta indipendente?

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Ci troviamo in un momento storico in cui la vendita dei dischi oscilla tra il drammatico e la tragedia.
Come sopravvive un’etichetta in termini economici? Qual è la vera fonte di guadagno?

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Quali sono le differenze che notate nel mercato discografico di oggi con quello di qualche anno fa? Com’è cambiata la cultura musicale in Italia?

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Indie e itpop. C’è chi dice che sono diversi, chi dice che l’indie non è un genere musicale e chi dice che sono entrambi pop.
Voi cosa ne pensate?

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Ultima domanda ma non per importanza: se vi chiedessi di racchiudere tutto lo spirito di INRI in un’emoticon, quale scegliereste e perché?

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Qui, la playlist di INRI sempre aggiornata:

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