Intervista ai GOMMA

Ho provato ad intervistare i Gomma, ma non ci sono riuscito. Siamo finiti a chiacchierare per più di un’ora di scaramanzia, DPG, chitarre spaccate  e Pokémon Go.

Ciao ragazzi, so che questa domanda non ve la fa mai nessuno. Vi potete presentare?

G – Ciao, sono Giovanni, ho 21 anni, vengo da Caserta, mi piacciono le ragazze formose e suono la chitarra. La presentazione è la parte peggiore di ogni intervista.

P – Mi chiamo Paolo, ho 27 anni, suono la batteria e sono un ragazzo simpatico e solare.

I – Mi chiamo Ilaria, ho 18 anni, canto la voce e non c’ho le tette.

M – Ciao, mi chiamo Matteo, ho 20 anni, vengo da Caserta, mi piacciono i culi e sono una persona a volte felice. Oggi sono medio.

Parliamo di luoghi comuni. Siete tutti campani, quale è il luogo comune che più vi descrive?

G – Forse la scaramanzia. Sì, sono scaramantico un sacco. In un video dovevo spaccare uno specchio e mi sono rifiutato.

I – Ma anche il cappello sul letto è insopportabile, per non parlare delle chiavi sul tavolo. Bisogna avere un tavolo apposta per le chiavi (guarda con disprezzo e un po’ di paura le mie chiavi appoggiate sul tavolo, ndr)

G – Per non parlare di spaccare le chitarre… Fino a quando spaccare una chitarra poteva essere un gesto politico, poteva anche avere un senso, pensa a Jimi Hendrix o agli Who….Oggi mi sembra solo ridicolo.

I –   Su palchi importanti può anche avere un senso, ma è normale che se lo fai in un live davanti a 20 persone la gente ti prende per idiota, ti vede solo come uno che butta i soldi…

Allora vi auguro di spaccare quante più chitarre possibili…Passando ad altro, ci parlate un po’ delle vostre influenze?

G – Non è facile parlare di questa cosa. Io personalmente ho sempre ascoltato un po’ di tutto, dal Teatro degli orrori a Dizzie Gillespie, ma non saprei dirti cosa o chi mi influenza di più quando faccio musica. Non scrivi un pezzo perché vuoi fare un genere o un altro, ma alla fine è la somma di come ti senti quel giorno, dal caffè che hai bevuto a tutte le altre cose che hai fatto durante la giornata. Io non ne parlo alla fine, sono gli altri che ci paragonano e che ci descrivono. Tante influenze le riceviamo dal cinema e dalla letteratura, infatti nei testi questa cosa è abbastanza palese. L’influenza precisa ci sta molto quando vai in studio e decidi di scegliere un suono ed un album di riferimento. Ad esempio, Paolo non lo sa, ma la batteria in Toska è un riferimento ai Jesus Lizard, anche se suona abbastanza diversa.

P – A me ad esempio piacciono batteristi molto diversi da quelli che si nominano spesso nel genere in cui veniamo collocati, ma credo che mi influenzino comunque. Mi piace un sacco Luca Ferrari dei Verdena,  Thom Green degli Alt-J e Jack Bevan dei Foals.

G – Sì, considera che noi abbiamo iniziato suonando cover degli Alt-J e dei Foals.

In effetti l’eco dei Verdena è molto evidente, soprattutto quelli del primo Ep, quello registrato male.

I – Guarda, sono sicuramente il mio gruppo italiano preferito, sia live che in studio. Li avrò visti non so quante volte…

Ecco, questo è molto interessante. Parliamo un po’ di Alt-J e Foals.

I – Gli Alt-J per me sono dei geni, c’è stato un periodo non tanto lontano della mia vita in cui credo di aver ascoltato solo loro. Mi piace molto la loro ingenuità, in qualche modo non mi sembrano costruiti, ma sono veramente un qualcosa di nuovo e geniale. I Foals li ho conosciuti grazie a Skins e al mio ragazzo e mi fanno impazzire, sono passati dal math-rock a qualcosa di più pop in maniera assurda.

G – Io credo che un disco come Antidotes dei Foals sia perfetto, mi piace dalla prima all’ultima traccia, ma anche i dischi successivi non li disprezzo. Il math-rock fondamentalmente usa sempre la stessa grammatica, loro hanno provato ad evolversi e ci sono riusciti molto bene.

Quindi a questo punto, visto che parliamo di musica che ci piace, parliamo di qualcosa di veramente nuovo e stupendo. Che ne pensate della Dark Polo Gang?

P – Ormai si sa come la penso, sono dell’ idea che se qualcosa funziona, va bene. Non credo siano solo degli idioti, anzi, sanno bene quello che fanno perché sicuramente c’è qualcuno dietro.

