DAP @ Cohome (o anche: Come rivisitare un House Concert)

Sul sito www.cohome.it nella sezione philosophy si può trovare un elenco di attività che riguardano questo spazio di Co-Housing a San Lorenzo. Tra queste attività c’è anche “Intimate Concerts”: evento organizzato da un gruppetto di fanatici della musica live che sperimentano l’impatto della musica nuda sul pubblico, in un posto intimo come la Cohome.
Sabato 12 dicembre con DAP, l’esperimento è partito.
DAP, al secolo Andrea D’Apollito, è voce di una band di folk-rock music con una passione musicale ed artistica smisurata. Si presenta al Cohome con una chitarra e due strumenti alquanto insoliti: un harmonium ed un merlin.
Sono le 19:30 di una domenica d’inverno a Roma.
Siamo tutti seduti in cerchio su divani e cuscini presenti in salone e dal silenzio emergono le parole e i suoni prodotti da Andrea con la sua chitarra. Alle canzoni si alternano sorrisi, battute, aneddoti e tutto diventa ancora più spontaneo.

Non siamo attorno ad un falò in spiaggia con gli amici né in una cucina in attesa del Natale con il cugino che suona la chitarra, ma siamo in un misto di tutto ciò: intimità e familiarità si combinano e diventano una performance che stupisce, primo tra tutti, DAP.
Il concerto è metodico e instancabile, Andrea ha un repertorio che sembra sconfinato: tra brani inediti estratti dal suo nuovissimo disco, “Resonances” a cover da brivido. Da Damien Rice a David Bowie passando per cover da brivido accompagnate dall’harmonium di Bjork e St. Vincent. Siamo in una stanza in una bella palazzina di San Lorenzo vista binari eppure DAP ci scorta per un’ora di live dall’Irlanda all’America, passando per i ghiacci e i fuochi dell’Islanda, fino alla profonda africa quando intona “Not Again”.
L’esperimento, tuttavi, non si ferma alla musica, ma si espande nella camera a fianco al salone della live session di DAP, dove su di un lungo tavolo sono disposti, con attenzione e cura, una serie di manicaretti preparati ad-hoc per la serata dallo chef Franz Cortez e il sous chef Alessandra Genco, che, adoperando un ingrediente suggerito dall’artista ospite (è la regola della serata: chi canta decide anche che sapore dovrà prevalere nei piatti di chi ascolta), regalano un aperitivo divertentissimo.
Nel nostro caso l’ingrediente è stato la cannella, magistralmente interpretata in abbinamento con sapori dolci e salati che hanno dato vita ad un aperitivo fuori dalle righe enormemente apprezzato dai presenti.

Passata mezzanotte il live è oramai finito da un po’, trattandosi di co-housing siamo in un condominio e quindi bisogna rispettare gli orari condominiali; eppure le chitarre ancora suonano a ritmo più contenuto, si è in pochi oramai dato che l’esperienza di Intimate Concerts ha lo scopo di rappresentare un pre serata aperto a qualsiasi riconversione in post serata. Quando varco la porta di quella casa per passare alla seconda fase del mio sabato sera faccio il punto: Intimate Concerts rappresenta uno degli eventi più suggestivi e coinvolgenti degli ultimi anni a Roma, definisce una dimensione migliore per la musica live dove non c’è bisogno di lamentarsi se c’è qualcuno che parla durante il live perché probabilmente è l’artista stesso che ha bisogno di dirci qualcosa di importante sulla sua musica e su di lui.

 

a cura di Nino Yob
foto di Elisa Scapicchio

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