Ripartire da zero, leggeri come il vento | Intervista a Violetta Zironi

Violetta Zironi

Dopo X-Factor, una nuova vita artistica all’estero per Violetta Zironi“Half Moon Lane”, su Spotify, è stata cliccata più di un milione e mezzo di volte, permettendole di entrare nella Viral Charts tedesca, e il nuovo singolo “Oasis” è pronto a ripetere questi risultati.
Abbiamo chiacchierato con la cantante di Correggio del suo passato, del suo presente e del suo futuro.

Il tuo trasferimento a Berlino deriva da esigenze professionali o da una tua scelta personale?
Sapresti dirmi le differenze che hai notato con l’Italia per quanto riguarda la figura del musicista?

Mi sono trasferita a Berlino perché ho pensato che fosse un luogo adatto a sviluppare la mia carriera da musicista. E infatti devo dire che prima di allora non avevo mai visto una città con una scena musicale e artistica in generale così stimolante. Ho notato la fiducia che viene data agli artisti, e questo sicuramente ha avuto un impatto molto positivo sulla mia carriera.
Ho trovato un team di persone entusiaste e prive di pregiudizi. La differenza più grande che ho notato tra Berlino e l’Italia, per quanto riguarda la figura del musicista, è proprio questa: tante volte, in Italia, ho vissuto e assistito a episodi di pregiudizio nei confronti degli artisti, sulla scelta della lingua, del genere musicale, e soprattutto sulla personalità.
A Berlino ho trovato carta bianca e libertà di esprimermi come più volevo.

L’esperienza ad X-Factor ti ha comunque fatto crescere musicalmente, penso. Che tipo di aggiunta riesce a darti un talent, al di là della notorietà, e cosa ti toglie?

L’esperienza di X-Factor è stata per me molto importante. È difficile dire se il contributo che abbia dato alla mia crescita come artista sia stato principalmente musicale, ma sicuramente personale e professionale. X-Factor è un mondo di professionisti indiscussi che lavorano per te, e allo stesso tempo ti chiedono tanto, proprio come il mondo fuori. È quindi uno specchio molto fedele della vita che un musicista si possa aspettare. Nel mio caso, se non avessi fatto X-Factor, probabilmente ora non sarei dove sono, a fare quello che sto facendo.
La differenza più grande, però, la fa come l’artista stesso reagisce all’effetto talent show una volta finito il programma. La chiave sta nel viverlo come il prologo di un libro, una cosa data che è successa, ma che corrisponde a niente in confronto alla storia che sta per iniziare, ancora tutta da sviluppare.
Ho cercato di viverla così, come un’occasione da prendere al volo, cercando di giocarla a mio favore.

Quando esci da un talent televisivo, come funziona? Sappiamo che a livello contrattuale c’è una rigidità nel periodo post-programma sia sui diritti d’immagine, che sui diritti d’autore.
Come hai affrontato la questione?

Uscita da X-Factor, mi è stato proposto di firmare un contratto discografico con la Sony, che ho firmato, nella speranza di poter proseguire quello che avevo iniziato. Nel mio caso avevo prospettive positive su come si sarebbe svolta la questione, e devo dire che l’ho presa un po’ come una scommessa. Ero molto giovane, e ho pensato che anche se fosse stata una mossa sbagliata, sicuramente mi avrebbe insegnato qualcosa. E infatti così è stato. Sono stata legata alla Sony per due anni, e ho fatto cose molto interessanti, fino al momento in cui io e l’etichetta ci siamo resi conto di avere obiettivi diversi. E così le nostre strade si sono divise.

La tua storia artistica è molto particolare: dopo un’avventura come quella di X Factor, caratterizzata da una dose massiccia di fama, a una realtà estera dove il tuo trascorso televisivo non è noto. Questo ti ha fatto sentire più leggera?

Sicuramente. Come ho accennato, mi ha fatto sentire più libera. Libera di ripartire da zero, ma con un bagaglio di esperienza massiccio come quello che mi ha dato X Factor. Allo stesso tempo però, mi ha fatto rendere conto di come sia dura partire veramente da zero, senza fans o followers su Facebook e dovere costruirsi un pubblico di giorno in giorno.

Nel 2014, al Summer Jamboree, hai duettato con Ben E. King in “Stand By Me”. Quando ti è stato detto che avresti condiviso il palco con lui, quale parte del tuo corpo si è paralizzata per prima?

(ride)
Tutto! È stato veramente emozionante. Mi ritengo estremamente fortunata.
Lui era semplicemente meraviglioso: potevo leggergli la vita negli occhi. È stato un momento che non dimenticherò mai, e sono stata molto triste quando ho appreso la notizia della sua morte pochi mesi dopo.

Ti abbiamo vista live all’Auditorium Conciliazione di Roma quando Jack Savoretti ti ha invitata sul palco. Oltre che in Italia, sei stata con lui anche a Londra e a Parigi. Quando ti è stato proposto cosa hai pensato e com’è stata l’esperienza di lavorare con un’artista internazionale come lui?

