Musica Per Bambini (e non solo) | Intervista a Rancore

Approfittando dell’uscita del nuovo album Musica Per Bambini, abbiamo avuto il piacere di fare una lunga e intensa chiacchierata con uno degli artisti più importanti dell’hip hop “alto” italiano: Rancore.

Venerdì primo giugno è uscito per Hermetic/Artist First Musica Per Bambini, il nuovo album di Rancore. Un lavoro bello e intenso dove il rapper romano si conferma come una delle voci più talentuose e potenti in circolazione. Dieci tracce imbevute di tematiche importanti, riflessioni e inediti punti di vista. Rime e basi di fuoco, tra “Sangue di Drago”, “Arlecchino”, “Skatepark” e “Centro Asociale”, ecco una musica per bambini pronta a coinvolgere e mettere in gioco noi “grandi”. Vista la mole degli argomenti in ballo e l’importanza del lavoro, la cosa migliore da fare ci è sembrata trattare l’argomento con il diretto interessato…

Dall’ultima trionfale data romana del The Super GusBumps Show del 22 aprile 2017, al primo giugno 2018 cosa è successo a Rancore?

La data all’Atlantico Live è uno dei momenti più importanti del mio percorso musicale. Sono riuscito a realizzare uno spettacolo che avevo in mente da un bel po’ e molto complicato da allestire… e portarlo in quella location, cosa non scontata! Poi è iniziata la lavorazione di Musica Per Bambini, nato per raccontare il mio vissuto nella musica fin da quando ho iniziato. Arriva infatti dopo la ristampa di Segui Me (il primo album, fatto a quindici anni) ed è concepito sempre come un ritorno alla fanciullezza e all’essenza delle cose.

Ho inoltre collaborato con tantissimi artisti durante la scrittura del disco: è stata una sfida. Lavorare all’album e allo stesso tempo realizzare le collaborazioni che mi interessavano. Ho avuto il piacere e l’onore di collaborare con Danno, Murubutu, Clever Gold, Mezzo Sangue, Giancane, mentre chiudevo miracolosamente Musica Per Bambini! Scelgo la collaborazione in base al tema che mi offrono: ho trovato idee affini e cose di cui volevo parlare in quel momento.  Ci sono stati punti di contatto oltre gli stili di scrittura associabili al mio (Murubutu e Clever Gold) diventati realtà nel momento in cui il tema, la situazione, l’atmosfera del pezzo richiamavano realtà che mi sento di trattare ora.

Adolescenza e infanzia come filo conduttore della tua discografia: Musica Per Bambini è il passo definitivo del percorso o senti di dover dire ancora qualcosa sulla tematica?

È il punto focale di tutto. Prima mi sono mostrato bambino con Segui Me, poi ho detto: “Questo bambino sta vivendo un incubo.” Ha alzato gli occhi e visto un mondo grande, adulto, che non lo comprende e parla una lingua sconosciuta. Inizia allora a raccontare l’incubo,  paure e speranze. Nonostante sia piccolo, le speranze già non sono più tantissime. Musica Per Bambini: è forte l’ossimoro. A differenza del titolo la musica all’interno non è assolutamente per bambini.

Rancore è diventato bambino ristampando Segui Me e racconta ciò che ha visto in Musica Per Bambini.

Hai esordito a quattordici anni: se non un bambino, quasi. La tua esperienza ha forgiato parecchio il giovane di cui parli…

La mia esperienza ha influito enormemente su questo immaginario. In realtà non sto parlando veramente come un bambino: la voce non si riconosce nel mondo che lo circonda, tanto da sentirsi un neonato che urla in una culla. La culla poi è diventata una prigione e i genitori non capiscono cosa stanno dicendo le urla. È questo il significato di Musica Per Bambini. Ovviamente tutto ciò viene vissuto dopo una serie di esperienze fatte, dopo aver cercato di raccontarle, dopo aver compreso che talvolta anche se le persone hanno la tua stessa estetica – sono umani  – non è detto che tu parli la loro stessa lingua.

I supereroi sono una parte fondamentale di tale immaginario: mi racconti di Underman e delle sue gesta nel bellissimo video Blade Runner-style?

