A lezione di musica con Beatrice Antolini

beatrice antolini

L’AB, uscito per La Tempesta il 16 febbraio, segna il ritorno discografico della cantautrice maceratese che suona qualunque strumento e arrangia, produce, registra e mixa tutto da sola.

Lei è una di quelle che ti fa ricordare perché in un’altra vita vorresti reincarnarti in un musicista vero, non come ora che sei quello che strimpella l’ukulele in spiaggia o canticchia sotto la doccia. Poi, non amo le etichette ma a volte servono per farsi capire. Quindi dirò che l’itpop mi piace, mi piace Calcutta, a Sanremo una parte di me ha tifato per Lo Stato Sociale e ho anche visto Pop X dal vivo (non per scelta in realtà). La nuova scena italiana mi piace (perché esiste una nuova scena): belle le tastiere semplici, i testi semplici, le canzoni in quattro accordi, i campionamenti a profusione. Però amo ancora di più quando davanti ho qualcuno che può fare tutto questo, usare tranquillamente tastierine e costruzioni facili, ma che allo stesso tempo può zittire tutti imbracciando da uno a mille strumenti. È così che vedo Beatrice Antolini che di L’AB ha scritto tutti i testi e le musiche, suonato tutti gli strumenti presenti (chitarra, basso, batteria, percussioni, synth, piano e programmazioni elettroniche) e ha fatto anche tutto il resto da sola. Qui ci racconta, e ci insegna anche, qualcosa su questo nuovo lavoro.

L’AB è Beatrice Antolini: un titolo che volendo si potrebbe leggere da sinistra a destra e viceversa, una cosa e il suo contrario?

In realtà non è così, si legge solo da una parte, L’AB, e ha molti significati. 1. L’AB sono io; 2. LAB è un laboratorio chimico di reazioni fisiche e sensazioni dall’esterno all’interno ma anche alchemico di creazione, fusione e miglioramento dall’interno all’esterno. Il mio laboratorio interiore di analisi e osservazione. 3. L’AB sono le prime due lettere dell’alfabeto e quindi un principio; 4. L’AB è un disco spirituale/scientifico: il genere potrebbe chiamarsi sacro sperimentale, niente indie o neologismi ormai obsoleti  grazie…:) L’AB è un concept album che parla di questo periodo storico nel quale tutti viviamo. Non è una critica ma piuttosto un’analisi delle nuove meccanicità umane, vizi e peccati. Io non guardo mai dall’alto come se ne fossi estranea o non coinvolta ma come tutti ci nuoto dentro con più o meno consapevolezza, a volte standoci male a volte sguazzandoci.

Uno dei pezzi dell’album si intitola “Forget to be”. Cosa significa per te oggi dimenticarsi di essere?

“Forget to be” è una condizione, quella del “dimenticarsi di essere”. Non preoccuparsi abbastanza di comprendere chi si è veramente, oltre l’apparenza estetica, ma nel cuore, nella propria realizzazione che spesso comporta molta fatica e dolore, l’evitare il dolore, la crescita, perché tanto nei social possiamo sembrare molto appagati di noi stessi mentre abbiamo un vuoto profondo dato appunto dal “forget to be” o forget to being. Ancorati ad un qualcosa di stanco e banale, il silenzio è insopportabile … Perché c’è sempre un suono o un’immagine che ci distrae.

Aggrappata ad una stanca luna/

mi dimentico di essere, mi dimentico di esistere/

il silenzio è insopportabile. (da “Forget to be”)

In questo disco le sonorità mi sembrano più calde e avvolgenti che in passato, in particolare i suoni delle percussioni appaiono un po’ diversi. Come pensi che il tuo sound sia cambiato nel tempo? 

Non credo questo e non ci sono percussioni più di tanto, il miei dischi più percussivi sono stati  A due e ancora di più Bioy. Penso che il mio sound sia cambiato negli anni perché credo che la musica debba assomigliare al suo periodo storico ed io faccio di tutto per “sentire” il momento nel quale sto vivendo e tradurlo il più possibile in musica, è il mio lavoro.

Johan Thiele, Giungla, HAN, Giorgieness, Birthh, llaria dei Gomma, e potremmo continuare. Nel sottobosco musicale italiano ci sono più figure femminili che in passato. Una vera e propria (bella) esplosione. Credi che per loro sia diverso, uguale, più o meno facile fare musica rispetto a qualche tempo fa?

Mi piacciono tutte quelle che hai citato! Penso che una brava musicista con molte più difficoltà se lo vuole veramente riuscirà comunque ad affermarsi.

Qual è il luogo ideale nel mondo in cui vorresti suonare dal vivo L’AB?

Davanti a più persone possibile.

Fai dischi dal 2006, hai suonato e suoni come polistrumentista con tantissime band -dai Baustelle, agli A Toys Orchestra fino ad Emis Killa, solo per citarne alcuni- hai preso parte a diversi progetti musicali nel corso del tempo. Cosa pensi della nuova scena italiana? 

Penso che sia bella e varia e che come nel resto del mondo sia un po’ diventato inutile parlare troppo di generi, bisogna essere contaminati da tutto e da lì fare la propria musica.

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