Andare in tour con Jack è stata un’altra importante esperienza per il mio sviluppo artistico e professionale. È stato il primo approccio che ho avuto con il mondo della musica internazionale e Jack stesso mi ha insegnato tanto. Ha creduto in me e ha deciso di darmi la possibilità di andare in tour con lui. Da lì, è come se le mie prospettive fossero cambiate, anche per via dei contatti che mi sono fatta tramite Savoretti, così ho deciso di lasciare l’Italia e tentare un’esperienza a Londra. Andare in tour con una rock band inglese è un sogno che ogni artista italiano ha nel cassetto (credo) e mi ha fatto veramente capire che avrei voluto allargare i miei orizzonti, e forse quella era l’occasione che cercavo.

Quest’anno hai pubblicato il tuo EP Half Moon Lane. Cosa ti piace di più di questo tuo lavoro e in cosa ti senti cresciuta, a livello personale e musicale, maggiormente?

Half Moon Lane è stato il primo lavoro che ho fatto dopo essermi trasferita all’estero. È importante per me perché segna appunto un nuovo inizio: “Half Moon Lane” era la via in cui abitavo a Londra nel periodo in cui ho veramente svoltato a livello mentale su quello che avrei voluto fare. A livello musicale, penso che rappresenti ancora una Violetta giovane impaziente di fare, pronta ad affrontare un mondo diverso. Ad oggi penso di essere cresciuta anche rispetto a quell’EP, sicuramente a livello sia musicale che personale.
Half Moon Lane rappresenta per me un momento di transizione.

“Il flauto magico di Piazza Vittorio”. Com’è stato recitare in questo musical?

Magnifico. È stata la mia prima esperienza come attrice e mi sono molto divertita, oltre ad aver scoperto un nuovo modo di esprimermi. Inoltre, lavorare al fianco di professionisti come Fabrizio Bentivoglio (del quale ho avuto l’onore di seguire le direttive sulla recitazione sul set), Petra Magoni e l’Orchestra stessa è stato molto istruttivo per me. Le musiche dell’Orchestra sono eccezionali e consiglierei a tutti di guardare il film per vedere qualcosa di insolito e pieno di significato, specialmente di questi tempi, quando il razzismo e i pregiudizi sono all’ordine del giorno. Per vedere quanto in realtà, quando si parla di arte, si parla tutti la stessa lingua.

“Oasis”. È un singolo molto delicato e molto potente allo stesso tempo. L’arpeggio di chitarra accompagna un testo pieno di necessità e voglia di trasmettere la propria personalità. Com’è nato?

Mi è capitato nella mia vita di avere bisogno di attenzioni incondizionate da una persona, senza che quella persona condivida con me i propri pensieri e problemi, ma si dedichi completamente a me creando un’utopica bolla di quiete rispetto alla vita frenetica di tutti i giorni. Un bisogno fisico e mentale di una roccia a cui appoggiarmi. Un sentimento egoista, sicuramente. “Oasis” nasce da questo: dall’immagine di avere una persona che rappresenti un’oasi nella mia vita, e che porti solamente sentimenti positivi.
Si spera sempre che anche la persona in questione sia alla ricerca della stessa cosa.

Sei un talento ed è evidente che l’Italia non è stata in grado di coltivarti come doveva. Il singolo “Half Moon Lane” ha ricevuto più di un milione e mezzo di visualizzazioni su Spotify ed è anche entrato nella Viral Charts in Germania. In cosa non sei stata compresa, qui, secondo te?

Non saprei dire di preciso. Ci sono tanti fattori che hanno contribuito a questa cosa. Sicuramente l’Italia, avendo una propria tradizione musicale così solida nel cuore delle persone, preferisce rimanere fedele ai propri canoni di fare musica, nei quali io non mi rispecchiavo molto, soprattutto all’inizio dei miei giorni da musicista. Lavoro tutti giorni per arrivare a un punto in cui sarò pronta, musicalmente, per tornare in Italia.
Nei miei ultimi lavori, ho cercato sempre di più di abbracciare la tradizione musicale italiana, piena di melodie dinamiche e testi poetici: fattori assolutamente estranei alla musica pop britannica o tedesca. Però, mantenendo la scrittura dei testi in inglese (per ora almeno) in modo da rimanere comunque accessibile a un pubblico internazionale.
Spero veramente che questa cosa venga accolta bene anche in Italia.

“One More Goodbye”, “Little Wound” ed ora “Oasis”. Questi tre brani faranno parte di un secondo EP?

Per il momento sono solamente singoli. Sto ancora scrivendo e registrando altri brani, e probabilmente l’anno prossimo uscirò con altri singoli e magari un altro EP. Chi lo sa!

Half Moon Lane è uscito il 23 febbraio per Pon’t Danic Music.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.