Dividiamo il pezzo dal video. Il brano nasce nel tentativo di raccontare  un supereroe che urla e basta, che gira con un megafono! Il suo superpotere è un urlo, proprio come faccio io nel pezzo! Underman è il contrario di un supereroe, è sotto, non sopra, under. Potrebbe essere visto come l’uomo sotto il cappuccio, nascosto: un pò come sono stato io nel rap italiano per un sacco di tempo. Volevo esasperare questa mia denotazione di uomo sotto al cappuccio, rendendo il tutto un po’ fiabesco e futuristico tramite un supereroe non proprio super ma che in un certo senso nella logica comune lo è! Inizio l’album con “Underman” proprio per dire: “Questo sono io”. È la mia presentazione, il ritorno: ovviamente poi Musica Per Bambini ha tutt’altre tematiche e  mondi.

Per il video volevo qualcosa che rispecchiasse il sound del pezzo e il  concetto di supereroe “alternativo”. Il video – del regista Luca Tartaglia – racconta di un insurrezzionalista del futuro che porta dentro una macchina una ragazza con una bomba ad orologeria al posto del cuore. Si fa intercettare dai droni proprio per farsi scoppiare, per portare la bomba dentro la città. È una metafora di Musica Per Bambini: guido io la macchina, vi porto io dentro le canzoni. Dopo tanti anni di collaborazione con DJ Mike questo è il primo album che faccio completamente da solo. Guido e porto dietro la ragazza-metafora: un album con all’interno una bomba.

Altro tema centrale di  Musica Per Bambini: l’identità.

In parte si, in parte quando ci si depersonalizza: come direbbe Eminem, “Lose Yourself”. Spiegare la difficoltà del raccontarsi in un mondo che bombarda e ti fa perdere te stesso. C’è una mancanza di comunicazione tra te e il mondo, una sensazione di alienazione: è questo il tema principale di Musica Per Bambini. Torni bambino all’interno di una culla, senza nessuno che ti capisce, e diventi un “alieno” staccato dagli altri. E nonostante sia un mondo social il bambino si sente chiuso in un “Centro Asociale” dove puoi urlare quanto vuoi ma è difficile che qualcuno ti ascolti.

Grazie al lavoro sul punto di vista, credo che  “Giocattoli” sia uno dei tuoi testi migliori di sempre. A livello di scrittura ti sei messo in gioco in maniera diversa in questo nuovo disco?

Sicuramente. Ogni disco è un modo per ampliare ancora di più questa sperimentazione sulle parole, cosa che ho sempre fatto. Vado subito su quello che ho in testa, senza prove o altro, però sicuramente in Musica Per Bambini ho creato due-tre soluzioni di scrittura che non avevo mai sperimentato prima. In “Giocattoli” cambiando il punto di vista trasformo tutta la situazione, nonostante il filo conduttore sia la crescita della ragazza protagonista. È ermetic hip-hop, nome dato al genere che faccio e presenta più livelli d’interpretazione. Senti il pezzo distrattamente e sembra una canzone d’amore dedicata ad una ragazza da parte di un ragazzo… ed invece no! Nella prima strofa sono un giocattolo, nella seconda sono un rossetto, poi una sigaretta: piccole cose, ma se vengono usate per raccontare la vita di una persona questi dettagli sanno moltissimo su di te senza che tu lo sappia. Poiché la musica deve raccontare la semplicità delle cose – in particolare la Musica Per Bambini – diciamo che “Giocattoli” è l’apoteosi dell’ermetic hip hop!

Musica Per Bambini è uscito: l’aspetto che più ti ha reso fiero e quello su cui avresti lavorato di più?

Mi sono quasi tolto la vita per questo disco quindi aspetti su cui lavorare di più non ce ne sono! Anche se ci fossero, è giusto così, proprio perché rappresentano ciò che dico: questa sorta di perfezione, di supereroe non esiste! Ciò di cui posso essere fiero è l’essere riuscito a dire tutto quello che voglio, senza farmi alcun tipo di problema. Cosa che non ho mai fatto in vita mia, semplicemente  c’era sempre questa sorta di cautela nel dire troppo. Chiamandomi Rancore ho sempre cercato di mantenere l’energia potenziale alta e il rancore, che spesso non si esprime a 360°, ma si esprime col contagocce. A questo giro no: sono andato in giro con un Super Liquidator e ho sputato tutto quello che avevo dentro! Probabilmente perché avevo troppa roba dentro e non entrava più. Se non avessi fatto Musica Per Bambini sarei scoppiato.

