Intervista agli Eugenio in Via Di Gioia | Tutti su per terra, tutti sotto il palco!

eugenio in via di gioia

Nove tracce tra cantautorato e nu-folk faranno degli Eugenio in Via Di Gioia il vostro “chiodo fisso”!

A distanza di quasi tre anni dal loro disco d’esordio, Lorenzo Federici, i giovanissimi torinesi Eugenio in Via Di Gioia sono tornati in grande stile e stasera saranno a Roma, ospiti del Quirinetta, per presentare il nuovo album Tutti su per terra.
Noi di Cheap Sound volevamo toglierci qualche curiosità e li abbiamo intervistati!

Come siete arrivati a Eugenio in Via Di Gioia? Ci avete effettivamente ragionato o l’avete scelto più per gioco?

Il nostro nome è nato un po’ per caso! Inizialmente doveva essere Eugenio Cesaro, un progetto cantautorale e basta; poi i nostri nomi e cognomi sembravano essere nati per intrecciarsi (Emanuele Via e Paolo Di Gioia), così è nato il nome e col nome un gruppo solido e unito!

La copertina del nuovo disco, in uscita per Libellula, vede il nerboruto Atlante aggrappato a testa in giù ad un pianeta che non è più in grado di sorreggere, di dominare. Pensate rappresenti la condizione dell’uomo moderno? C’è più crudo realismo o irriverenza nella scelta iconografica?

L’umanità ha compiuto una vera e propria rivoluzione: l’uomo è riuscito a ribaltare il proprio ruolo e ora grava con tutto il peso dei propri muscoli su una Terra inerte. Si tratta di crudo realismo accompagnato da una -meno leggera del solito- ironia. Tutto il disco racconta un diverso aspetto del nostro presente o futuro prossimo.

“Tutti su per terra” si compone di nove tracce, con sonorità che spaziano dal nu-folk britannico al cantautorato vecchia maniera. C’è un filo conduttore che lega tra loro le canzoni?

Tutte le canzoni parlano di rapporti: tra uomo e mondo, tra noi e gli altri, tra vittime e carnefici, tra cervello e tecnologia, tra informazione e formazione, tra coscienza personale e opinione collettiva. Per quanto riguarda il suono, invece, ci siamo affidati all’istinto e a diverse suggestioni frutto dei nostri ascolti.

Nel primo singolo pubblicato, Giovani Illuminati, accompagnato da un video musicale (per altro davvero figo!) realizzato in hyperlapse, ragionate sui concetti di spazio e tempo nell’era del Web 3.0, di come si possa e spesso si preferisca viaggiare stando fermi. E voi, come vi rapportate alle nuove tecnologie (in termini di vita quotidiana, ma anche con riguardo all’uso che se ne può fare in musica)?

Il nostro rapporto con la tecnologia è un costante alternarsi tra terrore e curiosità. Siamo incredibilmente attratti da tutto ciò che la tecnologia ha da offrirci, ma siamo anche spaventati dalle ripercussioni che l’abuso di questa potrebbe portare nelle nostre vite.

Com’è nato l’incontro artistico con il produttore Fabio Rizzo? Com’è stato lavorare al suo fianco per la realizzazione dell’album?

Fabio Rizzo l’abbiamo conosciuto il giorno in cui siamo atterrati a Palermo per registrare il disco, quindi è stato un lavoro -quello con lui- molto intensivo e in divenire. Arrivavamo in studio con i brani già abbastanza definiti, lui ci ha dato una grande mano su tutto il versante dei suoni e degli ambienti: in definitiva, è stato un lavoro veramente soddisfacente!

Non avete mai nascosto e, anzi, a più riprese ribadito il vostro attaccamento alla canzone d’autore italiana. Quanto c’è di Gaber, e quanto invece di Jannacci, nel vostro ultimo lavoro?

Sì, è vero, c’è molto di loro nel nostro approccio al Live, e quello rimarrà invariato -penso- nel corso degli anni. Nelle nuove canzoni quell’atmosfera resta, ma abbiamo lasciato molto più spazio alla musica.

Ci parlate di Chiodo fisso, secondo estratto da Tutti su per terra?

Io non mi prenderò mai cura di te, tu sei l’umanità ed io la natura richiama vagamente Leopardi e la sua operetta morale “Dialogo della Natura e di un Islandese”. Vi siete effettivamente ispirati, nei temi e nelle liriche, ad un certo tipo di letteratura?

Non siete i primi a farci notare questa similitudine, ma se devo essere sincero non mi sono ispirato a Leopardi. Forse qualche reminiscenza dalle scuole superiori è rimasta! In ogni caso, questa canzone vuole raccontare il rapporto malato tra uomo e natura, contorto e da ambo le parti sofferto.

Tra pochi giorni -segnate, il 22 aprile- farete tappa a Roma. Che rapporto avete con la Capitale e che tipo di pubblico vi aspettate di trovare al Quirinetta?

La capitale è sempre generosa con noi. Tutte le volte che abbiamo suonato abbiamo trovato un pubblico tipicamente caloroso! Ci aspettiamo una grande serata e ci piacerebbe vedere un pubblico variopinto formato da genitori e figli, coppie, universitari, liceali ecc.

Il nostro sogno é quello di diventare come la Disney, da sempre in grado di veicolare messaggi a più livelli e a più generazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.