Pop-Up Live Sessions: la musica dove non la hai mai vista

pop-up live sessions

Stefano Calabrese e Valentino Orciuolo sono gli ideatori di Pop-Up Live Sessions, il format che porta musicisti affermati e non in location suggestive e del tutto inaspettate, dando vita a concerti unici nel loro genere. Dopo aver già collaborato in più occasioni, sembrava opportuno scambiare quattro chiacchere per conoscere meglio le persone dietro la telecamera.

Partiamo dall’inizio, come è nata l’idea per far partire Pop-Up Live Sessions?

Tutto nasce da un progetto musicale durato il tempo di qualche “live session” appunto:  il progetto muore subito, rimaniamo solo noi due, e decidiamo di metterci a filmare invece di suonare. Prendendo spunto da altri format in giro per l’Europa, e vedendo un vuoto sul mercato italiano, abbiamo pensato di poterlo fare anche noi.
Insomma il progetto è iniziato in maniera abbastanza casuale, poi con il tempo ha preso sempre più forma: siamo riusciti a dargli una cadenza regolare (un artista ripreso ogni due settime per tre anni) ed una struttura.

E all’inizio come vi siete regolati con la strumentazione? Avevate già telecamere, microfoni, etc?

Inizialmente avevamo una telecamera ed un registratore multitraccia analogico scomodissimo, pesantissimo, ma affidabilissimo. Mentre adesso riusciamo a registrare live come se fossimo in studio, ed un video dopo l’altro abbiamo sempre qualcosa in più da aggiungere, sia un cavalletto o una telecamera, e più o meno tutte le entrate vengono re-investite nel progetto.

Quali sono i format internazionali, citati prima, ai quali vi siete ispirati?

Un progetto al quale abbiamo fatto molto riferimento è Berlin Sessions, ma possiamo dire anche La Blogothèque: due organizzazioni che propongono format innovativi per esibizioni dal vivo di altissima qualità sia audio che video.
Di recente possiamo dire di aver visto una crescita di organizzazioni simili, non so se per merito nostro. Però siamo stati contattati da iniziative più piccole, soprattutto dopo aver lanciato video come quello dei Coma Cose, e c’è stato uno scambio di idee ed opinioni: non c’è competizione, ma voglia di collaborare, e questo ci dà molta speranza per il futuro.

Oltre alle session principali, con ospiti più noti, producete anche uno spin-off molto interessante chiamato Pop-Up Next, rivolto a band emergenti. Potete descrivere meglio questo progetto?

Pop-Up Next nasce dall’esigenza di far coesistere, all’interno della nostra proposta, artisti molto famosi (come possono essere i Coma Cose) insieme ad artisti più o meno emergenti, che hanno bisogno di una piccola spinta a livello di visibilità. Quindi Next è il modo di dire la nostra a livello artistico: abbiamo registrato video con un ospite ogni due settimane per tre anni, non tutti sono sulla lista dei preferiti.
Con il Next vogliamo dare uno spazio a nuovi artisti, con la voglia ed il coraggio necessari per esprimere qualcosa di diverso, ai quali altrimenti difficilmente verrebbe concesso. Anche quando decidiamo di scartare un musicista alle selezioni per il Next, cerchiamo comunque di dare un consiglio o dei feedback all’artista in questione.
Riguarda anche la nostra credibilità, perché è facile fare i video a personaggi famosi, ma producendo ragazzi giovani/emergenti, ed aiutandoli a crescere anche al di fuori dell’aspetto della produzione video, dimostriamo di tenere particolarmente a chi cerca di proporre qualcosa di nuovo. Chi vuole fare musica molto spesso pensa di doversi accodare a qualcosa di già sentito e più noto con la paura di provare a sperimentare, e questo secondo noi è un gran peccato.

Band (del Next) preferite?

Guarda, potremmo nominarti MEDS, f o l l o w t h e r i v e r, o Mattiska, ce ne sono tante. Ma se sono entrate a far parte del Next, in realtà vuol dire che ci piaccciono tutte!

Come avviene la scelta delle location?

Ci vuole una premessa.
Abbiamo due regole fondamentali da quando è iniziata questa avventura: innanzitutto registrare in una location che non sia mai un palco, che non si confonda mai con una venue di un concerto. Secondo, la qualità dell’audio, una cosa sulla quale non vogliamo assolutamente scendere a compromessi. In particolare in Italia secondo noi questo è un aspetto della produzione video che non viene curato in maniera adeguata.
Detto questo, se hai occhio, per le location va bene quasi tutto, basta sapersi adattare per fotografia, luce e soggetto, e farsi venire un’idea.

Qual è il luogo più bello dove avete girato? O comunque quello che vi ha colpito di più?

Allora… sicuramente il video prodotto per gli Stag e Matilda de Angelis nel bambuseto all’interno della Tenuta dell’Olmo (grazie alla collaborazione di INRI e Metatron) rimane uno dei nostri preferiti. Abbiamo trovato la location grazie alla mia ragazza che fa la modella, un giorno ha fatto uno shooting lì, e ci ha suggerito di registrarci un live.

In 3 anni di Pop-Up, quali sono le difficoltà più grandi riscontrate nel diffondere questo tipo di format?

All’inizio la difficoltà più grande riscontrata è stata una sorta di “resistenza culturale”: le persone proprio non capivano la differenza tra un videoclip e un video registrato in presa diretta. Il punto è proprio questo: la qualità dell’audio. Quando un artista collabora con noi si rende conto che è possibile proporre un’esibizione dal vivo con un audio di qualità da disco, senza che questo costituisca un problema per la produzione. Secondo noi questo deriva dal fatto che non siamo mai stati abituati ad ascoltare questo tipo di prodotto, come invece succede più facilmente all’estero. Nel nostro paese i grandi musicisti tendenzialmente le live sessions non le fanno, mentre in altri paesi produzioni come il Tiny Desk sono una consuetudine.

Per concludere: come affrontate il problema universale di ogni videomaker, ovvero la soglia di attenzione inferiore al minuto del visualizzatore medio?

Diciamo che se un’artista ci presenta un brano da nove minuti noi gli diciamo di tagliare. Cerchiamo di produrre un contenuto valido da un punto di vista commerciale, oltre che artistico. Un prodotto in grado di avvicinare la musica ad un pubblico più vasto, soprattutto di questi tempi, come dici tu, in cui l’attenzione media di una persona è molto bassa.
In questo senso, per noi le visualizzazioni su YouTube hanno una valenza diversa rispetto a quelle di Facebook e Instagram, che sono strumenti più immediati, però non riflettono il vero interesse del pubblico verso il video proposto. YouTube è anche la piattaforma per noi più utile da un punto di vista di qualità dell’audio/video, dove possiamo caricare il prodotto senza compromessi tecnici. Anche sul piano dell’archiviazione i video rimangono lì per un tempo indeterminato, mentre su Facebook e Instagram non riusciamo a salvare le nostre clip.

Ringraziamo Valentino e Stefano per la disponibilità e il tempo concessoci.

Attualmente sono in pubblicazione i video del POPUPNEXT03 girato ad Officina32 a Milano. Per partecipare alla prossima edizione di POPUPNEXT, basta mandare materiale audio/video a popuplivesessions@gmail.com
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Pop Up Live Sessions è su Youtube | Facebook | Instagram

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