Viito | Intervista ai due coinquilini sulle vette di Spotify

Una telefonata all’ora di pranzo. Quattro chiacchiere con Vito e Giuseppe, ovvero VIITO

Volevamo sapere qualcosa di più prima di vederli sul palco stasera al Monk. Ecco cosa ci hanno svelato Vito e Giuseppe, ormai noti ai più come Viito.

  • Di voi sappiamo molto poco ancora, due ragazzi che si sono trovati a convivere a Roma per motivi di studio.
    Avevate intrapreso lo stesso percorso? Cosa vi ha spinto a Roma?

G: Sono arrivato a Roma quasi dieci anni fa e mi sono iscritto a economia, quasi da subito però ho iniziato a suonare e sopratutto a organizzare concerti,  negli ultimi anni mi diciamo ho fatto musica dall’altra parte della barricata.
V: Studio tutt’ora letteratura, musica e spettacolo e dovrei terminare a breve con la tesi. Sono venuto qui cinque anni fa e mi sono un po’ perso per strada tra bevute serali e cantante in giro, così però ho conosciuto Giuseppe e abbiamo messo su questo progetto insieme.

  • Quali sono gli artisti che vi hanno più influenzato?

V: Tutta la musica che ascoltiamo inconsciamente ci influenza, a partire dai grandi cantautori del passato che hanno fatto la storia della musica italiana da Rino Gaetano a Lucio Battisti, Guccini e Battiato.
G: Ci piace seguire anche chi oggi sta facendo come noi musica “contemporanea”, stiamo molto attenti a quello che ci succede intorno.

  • Nello scrivere i vostri testi c’è invece qualche scrittore/poeta alla quale vi ispirate?

G: Ci piace molto la poetica di Pessoa, con la sua vena malinconica che si trova anche nei nostri brani.
V: In passato mi sono appassionato a Bukowski, la vita che ho fatto infatti è stata un po’ indirizzata verso la sua. (ride)

  • La cosa figa di Viito è che fa un pop così sfacciato e senza vergogna che non viene criticato da nessuno, in un periodo dove tutti sono accusati di essere la copia di questo o quello, qual’è il segreto?

G&V : Non è una cosa che ci aspettavamo, siamo contentissimi dei commenti positivi che sono arrivati.
Facciamo musica pop è vero, ma abbiamo delle caratteristiche che ci rendono molto particolari come il timbro della voce di Viito, inoltre la vera differenza che stiamo provando a dare nel così detto “panorama indie” attuale è la nostra voglia di essere energici e positivi, invece di perderci nel clichè del disagio che è stato molto in voga in questi anni, serve anche un bel sorriso ogni tanto.

  • In bella come Roma troviamo un strofa “E con la faccia pulita/Vorrei tagliarti la strada/Vorrei bruciarti la scuola/Avvelenarti la mela” che riprende “Albachiara” di Vasco con un bel po’ di differenze, come mai questa rabbia?

V: Eh si, c’è la rabbia di due uomini che avendo vissuto le loro esperienze sentimentali provano a sovvertirla con una canzone.
G: Oggi la donna non è quella dei tempi di Vasco è diventata più stronza , come Milano, e vogliamo  raccontare una donna profondamente cambiata, tutta la canzone parla di un uomo che è in crisi per questo.

  • Come mai “Stronza come Milano”?

G&V: Venendo tutti e due dalla provincia siamo stati fin da bambini abituati a pensare a Milano diffidente e inoltre veniva bene anche il parallelismo con le relazioni che stavamo vivendo in quel periodo.

Con due città estere? Quali mettereste?

G&V: Basta con Berlino e Parigi, io direi “Sei bella come Los Angeles, stronza come New York”

  • “Una festa” è l’ultima canzone uscita, la nostalgia nel ritornello cosa rappresenta?

V: Rappresenta un momento specifico della mia vita, quel giorno tornai davvero prima quella sera ed era sabato sera e guardai Roma, è tutto vero.
G: Teniamo molto a questo pezzo proprio perchè è ricco di cose vissute, successivamente abbiamo sviluppato insieme la parte armonica.

  • Parlando d’amore con “industria porno” . In questi anno si sente spesso parlare d’amore in maniera volgare nei brani mentre voi avete fatto l’opposto, come mai?

V&G: Era esattamente questo il nostro obiettivo, oggi si parla di amore in maniera pornografica e noi ne volevamo parlarne in maniera diversa, abbiamo vissuto in realtà molto isolate e grazie a questo abbiamo capito che un gesto semplice può spazzare via tutta questa roba che c’è oggi che in realtà serve a poco, come l’uso eccessivo dei social.

  • Finiamo con una domanda seria, parlate di serie A… di che squadra siete?

V: Io sono Juventino, da piccolo mi piaceva la “J” a inizio parola, comprai la prima maglia di Del Piero solo perchè mio papà si chiamava Piero. Mi piace il calcio, guardalo e praticarlo.
Stando a Roma simpatizzo per la Roma, mi ha emozionato il successo con il Barcellona.
G: Nasco milanista ma ho smesso di seguire il calcio da un po’.
V: Ah vengo da Bari comunque, quindi anche Forza Bari!

A questo punto, non resta che ricordare l‘appuntamento di stasera. Non mancate “anime“!

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