Intervista ai Canova | Avete ragione tutti

canova

Melodie catchy, testi schietti e suoni pop per  il loro disco d’esordio

Giornate di sole dipinte di colori ma tu vedi solo grigio, storie distratte e bistrattate, prospettive che non vanno oltre i pochi mesi e la sensazione di essere provvisori, in balia di risacche sentimentali… sono fasi o momenti, ma possono essere anche dei brani freschi dalle melodie accattivanti e i testi schietti dei Canova.

Li hanno definiti “romantici metropolitani, spontanei e vagamente malinconici”: Matteo Mobrici (voce, chitarra elettrica, piano), Fabio Brando (chitarra elettrica, piano), Federico Laidlaw (basso) e Gabriele Prina (batteria) sono molto di più. Il loro disco Avete ragione tutti uscito con Maciste Dischi lo scorso 21 ottobre è un esempio di classicismo e modernità in chiave indie-pop: la forma è quella della canzone, i richiami agli anni 60, ma il groove e l’attitudine è tutt’altro che vintage. Il suono è live e coinvolgente e sul palco sono energia e passione!

Abbiamo incontrati i Canova qui a Roma e gli abbiamo chiesto del loro disco e… molto altro.

Canova è una band che esiste già da un po’ e che ha già vissuto molto l’esperienza del live…. Come vivete ora l’esordio del vostro primo disco?

Matteo: In realtà il nostro progetto ha un vero esordio adesso, col disco Avete ragione tutti. Noi suoniamo insieme da quattro anni, e siamo arrivati lentamente all’idea di fare un disco perché volevamo essere sicuri dei nostri brani. In realtà abbiam sempre suonato, fatto tanti concerti e gavetta, anche se oggi l’ “indie” è una sorta di doppia gavetta, perché poi ovviamente abbiamo visto che molti che nascono da qui vanno spesso verso altri generi. Però noi la gavetta vera, con i live trovati, che spesso vanno male, quella fuori da webzine, fuori da tutto, l’abbiam fatta. Che è quella che poi ci ha fatto andare avanti, perché ovviamente il percorso è stato molto lento però fondamentale.

Quanto influiscono i grossi palchi e gli eventi di grossa risonanza mediatica e quando invece possono influire  i social sull’uscita di una band come voi?

M.: Oramai sono le cose che fate voi webzine che creano più giro, più hype, insieme ai social.  Ci state aiutando molto di più voi, perché vi assicuro che partecipando ad un grande evento, magari con grande risonanza televisiva, rischi di rimanere “marchiato” e basta, senza creare un tuo pubblico.

Federico: Diciamo che la risonanza è di breve durata nel senso che potrebbe essere legata solamente a un momento. Magari hai un picco, poi si stabilizza e magari si sgonfia se non continui a foraggiare queste persone: non è detto che ti lasci in alto, anzi.

Quando avete realizzato che qualcosa stava cambiando, che era il momento giusto?

M.: Lo abbiamo deciso quando è arrivata “Vita sociale”, è la prima canzone del disco, singolo uscito in questi giorni. E quando è nata quella canzone istantaneamente abbiamo deciso di fare il disco.

Parliamo proprio di Avete ragione tutti, il vostro disco uscito il 21 ottobre per la Maciste Dischi. L’innesco è stata la title track.. e poi? Che cosa rappresenta per voi?

M.: Per noi il disco è ancora una cosa importante, visto che oggi su internet si trova di tutto e si perde tutto; volevamo essere sicuri di ogni canzone. Siamo molto contenti di una recensione che diceva (con tutta l’umiltà del caso), che sembra un “best of”, ed è quello che volevamo, non perché riteniamo che in questo disco ci siano canzoni che vivranno per sempre nella storia della musica italiana, ma perché Avete ragione tutti è composto da canzoni diverse, frutto dell’ultimo anno e mezzo che abbiam vissuto. E’ racchiuso tutto lì dentro. E’ stato un percorso… Ogni contenuto è stato “pensato” e  scelto tra circa 30 pezzi, non volevamo guardarci indietro tra un anno e pentirci delle nostre scelte. Infatti molta roba è rimasta fuori ma per noi questo disco qui è completo e ci rappresenta totalmente.

A livello di realizzazione come avete lavorato al disco?

M.: Anche sotto questo aspetto ci rappresenta perché l’abbiamo suonato tutto noi, con l’aiuto dei produttori Jack Garufi e Matteo Cantaluppi che ha fatto il mix e ovviamente la Maciste Dischi, l’etichetta che ci sta supportando.

F.: L’abbiamo preparato come volevamo, visto cha tutti abbiamo già fatto anche altri tipi di esperienze, e l’abbiamo presentato alla Maciste Dischi e ci siamo trovati d’accordo in modo naturale. E’ un disco molto eterogeneo.

Parliamo allora delle sonorità di Avete ragione tutti. Anche sotto questo punto di vista è molto molto eterogeneo. Il disco si compone di 9 tracce, un mix di melodie catchy  indie pop e una scrittura schietta e diretta che fa subito breccia. Cosa c’è dentro? Quali sono state le vostre influenze musicali?

M.: Le influenze sono variegate: di base ascoltiamo abbastanza le stesse cose, però è anche bello lasciarle nel cassetto, non è che necessariamente mi condizioneranno. I Green Day sono fan degli Oasis ma non si sente, ad esempio. Quindi ti dico che sicuro gli anni 60 sono fondamentali negli ascolti anche perché poi da lì è partita tutta la forma canzone.