G – In effetti credo che ci fosse un po’ il bisogno di qualcuno che si collocasse tra il gangsta rap e gente come Fedez e Emis Killa. Alla fine non hanno un ruolo nella scena, te li senti e ridi.

I – Io credo che siano solo controproducenti, sia a livello sociale che musicale. Dai, ci stanno ragazzini che li seguono e devono sentire ‘sta roba e vedere le botte di cocaina nei video.

M – Dai su, alla fine fanno solo ridere. Nessuno si rivede in quello che fanno, guardi e ridi, tutto qua.

(A me non fanno nemmeno ridere…)

Parlando prima dei Verdena, avete spesso ribadito il concetto di live e della sua importanza. Ma quanto è realmente importante per un gruppo, secondo voi, l’essere in grado di offrire live di ottimo livello?

G – Mi prende molto. Fondamentalmente quando sono ad un concerto non mi interessa se il disco è da paura, il modo di suonare e quello che i musicisti riescono a trasmettere è fondamentale. Noi puntiamo molto su questo, anche quando scriviamo i pezzi, pensiamo a come usciranno dal vivo, più che al disco in sé.

M – Chiaramente il disco è fondamentale, ed è fondamentale che sia suonato e registrato bene, altrimenti nessuno ti chiama a suonare. In realtà lo usi un po’ come pubblicità per il tour.

E per quanto riguarda voi, qual è stata la scintilla, cosa ha attirato l’attenzione su di voi, permettendovi di registrare il disco e procurarvi tutti questi live?

G – Questa è una domanda alla quale non so rispondere. Noi abbiamo pubblicato “Aprile” e pare sia piaciuta, ma sostanzialmente è qualcosa che è uscito dal nulla.

M – Credo che l’ attenzione che c’è su di noi è dovuta al fatto che facciamo qualcosa di particolare, che non si sente molto spesso.

P – Credo che la nostra forza sia la voce femminile. È quello che attira di più la curiosità ed è l’unico elemento insostituibile del gruppo. Alla fine io non faccio nulla di eclatante, mi puoi sostituire con chiunque, ma con Ilaria non puoi fare lo stesso discorso.

I – Oddio, quando uscì “Aprile”, qualcuno mi scrisse: “non riesco a capire se la odio o se la amo, più che altro non capisco se tu ti lamenti o se sei una cogliona”.

E qual è la risposta?

I – In realtà mi lamentavo e basta.

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Toska, album d’esordio dei Gomma, in uscita il prossimo 17 gennaio.

Parlando di “Aprile”, è banale dire che ci sia un approccio molto lo-fi. Quanto conta questa cosa nel vostro modo di scrivere i pezzi?

G – Io quando scrivo penso a come verrà il pezzo dal vivo, e in generale lo scrivo con la chitarra acustica. Il lo-fi a volte è una scelta obbligata, perché comunque ogni cosa che tu hai a disposizione influenza il modo di scrivere. A me ad esempio piace molto suonare accordi molto aperti e chitarre a volte scordate, e in qualche modo questo significa che un pezzo come “Aprile” non potrà mai suonare hi-fi. Ascoltando il disco, in effetti, mi sono accorto ancora di più che la nostra musica non potrà mai essere hi-fi.

I – Quando scriviamo i pezzi non ci pensiamo molto, ma ad esempio “Aprile”, che è registrata così, a me piace un botto. “Elefanti”, che è registrata da paura, mi piace molto meno. Io la mia voce la scrivo e la immagino mixata abbastanza diversa, molto più bassa, la vorrei usare quasi come un synth.

E se vi chiedessi qualche riferimento pop?

I – FKA twigs, geniale, ha introdotto elementi nuovi nella musica pop.

G – Stromae, penso sia uno dei migliori cantautori degli ultimi 10 anni.

M – Baustelle.

P – I Coldplay per me sono l’ esempio perfetto di azienda musicale.

Parliamo di cose serie. Che ne pensate di Pokémon Go?

G – È una merda. Ma in realtà a me non piacciono i videogiochi. Anzi, a me non piacciono proprio i giochi.

I – Giovanni non ha avuto un’ infanzia. Io sono cresciuta con il Nintendo DS e Pokémon Rubino. Pokémon Go è geniale è ci ho giocato tantissimo. Ho dovuto cancellarlo perché occupava troppa memoria e non potevo praticamente avere più nulla sul cellulare.

M – Credo che vada bene. È un modo di perdere tempo come guardare la TV o fare così (schiocca le dita, ndr).

P – Boh, io ci passavo un sacco di tempo, magari ero in giro e lo accendevo per non annoiarmi.

Chiudiamo in bellezza. Perché vi chiamate Gomma?

G – Perché no?

Intervista a cura di Claudio Sannia

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