Prima di un grande live | Chiacchierata con Lucio Leoni

In attesa delle spettacolari foto del live, eccovi servita un’imperdibile intervista al protogonista della serata di sabato scorso al  Whishlist Club: Lucio Leoni!

15 Ottobre, sabato sera, San Lorenzo. L’ingresso del Whishlist Club di Via dei Volsci inizia ad affollarsi presto, come di consueto nei fine settimana. Il palco di stasera promette uno show carico di energia, divertimento e qualità. Dopo un anno ricco di concerti in giro per l’Italia e di riconoscimenti, trascinato dall’ultima fatica in studio Lorem Ipsum, Lucio Leoni si esibisce stasera prima di una pausa produttiva che lo riporterà in studio per un nuovo lavoro. Ci abbiamo scambiato due chiacchiere nel backstage prima del concerto, provando a tirare le somme dell’anno trascorso, parlare del presente e strappando qualche anticipazione sul futuro:

Un anno intenso. Il successo dell’album, il tour, la nomination al premio Tenco. Qual è la soddisfazione più grande che ti ha dato questo disco?

Tra tutte le cose belle che mi ha portato il disco quest’anno, sicuramente il riconoscimento più grande sarà aprire tre concerti delle ultime sei date di Giovanni Truppi, in giro per l’Italia. Chi mi conosce è al corrente di quanto lo apprezzi e lo stimi a livello artistico, al momento secondo me è il numero uno, quindi sono felicissimo che mi abbiano chiamato.

In numerose manifestazioni, video musicali (ricordiamo l’episodio della web serie “Khabum” con Giancane, che con “Adotta un fascista” ha spopolato in visualizzazioni) hai condiviso il palco con molti dei tuoi colleghi di quella che ormai si è affermata come “Scena Romana”. Quanto conta la propria città, il proprio quartiere, nel tuo modo di scrivere? Come influenza il tuo background artistico?

Conta tantissimo. La mentalità di borgata ce l’hai solo se ci nasci. Che sia giusto o no che esca fuori, influenza il mio modo di scrivere. Definisce il modo di guardare le cose. Puoi guardare la città da un attico al Vittoriano o affacciarti da una finestrella a Rebibbia, ovviamente avrai una visuale diversa che ti caratterizza fin da bambino. Nel disco ho messo molta romanità: mi appartiene, l’ho vissuta. Io, i miei genitori, i miei nonni. Inseriti contestualmente nella borgata con la bottega, ci si riconosceva in quella che una volta si chiamava classe popolare: inevitabilmente sono rimasto permeato de questa cosa. Ed è stato bello scoprirne l’esistenza anche in altre parti d’Italia, andandoci a suonare. Cambiano le città, le misure, ma non il concetto.

E’ possibile che invece avvenga il contrario? Il lavoro di un’ artista può avere un impatto tale da influenzare il territorio?

Credo proprio di sì. Anche partendo dal basso ed in punta di piedi, ma qualcosa la si può cambiare. Mi viene in mente Zerocalcare. Complice la bravura e l’esposizione, ha dato a Rebibbia un respiro nuovo, attraverso il suo immaginario e con il suo lavoro. E’ servito a far crescere il quartiere.

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In questa città la musica emergente è in pieno fermento: troviamo realtà fatte di open mic, poltrone, unplugged e maratone che riempiono i locali. Un’idea di condivisione che combatte molte difficoltà che riscontrano i musicisti quando affrontano un live, ed è una buona vetrina di promozione. In Lorem Ipsum il tema centrale è quello della comunicazione: come cambia il modo di comunicare di un musicista in questo odierno trend delle “session”? Ridurre tutto a due canzoni influisce in qualche modo sui contenuti, per un cantautore?

Inevitabilmente. Non amo molto presentare la musica in questa maniera, spesso non c’è un ascolto reale, ed è un pò il frutto di come è percepita la musica in generale, correlata al modo in cui è cambiata anche la civiltà moderna, digitalizzata. L’analisi dell’autorialità non può essere delegata a due pezzi. Ma è un bene che ci siano perché sono il motivo per cui oggi esiste questo fermento musicale, per cui si è creata la suddetta “scena”. Partono dal basso e sono gestiti con intelligenza. Operano in modo di preservarla nel tempo, sono attenti che la scena non diventi moda, che sarebbe deleterio, e permettono agli artisti di inserirsi in determinati contesti e quindi di esistere, che è importantissimo. Attento deve essere anche l’approccio del musicista a questo tipo di eventi. Partecipare senza nulla di concreto in mano e con otto minuti di orologio a disposizione potrebbe fornire un’idea distorta di te, che sarai costretto a smentire piuttosto che confermare in maniera sbagliata e ti brucerai prima di iniziare. Viceversa se fai un disco, e funziona, allora alle maratone puoi divertirti davvero.

Qualche anticipazione sul prossimo lavoro. Troveremo la stessa chiave di lettura di Lorem Ipsum?

Con il nuovo disco l’intenzione è osare il tutto per tutto, fare “all-in”. Quando ho scritto “A me mi” il primo pensiero è stato: “questa se la damo in faccia”. Ma poi abbiamo rischiato, ed è andata bene. Se possibile, voglio fare ancora di più. Ci saranno degli approcci diversi rispetto a Lorem Ipsum, per quanto riguarda i musicisti e la produzione. Sarà un passo in avanti, e vedremo dove ci condurrà questo nuovo modo di lavorare. La stesura dei brani è a buon punto. Questa volta sarà più difficile, perché parlare di rischiare il tutto per tutto significa non aver paura di essere più “estremo”, anche a costo di non accontentare tutto il pubblico. E abbiamo lavorato duramente con Lorem Ipsum, quindi la posta sul piatto è alta. Ma il risultato ottenuto mi dice che si può fare, quindi ho fiducia.

E fa bene. Il concerto è lo spettacolo musicale poliedrico a cui Lucio ci ha abituato. “Fuori da qui”, e poi il groove trascinante di “Prima campanella” che attacca tutti al muro. Si recita con “‘Na bucia”, e Lucio tiene il palco in maniera egregia, diventa difficile togliergli gli occhi di dosso. Ironico, dissacrante e divertente, e allo stesso tempo intenso e riflessivo. Cantiamo a squarciagola quando “Luna” attacca violenta dopo l’ormai famoso incipit di Bowie. Ci stringiamo su “Domenica”, pezzo che profuma di familiarità ed intimità, in cui tutti si riconoscono. “A me mi” arriva come un uragano ed è sempre un piacere farsi investire. Insomma, una serata da manuale. Non ci resta che sederci al tavolo da poker, aspettare che Lucio studi la sua mano, e faccia questo all-in. Le carte ci sono tutte.

 

Di Alessandro Sgariglia

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