F.: Esatto la forma canzone è quella che ci piace di più e forse ci viene meglio tra tutte le cose cha abbiam provato. Quindi si le canzoni, quelle anche dei cantautori italiani, i grandi capisaldi della musica inglese, fino agli Stati Uniti e assolutamente i grandi cantautori come Battisti…

M.: Si confermo. De Gregori, Rino Gaetano… questi ci uniscono, poi ognuno ha i suoi ascolti… Ad esempio Gabriele lo trovi in macchina che si ascolta robe indiane di nascosto,  ma in linea i massima veniamo dagli  stessi giradischi.

A livello musicale parlavamo di mix tra vintage e suoni più contemporanei. Salta subito all’occhio e all’orecchio la presenza di Cantaluppi. Come è stato lavorare con lui? Quali influenze ha apportato ,se lo ha fatto, alle sonorità del disco?

M.: Cantaluppi ha curato il mix che è una parte molto importante e devo dire chela sua mano è veramente la “mano di Dio” per quanto mi riguarda. Siamo davvero innamorati di lui. Ovviamente curando solo il mix non ha dato la sua forte impronta da produttore, come puoi sentire in altri progetti, però è stato fondamentale perché abbiamo sempre visto lui come un punto di riferimento come gusto sonoro. Poi è una persona incredibile. Lui e Garufi sono stati fondamentali per la produzione del disco.

I vostri suoni viravano già verso queste sonorità contaminate di rimandi agli ’80 e ’90 che sono un po’ il suo stile e quello che oggi sentiamo molto nel panorama indie?

M.: Le nostre canzoni  hanno una forma anni 60, ovviamente nell’arrangiamento la scelta del rullante piccolo e quello grosso cambia tanto…a noi in questo momento  piace il rullante grosso, per dire che da quell’effetto che dicevi. Anche perché lo sentiamo nei dischi degli altri..

F.: Noi partiamo dal gusto anni 60 ma siamo nel 2016, volevamo suoni che comunque mantenessero un gusto vintage ma fossero attuali. Cantaluppi era perfetto in questo senso, anche noi ci siam trovati d’accordo in rullante grosso e tastiere, senza snaturare i brani. I suoni sono nostri. Lui ha reso omogeneo il lavoro.

E’ appena uscito il video di “Vita sociale”, che è dietro una ballata molto orecchiabile cela stati d’animo davvero profondi e scuri.

M. “Vita sociale” è un pezzo molto triste, di un momento molto triste. Era dicembre dello scorso anno e non era un bel periodo, per nessuno di noi … quando lo ascolto da solo ancora mi da noia… è stato davvero brutto… le canzoni sono una cosa dove davvero devi dire tutto…però a volte hai quel “pudorino” che ti limita… invece in quel momento una ragazza con cui uscivo che era venuta a vedere un concerto e mi disse: «Dì tutto..i pezzi sono belli ma… dì tutto».  Allora quel giorno sono tornato a casa e sono riuscito davvero a dire che “vorrei morire”… da lì è partito un lavoro su me stesso sfociato in “Vita sociale”.. e il girono dopo quando l’ho fatta sentire a loro in un bar … lì abbiamo detto «facciamo il disco subito».

Il cane che sbadiglia è un’immagine di noia geniale…

M. In realtà era un gatto ma sbadigliava come un cane! Il cane è una allegoria, il cane sono io… no per dire che se stai notando che il cane sbadiglia tu non hai davvero nulla di meglio da fare! Anche se è un brano individualista c’è una frase “che ti ho incontrata a fare” c’è sempre una cosina sulle ragazze, che sono lo stimolo, le muse da sempre, quindi è da li che poi davvero ti consoci di più, consoci i diversi caratteri femminili … è interessante.

Anche Expò è legata alle ragazze…

M. E’ una canzone nata più velocemente, nata insieme parole e musica e parla ironicamente di una storia vera, dove tute le frasi me le ricordo… è una storia mia… quella ci piace molto perché è suonata dal live, e anche da disco esce un po’ la band a livello di sound, con chitarre spinte, batterie a pestate, veloc, ci piace molto suonarlo.

Anche Brexit a me piace molto…” stiamo insieme dopo mezzanotte, sennò ci viene l’ansia di esser coppie”… chi lo dice di voi?

M. Il luogo comune si è ribaltato!  Le ragazze son le prime che fanno queste cose segrete di notte. Quando poi le conosci scopri delle cose che poi dici l’uomo sei Tu!

Parliamo di live: avete suonato già diverse volte a roma ? Avete suonato con qualche band romana?

M.Abbiamo suonato con i Johnny Blitz a roma, dovevamo suoanre con Le Mura ma causa pioggia è salata. Da noi a Milano si dice molto che qua ci sia fermento, una ricerca della musica live di cose nuove, e questo da noi c’è, ma qua si dice che è il Roma come New York.

Che live proponete?

M. Suoniamo tutto il disco e poi facciamo due canzoni non nostre che ci piacciono molto, sempre italiane e abbiamo fatto in modo che, visto che il disco  è registrato molto live, mettendo tutto di ognuno, speriamo che suoni come il disco se non meglio. Questo  l’obiettivo, per non avere gli sfasi tra dischi e live. Quindi vogliamo portare live, visto che nasciamo come band che vuole stare più sul palco che in studio, speriamo sia lieto.

E poi parte il live, apre “Aziz” e iniza un crescendo di buona musica e ritornelli orecchiabili passando per “Vita Sociale” e  “Portovenere”, gia hit … ed è stata festa!

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