Musica come cura, come terapia: parlami di un’altra vetta del disco, “Depressissimo”.

È l’argomento più difficile trattato e che nessuno dovrebbe mai trattare in una canzone. Molte cose ti portano a dire: “Tu questa cosa non la devi scrivere”. Ed invece essere riuscito a farla è una delle cose per cui vado più fiero. In quel caso posso dire che la musica è stato un antidepressivo. Il rancore non è stato limitato da nessun regolatore dell’umore. La depressione me la sono giocata, gestita e affrontata a 360°. Sono molto contento di essere riuscito a interpretare e raccontare in maniera complessa un argomento (a prescindere dal giudizio che si può dare alla canzone) e un’emozione che da un certo punto di vista è addirittura semplice, ma che per spiegarla ci vorrebbero libri su libri. Oppure raccontarla in una canzone che parli del problema e che non dico presenti una soluzione, ma almeno tratti il tutto in maniera più amplia, mettendo in gioco una complessità maggiore, visto l’argomento così delicato.

Qual è il tuo rapporto con Dio?

Il mio rapporto con Dio è questo: non mi piacciono le ingiustizie o quando una cosa viene boicottata a priori. Quando c’è troppa propaganda e la gente si mette in bocca frasi o convinzioni troppo banali senza interpretare la famosa complessità di cui parlavo prima. Io parlo di Gesù in “Depressissimo” e parlo di lui come un’essenza chiusa dentro di noi, l’essenza della sofferenza che qualcuno ha avuto per noi. Per questo motivo ne parlo. Non c’entra il “ci credo” o il “non ci credo”, “lo vedo” o “non lo vedo”. Gesù è un archetipo, è il simbolo di qualcuno che ha sofferto e quando sei “depressissimo” ci si avvicina a queste cose. Ecco l’aspetto più complesso che volevo trattare andando oltre il crederci o meno. Il mio scopo non è dire alle persone che ci credo o dire loro: “Credeteci!”. Il mio scopo è far capire chi è questa figura che è attorno a noi. Ci siamo nati, cresciuti e ora mi rendo conto che c’è un’enorme propaganda contro queste figure, a volte ingiustificata e stupida. Non mi piace quando una cosa viene  boicottata a priori, soprattutto se questa è un valore e viene poi sostituita con il nulla, come oggi. Al di là del fatto che io creda o non creda in Dio, quando ne parlo non mi viene di andargli contro: per il semplice motivo che tolto quello va sostituito con qualcosa di “solido”. Al momento non viene sostituito con  nulla, se non con noi stessi… fino a rimanere soli con noi stessi.

Se nel prossimo futuro il figlio di Rancore invece di sentirsi la musica del padre e dei vari Murubutu & Company ascoltasse la trap e Young Signorino?

Credo questa cosa non accadrà mai perché … non so se farò mai un figlio, quindi il problema non sorge (ride, ndr)! Non mi sento di giudicare nessuno, mi sento semplicemente di dire quello che devo dire io. Vado dritto su ciò che devo fare, non mi preoccupo di avere un’opinione su tanti argomenti che mi circondano, tranne i veramente importanti. Ho la sensazione che ci siano altre cose più urgenti di cui parlare e riflettere. Il mondo va come deve andare e non sono certo io a giudicare: tutto quello che voglio dire è nella mia musica. Spesso non serve nemmeno dirle direttamente, a volte basta “solo” fare un’altra cosa per dimostrare cosa pensi.

Presentazione instore di Musica Per Bambini:

05 giugno ore 18.00 @ Feltrinelli Torino Stazione Porta Nuova

06 giugno ore 18.00 @ Feltrinelli Bologna Ravegnana

07 giugno ore 18.00 @ Feltrinelli Napoli Piazza dei Martiri

Prossimi live:

12/06 Milano – Carroponte

20/06 Bologna – Botanique

30/06 Roma – I Fest

13/07 Padova – Parco della Musica

22/07 Salerno – Overline

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